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Puzzle

Ecco, al momento quello che mi tiene maggiormente impegnata è un puzzle, un puzzle con l’immagine qui a fianco. Vedrete anche voi che è una faticaccia: sono solo 1000 pezzi ma il 90% sono azzurri/blu!

Però è bello perché è fosforescente. Anzi, sarà.

In ogni caso sto andando avanti abbastanza svelta, anche se lo sto facendo da sola sulla mia scrivania, mentre prima, tanto tempo fa, un secolo fa, i puzzle così li facevamo tutti insieme sul tappeto in camera (col risultato che alla Statua della Libertà manca un pezzo proprio al centro). Ora non abbiamo neanche più il tappeto! Che nostalgiaaa :cry:

Non pensavo, però, che fare un puzzle mi facesse questo bell’effetto. Cioè, per dire, quando sono in vena mi siedo alla scrivania, attacco l’iPod alle casse e accendo la musica, apro la finestra per spiare il vicino figo…e via! Posso pensare oppure, se voglio evitare di farlo, non pensare (tanto basta controllare che i pezzi siano al posto giusto) e canticchiare soltanto. È rilassante, è…bello.

Per una volta costruisco qualcosa, dopo tante cose che ho distrutto.

Notte insonne

Mi sono alzata con un gran mal di testa e la nausea e zero voglia di fare qualsiasi cosa se non far passare una cifra di liquidi gelati attraverso la mia gola, alle 6 (alle SEI!).

No, è che non ce la facevo più a stare a letto. Mi sono svegliata verso le 4 dopo tre ore e mezza in cui comunque ho dormito malissimo. Ho continuato a girarmi incessantemente, tentando (invano) di trovare una posizione che sembrasse comoda, e la mia pancia è stata abbastanza schiacciata e martoriata (di qui la nausea, immagino).

Pensavo. E’ che ieri ho ricevuto una notizia bruttissima e, ciò che è peggio, del tutto inaspettata. Qua funziona la metafora del mondo che ti cade addosso. Ok, forse sto esagerando: non è successo niente di che, è solo che il ragazzo che mi piace e che continuava a piacermi sempre di più ha la morosa, da due settimane (credo), una che non avrei mai e poi mai immaginato, e ce l’aveva già mentre io, vedendolo per tutto il giorno, mi facevo mille pensieri e mille domande (sempre illudendomi che lui ancora mi vedesse in modo…diverso). Sfigata, Ester, sei una sfigata.

Ma forse è più perché c’era un caldo boia che non riuscivo a dormire. Sì, dev’essere per quello.

Insomma che quando poi ho rivisto il mio letto aveva tutta l’aria del campo di battaglia che era stato.

Ester ha una relazione complicata con la Filosofia

Va be, che adoro la filosofia ormai mi sembra abbastanza evidente. Chi non l’ha capito probabilmente ogni volta che legge questo blog è pesantemente ubriaco.

Comunque.

Il fatto è…che…insomma, come spiegare…io non voglio che mi piaccia la filosofia. Cioè cazzo, non voglio!

Mi crea soltanto delle inquietudini, che però non riesco a chiamare inutili, perché so in qualche modo che non sono inutili.

Però…ecco, diciamo che non è molto bello che ogni filosofo che studio abbia il potere di modificare il mio umore e le mie scelte.

Prendiamo Berkeley. In realtà a scuola non lo facciamo, ma nel libro che sto leggendo, “Il mondo di Sofia”, mi sembra proprio di aver intuito che ha un ruolo fondamentale. Insomma, sto qua sostiene che tutto ciò che esiste esiste solo nel momento in cui lo percepiamo. Come dire, io ora vedo un albero e appena giro l’angolo probabilmente non esiste più. Esse est percipi.

Oppure Hume. Di lui mi ha colpito il suo ragionamento riguardo i rapporti di causa-effetto. In pratica lui dice che i rapporti di causa-effetto sono una cazzata assoluta, non esistono! E allora perché noi li percepiamo in modo così evidente? Perché se facciamo rotolare una palla da biliardo verso l’altra ci sentiamo così sicuri che si scontreranno e che anche l’altra comincerà a rotolare? Il problema è la nostra abitudine. Siccome noi abbiamo l’esperienza che in passato a un fatto A è seguito nel tempo un fatto B riteniamo che succederà così sempre. E perché invece non potrebbe succedere che le due palline scontrandosi rimangano immobili? Perché?? La verità è che l’uomo sente il bisogno di trovare nel mondo quella costanza e quella regolarità che forse dopo tutto non ha, ne sente il bisogno per una sua sicurezza, per sapere che può dominare la realtà, che può fare dei progetti senza che essi vengano spazzati via miseramente da una pura casualità. Ma la mente non è onnipotente.

Oddioooooo basta non ci voglio più pensareeeeee

Lo so, è ovvio, chi ha seguito il filo del mio “discorso” sicuramente mi ha presa per pazza. Be, se questo post non è contestualizzato queste persone non hanno tutti i torti.

Ma boh, è un periodo che ogni minima cosa mi crea una catena di pensieri infinita.

IKEA

Ha avuto una bella idea il signor Ingvar Kamprad, va la. L’IKEA è un posto…bellissimoooo!! Mamma mia! E dire che alla fin fine è solo un’azienda che vende arredamenti…

La cosa fantastica è che…per qualunque cosa vi venga in mente di aver bisogno c’è la soluzione. All’IKEA sono di una praticità pazzesca. Ti serve il bagno? C’è il bagno (che, va be, quello è anche abbastanza ovvio). Ti serve del cibo? C’è sia ristorante che bar. Ti serve un posto per abbandonare i tuoi bambini che rompono le palle? C’è una magnifica stanzetta incantata. Ti serve un posto per scaldare il latte al poppante? C’è pure quello! Ti serve un modo per vedere come sarà la stanza arredata come vuoi? Ci sono dei computer con un programma apposta in ogni dove. Tutto è personalizzabile!

Cioè, non so, è un paradiso! Io mi ci trasferisco!! Alla fine potrei benissimo farlo, aspetto l’orario di chiusura, mi nascondo e stop. Di letti e divani ne ho a volontà, ci sono i bagni, c’è il cibo. Che altro mi serve???

Oppure…potrei andare a lavorarci da grande! Veramente lavorare all’IKEA è sempre stata una delle mie opzioni, perlomeno da quando ci abbiamo fatto un giro alle medie. Ci sono un casino di lavori interessanti lì!

Oppure…be, quando il mio moroso (che però al momento ancora non ho) mi chiederà di sposarlo (corro un po’ troppo?? :lol: ), la prima cosa che faremo sarà andare all’IKEA e passarci un giorno intero e comprare o almeno scegliere tutto l’arredamento di casa.

Non so, la cosa piacevole è che ci si sente a casa. È un ambiente accogliente. (Io mi ci sarei persa se non c’erano i miei genitori, ma quello è un problema mio e del mio senso dell’orientamento…)

MA. Tutto ciò ti invoglia a comprare anche cose che fino a quel momento non ti erano mai servite! E poi…boh…ogni tanto penso che nel mondo nessuno ti dà cose belle così per suo diletto. Quando una cosa sembra troppo bella c’è sotto qualche inganno.

Preferisco non pensarci! ;)

3…2…1…AGISCI!

Basta parole. Più fatti.

Sì…anche questo è più facile a dirsi che a farsi.

Tanto per darvi un’idea di quanto sia difficile per me essere una persona…sincera, trasparente, spontanea, attiva…semplice.

Dai, alla fine che cosa ci vorrebbe per farsi meno paranoie inutili e agire?? Non ci vuole niente. Eppure il solo pensiero mi sembra spaventoso.

Non leggete se vi sta sul cazzo la gente che si piange addosso

Ultimamente sto usando un po’ troppe parolacce per i miei gusti. Be, effettivamente ascoltare Eminem non aiuta, visto che lui ogni 2-3 parole ci piazza FUCK o FUCKIN’ o MOTHERFUCKER o SHIT.

Ma comunque.

Scrivo questo post per raccontare a qualcuno, o forse a nessun altro che a me stessa, di come sto. Anzi, in realtà io non lo so come sto. Non mi capisco.

Mi sento…totalmente apatica.

Mi rendo conto che di tutte le cotte che posso avere in questo momento nessuna mi interessa veramente. Mi rendo conto che non esco con le amiche da…un’eternità. Mi rendo conto che, non so come, ogni sera ripensando alla mia giornata mi accorgo che non ho avuto un attimo libero ma che non ho fatto nulla di quello che volevo/dovevo. Mi rendo conto che sto diventando pazza, perché ormai sono arrivata a un punto che devo pensare anche per mettere un piede davanti all’altro (altrimenti detto: camminare), e che questo è sbagliato, che non è normale. Mi rendo conto che non sopporto niente e nessuno, e che ho voglia di piangere senza motivo, o forse con qualche motivo che però mi sfugge.

Mi sento sola da morire. Da morire. E questo mi fa paura, mi mette angoscia.

Ho nostalgia dei tempi passati all’ospedale. Ho nostalgia di avere la mia stanza, con una finestra che in qualsiasi momento potevo aprire per guardare fuori e piangere. Ho nostalgia di stare con un gruppo ristretto di persone così sconosciute eppure così mie amiche. Ho nostalgia della persona che ero là, forse non ottimista o allegra ma più…neanche serena o tranquilla, ma più…non lo so. E mille altre cose.

Ho nostalgia di starmene da sola, senza persone del mondo esterno, famiglia, amici, ragazzi: bastavano quelle persone, quegli infermieri, quei dottori. Punto. E lì stavo benissimo. Non che non piangessi mai o non avessi mai paure o angosce, anzi… Ma lì era tutto diverso.

Cazzo, mi viene di nuovo da piangere.

Era quello che volevo

Oggi una mia amica mi ha detto una cosa.

Una cosa che quando l’ha detta ho subito pensato: “Cavoli, era quello che volevo sentirmi dire!“.

E questa cosa è: “Fio Ester, quello che scrivi tu mi fa pensare da matti“.

Sì, perché ultimamente è capitato più volte che le prof leggessero in classe testi miei per dare l’esempio di come andava fatto un certo compito. E questa mia compagna dice che questi testi la fanno sempre riflettere, perfino più di molti libri.

E questa cosa mi ha fatto un sacco piacere. Sapete perché? Non perché io sia lusingata dal fatto che qualcun altro approvi quello che faccio. No, niente di più sbagliato. Mi ha fatto piacere perché credo che dare a una persona lo stimolo per pensare sia la cosa più giusta e bella del mondo.

Mi stanno sul cazzo quelli che dicono che è meglio non pensare. Poveri illusi, poveri illusi. Il pensare, il troppo pensare, non è dei deboli.

E sono contenta che finalmente quello che scrivo porti dei frutti, anche piccoli.

Tsk…bambini…

Ok, però i bambini c’hanno un cervellino mica male!

Oggi stavo accompagnando a casa uno dei miei fratelli, 7 anni. Ho tirato fuori un argomento così tanto per, e da lì è partita una discussione esistenziale! Mamma mia!

Però…è bellissimo spiegare le cose ai bambini.

Sapete, a volte viene da pensare che i bambini siano tonti, ma non è per niente così: loro molte cose non le capiscono, è vero, ma le loro rotelline vanno velocissime! E io gli spiegavo le cose in modo tanto…chiaro e lampante…che mi commuovevo da sola! Però poi…SDENG! altra domanda: “Ma allora…?” “Ma allora…?“. Che son cose che uno quando diventa grande non ci pensa più, ma in realtà sono domande giuste, lecite, naturali.

E’ bello spiegare ai bambini, perché loro non si accontentano mai. Quando si cresce alla fine si va avanti per compromessi, ma loro no: e questo stimola anche me ad andare avanti a parlarne, a chiedermi il perché senza paura di cercare la risposta, a non accontentarmi di una risposta a caso.

Un altro nuovo capitolo

Scusate, ma devo tediarvi ancora con le mie Vicende amorose (seeee, si fa per dire!).

Dunque, facciamo così, divido la serata di ieri in tre parti.

h 19.45 – 21.45

Prima cosa: lui mi dà buca. Ho avuto degli istinti omicidi da far paura, dico sul serio. Che poi mi ha dato buca perché non stava bene, ma com’è che 20 minuti prima era in oratorio bello pimpante e sano come un pesce???

Va be, va be. Sono un po’ apprensiva, ok. Ho sfogato la mia ira su un po’ di amici e amiche e fine della storia.

La cosa che mi ha fatto male è che quando mia mamma ha saputo che alla fine lui non veniva è rimasta delusa quasi più lei di me. E poi, nonostante avesse sonno e nonostante fosse depressa e nonostante la bambina non le desse un attimo di tregua, viene in camera mia e mi fa: “Sei triste? No, perché mi sembrava che ci tenessi a uscire stasera…” Ho risposto solo “No, perché?” con questa mania che ho di non far trasparire i miei sentimenti con i miei. Cavoli, mamma, che ci tenevo. Era la prima volta che uscivo con un ragazzo così (così riferito a uscire, non al ragazzo).

Questo sì che è stato un colpo basso. Perché anche se io ai miei non dico più niente di me, lei ha ancora il sesto senso. E anche se ancora pensa che io stia vivendo una cosa bellissima e non si immagina neanche quanto sono stata male quest’anno, lo sa che c’è qualcosa che non va. E…io non vorrei mai che in futuro andasse a finire così con i miei figli. Che io mi accorgo che sono tristi ma loro continuano a negarlo e quindi io posso solo sentirmi frustrata davanti alla mia impotenza.

h 21.45 – 23.05

Qui sono stata malissimo. Ho pianto come una cretina. Prima perché ero incazzata da morire, poi perché non capivo esattamente con chi o con cosa ero incazzata, poi è stata anche un po’ la tensione di questi giorni che si è scaricata tutta sul nulla in un attimo… Poi le parole di mia mamma… E da lì ho cominciato a pensare, pensare, pensare… Io e lui abbiamo un po’ discusso, perché io volevo dirgli delle cose importanti ma alla fine gli ho detto solo “Lasciamo perdere, forse sto meglio da sola“. E all’improvviso solo questo mi è venuto in mente: tutto quello che tocco diventa merda. Sì, è così, non mi sto autocommiserando! Ho perso una migliore amica per colpa mia, ho perso un possibile ragazzo per colpa mia, sto rovinando il rapporto con i miei per colpa mia, sono chiusa in casa da sola per colpa mia. Tutto per colpa mia. Tutto perché mi ritengo sempre superiore agli altri, e invece sono solo uno schifo.

Quindi poi il pianto si è trasformato in un pianto di disperazione. E dovevo anche trattenere il fiato per non farmi sentire.

Bella festa dimmerda che sarà stasera. Bel fine anno dimmerda.

h 23.05 – 00.15

Questa è la parte più divertente della cosa. Va be, divertente no. Grottesca. Vi riporto tutta la “conversazione” integralmente. Ovviamente tutta via SMS. Non c’è niente di modificato, solo la sua ortografia in cui c’erano più K che vocali (e con questo ho detto tutto).

Lui: Io non capisco il perché hai detto quelle cose…sembra che non ti sia mai interessato niente di quello che ti ho detto!!
Ester: Ok senti allora facciamo che non ti ho detto niente e ne parliamo domani sera… Scusa, in un certo senso fa parte di quello che ti volevo dire…riguardo al mio carattere… Cioè non lo so, io credo di avere un carattere troppo difficile da sopportare, e quindi vorrei che tu fossi sicuro che è proprio me che vuoi perché forse tu mi hai preso per una come tante, ma non lo sono…pensaci bene…
L: In che senso “una fra tante”!
E: Nel senso che magari tu non ti accorgi di quanto sono diversa da altre ragazze…cioè boh non so come spiegarti…
L: Secondo me sei tu che non sei sicura di noi due…forse hai ragione…è meglio lasciare perdere perché a me piacciono quelle ragazze che chiami “tante ragazze”…
E: Ecco appunto… è proprio quello che pensavo… Te l’ho detto che non ti piaccio…
L: Forse ti ho visto solo esteriormente…ed esteriormente non è vero che non mi piaci…
E: Eh be grazie… E secondo te ha senso dire a una persona quello che mi hai detto se la conosci solo esteriormente??? Questo dimostra che al mio posto potrebbe esserci una qualunque e andrebbe bene lo stesso…
L: Non intendo questo…volevo dire che pensavo di conoscere il tuo carattere…ma evidentemente mi sbagliavo!! Non sono uno che si mette con una ragazza solo perché respira…
E: Ecco appunto e questo conferma quello che pensavo… Cioè è inutile che dici certe cose tipo “ti voglio veramente” o altre cose del genere senza conoscere la persona a cui lo dici… Io te l’avevo già detto all’inizio com’ero, e tu hai detto “non ho paura”, quindi non dire che non ti avevo avvisato…
L: Ma infatti non avevo paura perché pensavo di conoscere il tuo carattere…se pensi che io ti abbia preso in giro ti sbagli…
E: Ma io non penso che tu mi abbia preso in giro, penso solo che non ti rendi conto di quello che dici oppure che non prendi sul serio alcune cose… Se io ti dico che il mio carattere è così è inutile che continui con le tue idee… Io sono così e basta, non sono in un altro modo, io questo te l’ho detto chiaramente e forse tu pensavi che stessi esagerando ma non è così! Te l’ho detto subito appunto per evitare la discussione di adesso…
L: Ma per me questa discussione non ha senso…perché io ti ho detto quello che pensavo e quello che penso!
E: Eh, anche secondo me non ha senso… E anch’io ti sto dicendo quello che penso, punto e basta…
L: E se non ha senso allora perché continuiamo a discutere???
E: Non lo so! Cioè ma io non ti capisco, prima dici una cosa, dopo dici il contrario, ci mettiamo a discutere per via di questo e poi salti su e dici che la discussione non ha senso…
L: Io ho detto che prima pensavo una cosa e dopo un’altra…tu continui a ribadire sempre le stesse cose…ho sbagliato a dire le cose che ti ho detto due giorni fa e mi dispiace sia per me che per te…ma molto probabilmente tra noi due non ci sarà mai niente!
E: Ahahah ma che bella scoperta… è proprio quello che stavo cercando di farti capire…
L: Beh io speravo sarebbe potuto esserci qualcosa…beh ora dormo perché muoio dal sonno e mi gira un po’ la testa… Buona notte e scusa se ti ho fatto perdere del tempo!

Forse è violazione della privacy, ma la storia non ve la potevo spiegare in due parole. Cioè, lui è così. E’ sempre stato così. Non ricordo di averci mai parlato a voce (il che è preoccupante), ma ogni volta che abbiamo una specie di inciuccio finisce che ci mettiamo a discutere sulle stesse due o tre parole. E perché? Perché con lui parlo al vento! Lo so che mi ritengo superiore, è vero, l’ho detto anche prima. Però allora cosa faccio? Provo a stare con uno con cui non potrei parlare di niente senza essere fraintesa?? Mi farei solo del male.

Va bene, quindi l’anno sta finendo in questo modo.

PS: Non so cosa avrete capito di tutto ciò. Avete ragione, neanch’io mi capisco.

L’unica cosa certa

Cogito, ergo sum.

Sì, oggi abbiamo iniziato a parlare di Cartesio nell’ora di filosofia.

Sapete…la cosa incredibile di questa materia è che sto studiando personaggi vissuti cinque, sei, dieci, venti secoli prima di me, eppure ogni volta – ogni volta – quando la prof spiega in cosa consiste il loro pensiero mi viene sempre da dire: E’ veroooooooooooooo! E ogni volta – ogni volta – sono strabiliata da quanto trovo giuste le loro idee, da come hanno espresso bene concetti che già avevo dentro di me e che non trovavano il modo di uscire.

Be, stavolta è toccato a Cartesio. No, anzi, io faccio l’OIF (Option Internationale Française), quindi dico Descartes, che è anche più corretto se vogliamo vedere.

Praticamente lui parte dal mettere in discussione tutte le sue conoscenze. Il suo obiettivo è trovare un qualcosa le cui basi non abbiano nemmeno un margine di incertezza. E così finisce per mettere in dubbio tuttotuttotutto, perfino la realtà stessa, perfino il fatto di avere un corpo, di essere proprio lì, seduto sulla sua poltrona davanti al camino. Adesso, Descartes mica l’aveva visto Matrix. Però l’idea è un po’ quella. Chi te lo dice a te che hai un corpo? Chi te lo dice che stai davvero vivendo tutto questo e che invece la realtà non è solo un’illusione? In effetti, per quanto sicuri si possa essere, una domanda così dà sempre un po’ da pensare.

Che vuol dire reale? Dammi una definizione di reale. Se ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello. Questo è il mondo che tu conosci. Il mondo com’era alla fine del XX secolo. E che ora esiste solo in quanto parte di una neuro-simulazione interattiva che noi chiamiamo Matrix. Sei vissuto in un mondo fittizio, Neo.

E cosa resta allora? Il cogito. Il fatto che io sto pensando, e penso davvero, quello sì! Non può essere un’illusione, quella! Allora se non posso essere certa dell’oggetto del mio pensiero, posso essere certa del fatto che il mio pensiero c’è, e io persona (magari senza corpo, ok, e magari senza un mondo vero intorno) esisto per davvero.

…Cioè, ditemi se non è geniale quest’uomo.