Probabilmente non interessa a nessuno – anzi, so che non interessa a nessuno – ma il fatto è che mi sto dando ai libri difficili, ultimamente, e non solo per via della scuola. Che poi magari per alcuni non sono libri difficili, sono libri normali, ma per me rimangono libri classificati come difficili, e leggerli mi fa sentire importante.
E mi fa sentire ancora più importante riuscire a capirli. Mettiamo un Umberto Eco…rileggere Il nome della rosa, con tutti quei riferimenti storici e quelle citazioni in latino…e capire e apprezzare tanto da segnarsi le frasi più belle. O mettiamo un Jacopo Ortis: quando dovevo leggerlo per la scuola mi faceva attrito e a un certo punto mi sono data per vinta, ma poi ne ho letto qualche pezzetto qua e là, quasi per caso, e ora mi sta piacendo (anche se non tanto da farmi innamorare di Jacopo Ortis come mi è successo con Holden Caulfield)!
Ecco…mi mancava perdermi così nei libri. Era un annetto che la mia velocità di lettura stava terribilmente calando. Ora sto ripartendo in quarta, e il fatto che lunedì sia il primo giorno (dell’ultimo anno) di scuola non mi spaventa affatto: il tempo non mi mancherà, visto che non ho vita sociale!
Leggere mi fa sentire bene. Ad alcuni fa schifo, lo so. Ad alcuni sembra una cosa da secchioni e da sfigati. Forse lo è, ma se lo è allora sono contenta di essere considerata secchiona e sfigata. Perché quando mi guardo intorno e mi sembra che niente abbia senso, che la vita non possa avere senso…allora apro il mio libro e me ne vado in un altro posto, nel posto in cui davvero vorrei essere, e sono qualcun altro, la persona che voglio essere.
Ecco, al momento quello che mi tiene maggiormente impegnata è un puzzle, un puzzle con l’immagine qui a fianco. Vedrete anche voi che è una faticaccia: sono solo 1000 pezzi ma il 90% sono azzurri/blu!
Ma a me non me ne frega più di tanto di Momo in sé. Quello a cui stavo pensando oggi sono i 





