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Bianca come il latte rossa come il sangue

“Di che parla?” “Di adolescenza. Di amore. Di vita. E di morte.”

Credo sia la miglior mini-recensione che mi sia mai venuta.

Ecco…non voglio spiegare esattamente di cosa parla questo libro. Voglio solo farvi capire come mi sentivo durante la lettura, così vi ricopio quasi integralmente quello che ho scritto nel mio diario durante le brevi pause che ho fatto nelle sole quattro ore che ci ho impiegato a leggere.

ore 9.25

Sto leggendo il libro che ci ha consigliato il prof di religione. L’ho iniziato stanotte perché non avevo voglia di dormire, e ora non riesco più a smettere: sono già a pagina 148, e non ho intenzione di mollare la presa.
 …Mi sta venendo voglia di fare questo nella vita: aiutare la gente. Come prof di filo o come non so che, ma AIUTARE. Però prima…dovrei aiutare me stessa. O meglio, LASCIARMI aiutare. Anche se… “Perché voglio che qualcuno mi lanci un salvagente, ma poi non faccio niente per afferrarlo?

ore 11.00

Questo libro ha il sapore di una canzone, di quelle che ascolti a basso volume nella calma, e sono piene di speranza e malinconia allo stesso tempo, e automaticamente ti sembra di essere su un treno a guardare il mondo scorrere fuori dal finestrino.
E sono canzoni d’amore, un po’, perché è l’amore quello che dà vita, e il BISOGNO d’amore, anche se quando si è incazzati non si riesce a capirlo.


Well, hell is close, and heaven’s out of reach. I ain’t givin’ up quite yet, I’ve got too much to lose.

È passare dall’emozione alla pratica che sarà una fregatura.

ore 11.55

Ci sono momenti in cui un libro, come una canzone, ti prende proprio quando sei più fragile e instabile: è allora che inizi a piangere. Fosse una lacrimuccia solitaria o una pioggia di lacrime, hai trovato la valvola, e l’hai aperta.
E…vorresti cambiare tutto il tuo modo di vedere e vivere la vita fin da SUBITO. Ma non è facile.
Adesso vorrei stare da sola, e non potere mi infastidisce…

ore 12.00

Ecco, quello che mi preoccupa è che libri come questo mi fanno l’effetto sbagliato: vorrei eclissarmi in una storia altrui, perché soffrire in prima persona fa davvero male, e mi viene quasi da odiare la realtà per non essere quella che ho conosciuto tra quelle pagine bianche ricoperte di parole.

ore 13.00

Ci sono anche lacrime che bagnano un istante che sembra un nuovo inizio, un impulso che nasce da non si sa bene dove e ridona luce agli occhi.
Sono lacrime un po’ dolci un po’ amare.
Argh, non ho studiato. Poco male, non le considero sprecate queste quattro ore.

Credo di aver reso l’idea.

Paycheck

Ieri sera mi sono guardata Paycheck. Non so perché io l’abbia scaricato, visto che non ne avevo mai sentito parlare. (Ooooh no, non c’entra niente il fatto che il protagonista sia quel belliiiissimo attore che risponde al nome di Ben Affleck! ;) )

Be, insomma, l’ho guardato. Sinceramente mi è piaciuto, molto. E’ un po’ fantascienza, un po’ avventura, un po’ così e un po’ cosà.

Praticamente è la storia di un ingegnere che lavora segretamente per varie grandi aziende. Ogni suo lavoro dura otto settimane, durante le quali si stabilisce presso l’azienda e lavora lavora lavora. Al termine delle otto settimane, la sua memoria viene cancellata, perché tutto il suo lavoro deve rimanere assolutamente segreto, appunto.

Solo che un bel giorno un suo “amico” gli propone un lavoro con un guadagno di milioni di dollari in azioni ma che dura…tre anni. Un po’ titubante, lui accetta. Poi si risveglia tre anni dopo e si accorge di varie stranezze, e così cerca di capire, con l’aiuto di indizi che lui stesso si era lasciato, cosa cappero è successo in quei tre anni.

E’ un po’ angosciante, anche. Io trovo sempre un aspetto…per così dire…moraleggiante, e questa volta c’è una cosa che riguarda il futuro. E’ una posizione di cui sono sempre stata convinta: se noi potessimo vedere il futuro, non avremmo più un futuro, perché tutti i nostri sforzi sarebbero in vista della realizzazione di ciò che abbiamo visto, e ciò che abbiamo visto si realizzerebbe proprio per questo motivo. L’ho detto in modo un po’ contorto, in effetti…

E un’altra cosa mi angoscia di questo film. C’è un momento in cui si parla della possibile distruzione del mondo. E io non credo che, per com’è messo il mondo oggi, una distruzione totale non sia possibile. Anzi… E’ uno dei motivi per cui mi viene da usare un luogo comune come “Si stava meglio quando si stava peggio“, nel senso che…in passato si ritenevano enormemente grandi cose che potevano distruggere più uomini in una volta, e questo è crudele, ok, ma era inconcepibile poter distruggere un intero paese in una volta, e il mondo, poi…

Ok, ho detto cose un po’ confusionarie, lo ammetto. Non sapevo come spiegare!

Ritorno dal cimitero

Non sono superstiziosa. I cimiteri non mi fanno paura.

Oggi ho fatto il tour, in anticipo visto che il giorno dei morti ufficialmente è domani. E…non mi ha lasciato praticamente niente. Sono stata in due cimiteri, un’oretta scarsa compresi gli spostamenti, a vedere persone che non sento così vicine a me. Non avrebbe fatto nessuna differenza andare o non andare. Forse quando mi morirà qualcuno che non siano i bisnonni che non ho mai conosciuto allora sì che andrò oltre quella tristezza superficiale e quel senso di compassione indifferente, oltre il semplice riverbero emotivo che più o meno sentono tutti, indistintamente.

Però… C’è una cosa a cui sto pensando ancora adesso. E’ una tomba che ho scorto per caso. E’ la tomba di un ragazzo. E’ la tomba di un ragazzo figlio di nostri conoscenti. E’ la tomba di un ragazzo figlio di nostri conoscenti che si è suicidato. E’ successo otto anni fa.

Io quel ragazzo non me lo ricordo (e come potrei? avevo solo otto anni). E sinceramente non so cosa mi aspettassi di vedere su quella lapide. Di sicuro non un ragazzo sorridente e pieno di vita. Mi sto ancora chiedendo cosa può spingere un ragazzo di ventidue anni (e di una famiglia così serena, e così apparentemente spensierato) ad impiccarsi. Ma non è un riverbero emotivo questo, io sto veramente cercando di darmi una risposta.

E’ che…la vita è così difficile.

Basta lasciarsi prendere…

Premettendo che le ore di francese stanno diventando sempre più una tortura, e che il francese lo sapevo parlare 1000 volte meglio tre anni fa quando ero ancora una débutante, e che la prof di francese in prima mi ha preso in simpatia (forse perché sono la più piccolina della classe) e mi sta abbastanza addosso (abbastanza = taaaanto, però in compenso tutto quello che dico per lei è oro colato). Premettendo che mio malgrado frequento una delle 24 scuole in Italia con l’OIF (Option Internationale Française) e finite le superiori teoricamente potrei andare a studiare anche alla Sorbona senza problemi (ovviamente se mi prendono), ma che alla fine me ne rimarrò in Italia.

Insomma…premettendo tutte queste cose, alcune delle quali potevo anche risparmiarvi, quello che volevo dirvi con questo post è che a scuola abbiamo letto una poesia bellissima. Letto e analizzato, e mi è bastato risvegliarmi solo per una mezzoretta dal torpore per rendermi conto, mentre la prof snocciolava i suoi paroloni sulla poesia, di quanto fosse bella. Un merito glielo devo riconoscere, però, alla mia prof: che ci fa respirare le sonorità del francese fino a rendersi ridicola. Sul momento rido – e come potrebbe essere altrimenti?? – ma effettivamente dovrei considerarla una cosa buona.

Comunque. La poesia. L’autore è Paul Verlaine. Quando l’ha scritta era in prigione, per aver sparato un colpo a Rimbaud, e probabilmente stava guardando fuori dalla finestra, in alto. E guardando, proprio come succede spesso a me, si mette a riflettere.

Non so quanti anni avesse lui, ma io già a 16 anni mi ci immedesimo un casino. Anche se non posso ancora dire di aver sprecato del tutto la giovinezza…non ancora.

Be be… Dopo tutte queste parole inutili di cui avrete capito poco o niente…vi posto la poesia. Spero che capiate il francese, se no poi ve la tradurrò, anche se ovviamente poi non è più la stessa cosa.

 

Le ciel est, par-dessus le toit,
Si bleu, si calme!
Un arbre, par-dessus le toit,
Berce sa palme.

La cloche, dans le ciel qu’on voit,
Doucement tinte.
Un oiseau sur l’arbre qu’on voit
Chante sa plainte.

Mon Dieu, mon Dieu, la vie est là,
Simple et tranquille.
Cette paisible rumeur-là
Vient de la ville.

Qu’as-tu fait, ô toi que voilà
Pleurant sans cesse,
Dis, qu’as-tu fait, toi que voilà,
De ta jeunesse?

Ed è subito sera

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera

(Salvatore Quasimodo)

Mi ha sempre messo i brividi questa poesia…

Espiazione

Di Espiazione non potevo non parlarvi.

L’ho guardato ieri sera (sempre sul solito Megavideo, ma ora ho un trucco da vera piratessa della rete per sbloccare il limite dei 72 minuti), perché me l’ha consigliato una mia amica.

Era a casa mia due giorni fa. Uno dei miei fratellini stava giocando con il videogioco di Narnia sulla Play, lei stava guardando. Ha visto il fauno, il signor Tumnus, e da lì la conversazione è stata più o meno così:
Ah sì, quell’attore è molto bravo!!
Già…
…Ed è anche un figo pazzesco.


Ha fatto un film bellissimo, Espiazione. Te lo consiglio!
Ecco, insomma: niente di che. Ne ho una caterva di film che devo guardare. Eppure…quello.

Ciò che mi ha colpito di questo film – probabilmente  è così anche nel romanzo, ma quello non l’ho ancora letto – ciò che mi ha colpito, dicevo, è che di ogni fatto vengono sempre date due versioni: una è quella vera, l’altra è filtrata dalla mente di Briony.

Sì, le nostre menti sono come dei filtri: assorbono solo gli aspetti della realtà che vogliono (in base a quello che noi vogliamo o non vogliamo sapere) e li uniscono per formare una verità. Così, la realtà ha mille sfaccettature diverse, tutte credibili, ma la maggior parte della quali illusorie. Me ne sono resa conto solo ora. Lo so, è incredibile.

Però in questo caso ci va di mezzo la vita di due persone. Ve lo dico, quando ho visto il finale ci sono rimasta letteralmente di merda. Tutto si stava aggiustando…ma purtroppo non può esserci sempre il lieto fine.

…È terribilmente drammatico, non credete?

Trapianti: Gb, fegato negato a 19enne alcolista a rischio vita

Ha 19 anni e ha bisogno di un intervento salvavita: un trapianto di fegato che lo strappi a una morte prematura ma che appare appena dietro l’angolo. Ma a Gareth Anderson, finito in ospedale dopo un weekend alcolico in cui ha bevuto ben 30 lattine di birra, è stato negato un fegato nuovo. Le regole, in Inghilterra, parlano chiaro: il ragazzo non ha dimostrato di poter restare lontano dall’alcol per almeno sei mesi consecutivi.

Ricoverato inizialmente all’ospedale Ulster, in Irlanda, il giovane ora è stato trasferito al King’s College Hospital di Londra, dove i medici stimano che gli restano non più di due settimane da vivere se non si interviene immediatamente.

Si rischia di replicare il caso Reinbach, una storia rimbalzata nel luglio scorso sulle cronache di ogni angolo del pianeta: Gary, un ragazzo inglese di 22 anni, è morto dopo che gli era stato negato il trapianto di fegato per i medesimi motivi che oggi rischiano di uccidere Gareth. Ma il padre del 19enne non vuole darsi per vinto e si è rivolto ai legali. Chiede che le regole vengano cambiate in gran fretta, per strappare dalla morte suo figlio. “Bisogna fare un’eccezione e dare una chance” a Gareth, afferma l’uomo sulle pagine della Bbc online.

Cioè ma vi sembra normale? Ok che io non ci capisco niente delle “cose di mondo”, ma non mi sembra per niente una cosa corretta, questa. Cosa vuol dire che questo ragazzo non ha il diritto di vivere perché è alcolizzato? Cosa vuol dire? Non è una persona?

No, io proprio non riesco a capire.

World Builder

Vi posto un cortometraggio dei fratelli Bruce e Roger Branit.

Dimostrazione che anche una produzione piena di effetti speciali può essere commovente.

 

 

Nel mondo…

Nel mondo ci sono più di 6 miliardi di persone…

Chissà quante storie, quante emozioni… Chissà quante persone stanno morendo, e quanti bimbi stanno nascendo in questo preciso momento… Quante persone stanno facendo questa o quell’altra cosa…

Mi vengono i brividi solo a pensarci…solo a pensare quanto immensamente grande e vario è il mondo.

Date un’occhiata a questa pagina: http://www.breathingearth.net/. Vi farà rendere conto di quante cose possono succedere in un solo secondo…

Ultima conferenza del prof. Randolph Frederick Pausch

Questo video non potevo non postarlo.

E’ incredibile… Un uomo che sta per morire di cancro al pancreas ha la forza di dire delle cose così incredibili sulla vita, quando io me ne sto rintanata in casa a meditare su quanto essa faccia schifo…

Ho ancora la lacrimuccia proprio qui, sotto l’occhio…