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Roba adolescenziale. O forse no.

Ecco. Insomma, finalmente – finalmente – arriva l’occasione, la mia occasione, che uno mi chiede di uscire, uno abbastanza più grande, uno bellino, uno gentile, uno simpatico… Due volte ci vediamo e due volte ci troviamo bene, due volte mi chiede di uscire.

Fino a qui le paranoie ordinarie ci stanno.

Ma poi lui, dopo due lunghe settimane di scuola, ricomincia all’improvviso a rivolgermi la parola. Ed è merda. E non sono più solo paranoie, tipo mi piacerà? starò bene vestita così? cosa succederà dopo? Sono pensieri cattivi, penso che io credevo di averlo dimenticato, ne ero quasi sicura, mica “chiodo scaccia chiodo” funziona sempre?, e poi invece basta che mi dice “Ciao. E allora, tutto a posto?” anche in modo scazzato, ma dopo giorni e giorni, per farmi andare direttamente in brodo di giuggiole, soprattutto visto che proprio stanotte l’ho sognato. Perché lui può anche essere brutto, antipatico, insensibile, superficiale, stronzo, può avere il cibo tra i denti ma…non lo so. Lui è lui.

Cioè, non posso farmi piacere un altro per forza. Non che non ci abbia provato.

Però cazzo, eh.

[Ah, quel Forse no si riferisce al fatto che forse forse il vero motivo per cui non mi piace già più l'idea di uscire con uno (che volendo avrebbe anche i requisiti per andarmi bene) è che una cosa così facile - ci conosciamo, ci prova spudoratamente fin da subito e tutto fila liscio - non la voglio, voglio l'amore quello che fa male, quello che te lo senti addosso e non riesci a non sentirlo, l'amore non corrisposto, io mi piango addosso ma in realtà mi ci crogiolo nella mia grande e drammatica "sofferenza". Non datemi della pazza, lo faccio già da sola, anche perché nemmeno ho diciott'anni e se la penso così sono messa malemalemale.]

And so this is Christmas.

Prima di stare a guardare i miei fratellini che mettono giù Gesù bambino nel presepe (quest’anno nessun “cenone” della Vigilia da noi, cena alle 18.45, tutto anticipato e via), prima di farmi la doccia, prima di andare a cantare nel coro della messa di mezzanotte (che forse tra tante cose è la parte più divertente)…colgo l’occasione per rendere noto ai pochissimi lettori rimasti che quest’anno ho chiesto a Babbo Natale di riportarmi indietro me stessa, com’ero prima, prima di non so bene cosa ma prima.

E non ditemi che Babbo Natale non esiste, perché questo vorrebbe dire che sono spacciata!

A tutti voi, tanti auguri di un felice Natale (sempre se è possibile non farsi prendere dai pensieri negativi tra il 24 e il 25 dicembre).

Nostalgia precoce

Ragazzi, ultimamente sto postando sempre meno! Un po’ è per via della scuola che mi sta stressando davvero tanto (per fortuna lunedì siamo già all’ultimissima verifica!), un po’ è perché i miei pensieri negli ultimi tempi sono stati abbastanza tetri (non che io non vi abbia già assillato in passato con le mie seghe mentali, ma questa volta è meglio di no).

La scuola è stressante, è vero: c’è da stare al passo con i compiti, lo studio (se io riesco a malapena a leggere il libro la sera prima della verifica non so come farò ad abituarmi a studiare a partire da mesi prima per gli esami universitari!!), i rapporti con i compagni e con le insegnanti…un vero casino.

(Devo ammettere che tutto ciò mi riesce comunque piuttosto bene, tanto che lunedì sera mi premiano per l’eccellenza! No, in realtà ne farei volentieri a meno di andare a prendere il mio premio davanti a un salone pieno di gente…)

Però mi mancherà un sacco la scuola quest’estate. (Daiii non ridete!! Mi hanno già riso in faccia abbastanza i miei compagni! :oops: ) Soprattutto perché so come sarà per me l’estate. Non so cosa mi succederà, ci potranno essere milioni di imprevisti, sì, ma fondamentalmente andrà a finire che: io me ne starò in casa per gran parte del tempo (causa caldo e causa busto cigolante che mi vergogno ad andare in giro), mangerò gelati, starò al computer e vedrò ben poche persone oltre alla mia famiglia, i cui componenti passeranno le giornate a sbraitare tra di loro e addosso a me. Insomma perderò il contatto con la realtà. Mi annoierò un casino. Mi piangerò addosso. Impazzirò.

Un incubo.

O forse mi mancherebbe lo stesso la scuola.

Se poi penso che l’anno prossimo sono in quinta… Cioè, dopo la quinta si è grandi, non ti puoi più nascondere dietro un dito, sei allo sbaraglio, nel mondo per davvero. Sono pronta?

Ed ecco perché la nostalgia precoce. Ho già nostalgia della scuola a due settimane dalla fine.

…Traduco i pensieri di chi è arrivato a leggere fino a qui: CAZZO MA RIPIGLIATIIIIIIII!!! [Lo so, lo so...]

Pasquetta

No, nessun picnic.

Però una giornata bellissima, in un posto in cui per colpa mia non mettevo piede da tre anni.

Due miracoli: il primo è che c’era un sole da matti, e io non ci potevo credere, aveva diluviato per ore la sera e la notte prima, e la mattina non c’era l’ombra di una nuvola, e il prato era quasi completamente asciutto; il secondo è che ho lasciato fuori 9/10 dei miei pensieri negativi e mi sono divertita. I miracoli esistono sì.

PS: MA le Vicende amorose rimangono in posizione di stallo.

Blaise Pascal

L’uomo non è che una canna, la più fragile di tutta la natura; ma è una canna pensante. Non occorre che l’universo intero si armi per annientarlo: un vapore, una goccia d’acqua è sufficiente per ucciderlo. Ma quand’anche l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe pur sempre più nobile di ciò che lo uccide, dal momento che egli sa di morire e il vantaggio che l’universo ha su di lui; l’universo non sa nulla. Tutta la nostra dignità sta dunque nel pensiero. E’ in virtù di esso che dobbiamo elevarci, e non nello spazio e nella durata che non sapremmo riempire.

ADORO Pascal. Ma tanto tanto. Dice delle cose…oddio, bellissime. E questo genio è morto a soli 39 anni, quindi evidentemente era davvero geniale. No, un attimo, ho legato male le frasi. Nonostante sia morto così giovane è riuscito ad esprimere un genio del genere. Ecco, meglio.

Per dire, provate a sostituire i soggetti del testo seguente con io. Io nel senso di Ester. In pratica parla esattamente di me.

La natura dell’amor proprio e di questo “io” umano è di non amare che sé e di non considerare che sé. Ma come farà? Non potrà impedire che questo oggetto del suo amore non sia pieno di difetti e di miserie: vuole essere grande e si vede meschino; vuole essere felice e si vede miserabile, vuole essere perfetto e si vede pieno di imperfezioni, vuole essere l’oggetto dell’amore e della stima degli uomini e vede che i suoi difetti non meritano che la loro avversione e il loro disprezzo. Questa difficoltà in cui si imbatte provoca in lui la più ingiusta e criminosa passione che si possa immaginare; perché egli concepisce un odio mortale contro questa verità che lo rimprovera e lo convince dei suoi difetti. Desidererebbe annientarla e, non potendo distruggerla in se stessa, la distrugge, in quanto può, nella conoscenza sua e in quella degli altri; cioè mette tutto il suo impegno nel coprire i propri difetti agli altri e a se stesso, e non può tollerare che glieli vengano mostrati da altri.

La prof oggi ha detto che la filosofia non è solo una disciplina. E’ un atteggiamento. E io ultimamente sono nel pieno dell’atteggiamento filosofico.

Un nuovo capitolo

Era da un bel po’ che non postavo niente in Vicende amorose. È ora di aggiugere un nuovo capitolo.

Dopo 1000 delusioni, 1000 “colpi di fulmine”, 1000 sogni di amori platonici, 1000…insomma, dopo un po’ di fatti vari, ecco che…uno si dichiara! Si dichiara a ME! (Ovviamente per messaggio, perché qui abbiamo a che fare con sedicenni ancora non tanto cresciuti…) E non uno qualunque, bensì uno che mi è piaciuto per diversi periodi negli ultimi tre anni, uno che mi sono sempre pentita di aver rifiutato ogni singola volta che l’ho fatto, uno che però è cambiato molto negli ultimi tempi (e non sono sicura che sia cambiato in meglio).

Morale della favola: domani sera, salvo imprevisti, usciamo un’oretta (miracolo che mia mamma mi abbia concesso così tanto!), teoricamente per parlare di tutto ciò.

E pensare che fino a ieri ero un po’ agitata ma mi aveva sorpreso il fatto che non avessi ancora tentato di prepararmi un discorso. Ma…sapete com’è…nella doccia le mie “rimuginanze” si scatenano. E mi sono ritrovata a preparare un discorso per davvero, quasi senza neanche accorgermene.

E cosa mai gli devo dire in fondo? Be…per esempio devo metterlo in guardia sul fatto che io sono davvero diversa dalle altre, non diversa così tanto per dire. Cioè…a me non piace niente di quello che piace alle ragazze normali della mia età (be forse qualcosina sì…), io odio le feste, odio stare in mezzo a tanta gente, critico tutto e tutti, sto nel mio angolino nell’ombra, esco poco, non sono spontanea, non sono socievole…devo continuare?? Non è autocommiserazione, questa, è solo una presa di coscienza del fatto che io sono vecchia dentro (anche se magari certe volte mi comporto come una bambina di 5 anni). E che dato che lui sta diventando molto superficiale, per quello che ho avuto modo di vedere, non credo di essere in grado di dargli quello che lui vuole da una ragazza.

…Cos’altro devo dirgli ancora? Be…devo chiedergli di essere sincero con se stesso e con me, perché, siccome non sono poi tanto sicura di volermi impegnare proprio ora che sto tirando fuori la mia individualità e non sono tanto sicura che lui sia il ragazzo che va bene per me, non mi va di sprecare il mio tempo con uno che sta con me solo perché sono la prossima sulla lista, la prossima che potrebbe starci facilmente, la prossima con cui potrebbe sentirsi realizzato.

Sì, diciamo che sono un po’ turbata. Perché comunque queste non mi sembrano pure e semplici paranoie.

O forse quello che temo è solo di non essere all’altezza della “me” dei miei sogni. Di aver desiderato troppo qualcosa che poi quando succede mi fa sentire solo goffa e sbagliata e mi fa venire voglia di tornare a rinchiudermi nel mio guscio.