Ecco. Insomma, finalmente – finalmente – arriva l’occasione, la mia occasione, che uno mi chiede di uscire, uno abbastanza più grande, uno bellino, uno gentile, uno simpatico… Due volte ci vediamo e due volte ci troviamo bene, due volte mi chiede di uscire.
Fino a qui le paranoie ordinarie ci stanno.
Ma poi lui, dopo due lunghe settimane di scuola, ricomincia all’improvviso a rivolgermi la parola. Ed è merda. E non sono più solo paranoie, tipo mi piacerà? starò bene vestita così? cosa succederà dopo? Sono pensieri cattivi, penso che io credevo di averlo dimenticato, ne ero quasi sicura, mica “chiodo scaccia chiodo” funziona sempre?, e poi invece basta che mi dice “Ciao. E allora, tutto a posto?” anche in modo scazzato, ma dopo giorni e giorni, per farmi andare direttamente in brodo di giuggiole, soprattutto visto che proprio stanotte l’ho sognato. Perché lui può anche essere brutto, antipatico, insensibile, superficiale, stronzo, può avere il cibo tra i denti ma…non lo so. Lui è lui.
Cioè, non posso farmi piacere un altro per forza. Non che non ci abbia provato.
Però cazzo, eh.
[Ah, quel Forse no si riferisce al fatto che forse forse il vero motivo per cui non mi piace già più l'idea di uscire con uno (che volendo avrebbe anche i requisiti per andarmi bene) è che una cosa così facile - ci conosciamo, ci prova spudoratamente fin da subito e tutto fila liscio - non la voglio, voglio l'amore quello che fa male, quello che te lo senti addosso e non riesci a non sentirlo, l'amore non corrisposto, io mi piango addosso ma in realtà mi ci crogiolo nella mia grande e drammatica "sofferenza". Non datemi della pazza, lo faccio già da sola, anche perché nemmeno ho diciott'anni e se la penso così sono messa malemalemale.]
L’uomo non è che una canna, la più fragile di tutta la natura; ma è una canna pensante. Non occorre che l’universo intero si armi per annientarlo: un vapore, una goccia d’acqua è sufficiente per ucciderlo. Ma quand’anche l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe pur sempre più nobile di ciò che lo uccide, dal momento che egli sa di morire e il vantaggio che l’universo ha su di lui; l’universo non sa nulla. Tutta la nostra dignità sta dunque nel pensiero. E’ in virtù di esso che dobbiamo elevarci, e non nello spazio e nella durata che non sapremmo riempire.





