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Strana sensazione

Sto avendo la stranissima sensazione che in realtà la mia vita sia appagante, e che in fondo io non abbia motivi per essere sempre giù di morale. Ecco tutto.

Arthur Schopenhauer ainsi que Giacomo Leopardi

Io li amo. Sono due geni. Be, in realtà Leopardi alle superiori non l’ho ancora fatto, lo faremo tra un pochino.

Ma sono sicura che mi sentirò come mi sto sentendo studiando Schopenhauer.

La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra noia e dolore, con intervalli fugaci, e per di più illusori, di piacere e gioia.

Ecco, dico. Pessimismo cosmico e via dicendo…

MA PERCHÉ LE PERSONE NON VOGLIONO ACCETTARE L’IPOTESI CHE LA VITA POTREBBE NON AVERE SENSO?

È un’ipotesi come un’altra, e in realtà mi sembra molto più plausibile.

Ho cambiato idea

Sono tipo…esistenzialista.

Ogni esistente nasce senza ragione, si protrae per debolezza e muore per combinazione. (Jean-Paul Sartre, La nausea)

Love. Live.

Vi prego, trattenetemi prima che lo dica!

Eh va bene. Oggi mi sono accorta che l’amore cambia la vita. Cioè, mi viene da vomitare a dire una cosa del genere, ma mi consolo pensando che anche i Romantici lo dicevano. In effetti la cosa è partita proprio da lì. Già Jacopo Ortis (Foscolo!) trovava nell’amore l’ultima illusione, illusione che lo tiene letteralmente in vita, infatti quando poi la tipa se ne va definitivamente lui si ammazza subito. E poi oggi tipo alla terza ora stavamo parlando del tema dell’amore nel Romanticismo, e circa…uhm…meno di due ore dopo mi sono accorta che è tutto vero. No, cioè, non sto provando amore, è solo una cottarella: però cazzo, il mio umore dipende tutto da quello!

Bah.

Che vita strana.

Porca paletta, ditemi che non ho appena pubblicato quel video. No, dai, non l’ho fatto.

Il mio lato materialista

Vedete…il fatto è questo: oggi un mio amico è caduto da non so dove mentre era al lavoro e si è spaccato la testa. Cioè, non è morto, però ci è andato molto vicino. E probabilmente non è nemmeno ancora fuori pericolo, per quanto ne so. Diciamo che dalle mie parti succedono spesso cose di questo genere, di gente che arriva a un soffio dal rimanerci secca.

Io…io me ne faccio di domande, sì. I fatti in sé mi sconvolgono fino a un certo punto, visto che ultimamente non mi sento legata a nessuna persona del mondo. E non è nemmeno che io faccia finta che non dobbiamo morire tutti, nella vita di ogni giorno, anzi, io di solito sono proprio quella che fa da Memento mori.

Per cui quando succedono fatti così, e così vicini, mi metto ad analizzarli quasi con freddezza, e mi viene da pensare che alla fine la vita è come un gioco di cui non solo nessuno ti ha spiegato le regole, se ce ne sono, ma in cui addirittura nemmeno c’è uno scopo: cioè, a scacchi devi mangiare il re e hai vinto, a dama devi mangiare tutte le pedine degli altri e hai vinto, a tris devi mettere tre crocette o pallini in fila e hai vinto, a scala 40 devi mettere giù tutte le carte per primo e hai vinto, ma la vita? Quand’è che hai vinto?

Nella vita non hai mai vinto. L’unico scopo è quello dell’autoconservazione, per cui ognuno lotta come può, per cui ognuno fa determinate scelte e non altre. Ma una volta che hai migliorato la tua vita che cos’hai in mano? Un bel niente. Il finale è sempre lo stesso.

Sto tirando fuori il mio lato materialista, non riesco più a fare altrimenti.

Mi do ai libri difficili

Probabilmente non interessa a nessuno – anzi, so che non interessa a nessuno – ma il fatto è che mi sto dando ai libri difficili, ultimamente, e non solo per via della scuola. Che poi magari per alcuni non sono libri difficili, sono libri normali, ma per me rimangono libri classificati come difficili, e leggerli mi fa sentire importante.

E mi fa sentire ancora più importante riuscire a capirli. Mettiamo un Umberto Eco…rileggere Il nome della rosa, con tutti quei riferimenti storici e quelle citazioni in latino…e capire e apprezzare tanto da segnarsi le frasi più belle. O mettiamo un Jacopo Ortis: quando dovevo leggerlo per la scuola mi faceva attrito e a un certo punto mi sono data per vinta, ma poi ne ho letto qualche pezzetto qua e là, quasi per caso, e ora mi sta piacendo (anche se non tanto da farmi innamorare di Jacopo Ortis come mi è successo con Holden Caulfield)!

Ecco…mi mancava perdermi così nei libri. Era un annetto che la mia velocità di lettura stava terribilmente calando. Ora sto ripartendo in quarta, e il fatto che lunedì sia il primo giorno (dell’ultimo anno) di scuola non mi spaventa affatto: il tempo non mi mancherà, visto che non ho vita sociale!

Leggere mi fa sentire bene. Ad alcuni fa schifo, lo so. Ad alcuni sembra una cosa da secchioni e da sfigati. Forse lo è, ma se lo è allora sono contenta di essere considerata secchiona e sfigata. Perché quando mi guardo intorno e mi sembra che niente abbia senso, che la vita non possa avere senso…allora apro il mio libro e me ne vado in un altro posto, nel posto in cui davvero vorrei essere, e sono qualcun altro, la persona che voglio essere.

Serendipity- Quando l’amore è magia

Ieri sera ho guardato un film sfacciatamente romantico.

Il finale è abbastanza prevedibile, è vero, ma le situazioni che si succedono creano…quel non-so-che.

Quasi quasi credo al destino. Va be, qui è una storia esagerata, che non potrebbe mai accadere: i due protagonisti si cercano per sette anni e continuano ad avvicinarsi e allontanarsi senza saperlo, e io che lo sapevo a un certo punto mi sentivo…frustrata, e volevo urlare «Ma cazzo, svegliati!! Non vedi che se n’è appena andata???».

Però quasi quasi ci credo, al destino. Non come a qualcosa di già scritto, che nega il libero arbitrio, ma come a una serie di piccole grandi coincidenze che esistono, che lo vogliamo o no, e che formano la trama della nostra vita. Se non altro perché tutti siamo in un certo posto e non in un altro in un momento piuttosto che in un altro, e questo cambia tutto.

A proposito, serendipità va a finire nella classifica delle mie parole preferite.

Soldi

Io voglio soldi. Già, ultimamente hanno un richiamo sempre più irresistibile per me. Voglio averne tanti, voglio averne troppi, per poter comprare tutto l’indispensabile e il superfluo. Ma ne ho proprio zero.

Coi soldi potrei comprarmi l’intera Feltrinelli, senza sentirmi in colpa.

Coi soldi potrei rifarmi il guardaroba e darmi una sistemata in modo da non piangere nel vedermi allo specchio.

Coi soldi potrei fare quello che voglio, scappare lontano da tutto e da tutti, dalla mia vita. Farmene un’altra.

Ecco, non è un ragionamento molto logico, né corretto, ma è quello che sento. E’ inutile: io quelli voglio. Li voglio li voglio li voglio. Ma non ne ho.

Non per questo farò una rapina o cose del genere, eh.

I soldi non comprano la felicità“. Blablabla, non ti sentooooo! E’ facile dirlo per chi ne ha, almeno a sufficienza. I soldi comprano gran parte della felicità. Coi soldi si sta meglio. O forse le mie sono solo manie di possesso, e devo farmi curare.

Dum differtur vita transcurrit

Quella del titolo è una frase di Seneca.

Non potete immaginare quanto un autore latino, seppure così lontano storicamente, possa parlare a una persona del nostro tempo. Sì, anche a una classe di ragazzi tra i sedici e i diciannove anni.

Quella frase vuol dire “Mentre si rimanda, la vita passa“.

E’ verissima.

E poi da qua è partito un dibattito di quasi due ore sui temi più disparati.

Sul tempo che fugge. E io credo che il tempo si sprechi solo quando non lascia niente dietro di sé. Perché se invece ogni minuto ci cambia un pochino significa che il nostro tempo a qualcosa è servito, che anche se è passato rimarrà sempre dentro di noi, nostro fino in fondo.

Sull’uomo, unico animale che uccide quelli della sua razza non solo per necessità.

E poi chi più ne ha più ne metta.

E Seneca è vissuto nel I secolo d.C. Per dire.