Archivi delle etichette: passato

Puzzle

Ecco, al momento quello che mi tiene maggiormente impegnata è un puzzle, un puzzle con l’immagine qui a fianco. Vedrete anche voi che è una faticaccia: sono solo 1000 pezzi ma il 90% sono azzurri/blu!

Però è bello perché è fosforescente. Anzi, sarà.

In ogni caso sto andando avanti abbastanza svelta, anche se lo sto facendo da sola sulla mia scrivania, mentre prima, tanto tempo fa, un secolo fa, i puzzle così li facevamo tutti insieme sul tappeto in camera (col risultato che alla Statua della Libertà manca un pezzo proprio al centro). Ora non abbiamo neanche più il tappeto! Che nostalgiaaa :cry:

Non pensavo, però, che fare un puzzle mi facesse questo bell’effetto. Cioè, per dire, quando sono in vena mi siedo alla scrivania, attacco l’iPod alle casse e accendo la musica, apro la finestra per spiare il vicino figo…e via! Posso pensare oppure, se voglio evitare di farlo, non pensare (tanto basta controllare che i pezzi siano al posto giusto) e canticchiare soltanto. È rilassante, è…bello.

Per una volta costruisco qualcosa, dopo tante cose che ho distrutto.

Dum differtur vita transcurrit

Quella del titolo è una frase di Seneca.

Non potete immaginare quanto un autore latino, seppure così lontano storicamente, possa parlare a una persona del nostro tempo. Sì, anche a una classe di ragazzi tra i sedici e i diciannove anni.

Quella frase vuol dire “Mentre si rimanda, la vita passa“.

E’ verissima.

E poi da qua è partito un dibattito di quasi due ore sui temi più disparati.

Sul tempo che fugge. E io credo che il tempo si sprechi solo quando non lascia niente dietro di sé. Perché se invece ogni minuto ci cambia un pochino significa che il nostro tempo a qualcosa è servito, che anche se è passato rimarrà sempre dentro di noi, nostro fino in fondo.

Sull’uomo, unico animale che uccide quelli della sua razza non solo per necessità.

E poi chi più ne ha più ne metta.

E Seneca è vissuto nel I secolo d.C. Per dire.

Sciopero

Io…cioè…capisco fare sciopero e tutto quello che volete. Ma sinceramente mi sono rotta le palle di ragazzi che fanno i gradassi, e che in consulta e in consiglio d’istituto fanno quelli rivoluzionari, e che alle manifestazioni sono sempre in prima fila, e che danno addosso a chi non fa sciopero considerando queste persone vigliacche (“Noi dobbiamo difendere i nostri diritti! Non potete dire che non cambierà niente se partite già con l’idea di non scioperare!“) e poi…quando hanno l’occasione di far fruttare il loro diritto all’istruzione, lo calpestano.

Io non avrò mai manifestato in vita mia, io sarò una un po’ nel suo mondo e un po’ ingenua, anche, ma almeno io alla fine di cinque anni di superiori qualcosa l’avrò imparato, perché io vado a scuola con l’idea di impegnarmi seriamente, e a dire il vero non mi sento neanche così soffocata come dicono. Io vado a scuola, ascolto, studio, faccio i miei compiti e stop. E va benissimo.

E loro? Loro fanno le scenate ma poi della scuola vera se ne sbattono il cazzo nei giorni normali! Ma allora andate un po’ a fanculo, dico io!

Tutta quella gente che ha lavorato sodo perché noi potessimo avere un’istruzione, un’istruzione buona, un’istruzione per tutti…ecco, tutta quella gente gli sputerebbe addosso a ‘sti bulletti.

Letteratura oggi

Ma voi non avete mai l’impressione che gli scrittori del passato fossero molto migliori di quelli di oggi? Nel senso…loro erano veramente geniali.

Oggi si pubblicano libri un po’ troppo facilmente per i miei gusti.

Ma forse mi sbaglio io.

Memoria

Io non volevo parlare della Giornata della Memoria. Ci ho pensato, sì, ma poi mi sono detta che tanto ne avrebbero già parlato tutti, e io in fondo cosa ne so, e quindi è meglio che sto zitta.

Però…oggi abbiamo fatto un’intera lezione sull’argomento, e a dire la verità non me l’aspettavo per niente, visto che gli altri anni veniva liquidato con un “Non spendo parole, tanto ormai vi esce dalle orecchie“, secondo me solo perché ognuno vorrebbe dire qualcosa di bello e di profondo che colpisca davvero, ma non trova parole che non siano già state usate.

Allora, io voglio dire solo una cosa: il motivo per cui dobbiamo continuare a ricordare quegli orrori (perché tutti – spero – ci rendiamo conto che non si possono chiamare in altro modo) è perché niente di tutto ciò si ripeta.

Ma evidentemente una sola Giornata della Memoria all’anno (con relativi documentari e commemorazioni varie) non è sufficiente. Una dimostrazione per tutte: ci sono ragazzini (e non sto mettendo in dubbio che siano infinitamente più esperti di me in fatto di politica) che ancora esaltano “il Duce” come un idolo o che disegnano la svastica nei bagni della scuola o sui muri delle case. Passatemi la volgarità, ma… CHE CAZZO NE SAPETE VOI DI COME STAVA LA GENTE???!! Credo che non esaltereste più così tanto “il Duce” e “il Fuhrer” se aveste vissuto a quei tempi!

E comunque. Lo sterminio degli ebrei (e non solo) del secolo scorso è solo uno fra i tanti genocidi della storia, alcuni dei quali probabilmente rimarranno per sempre sconosciuti. Semplicemente è quello più esemplare, forse il più atroce perché organizzato in modo così maledettamente preciso. E non sarà nemmeno l’ultimo.

Io li vedo, nel mondo, i presupposti per altri fatti del genere. Perché non è che ora che vivo io la storia rimane una semplice materia scolastica che riguarda solo il passato: la storia si ripete. Sempre, anche qui, ora. Non c’è niente di nuovo sotto il sole, e non c’è niente di nuovo nel cuore dell’uomo: solo smania di ricchezza e di potere, solo volontà di essere superiore.

Teniamo viva la Memoria di quello che è stato, perché tutte quelle discriminazioni, tutti quei massacri di persone innocenti, tutti quei silenzi forzati e quell’indifferenza, niente di tutto questo sia avvenuto invano.

Niente di tutto questo deve ripetersi. E’ responsabilità di ciascuno di noi.

Il momento magico

Dato che non ho proprio un bel niente da fare (be, veramente…) ho deciso di postare un testo bellissimo di Paulo Coelho. Be, e allora? Be, e allora devo tradurlo, perché è in inglese! E cara grazia che l’ha messo anche in inglese e non solo in spagnolo/portoghese!

E’ un testo insolitamente ottimista, quindi se vi stupite è normale, mi stupisco anch’io di volerlo postare! :)

Dobbiamo rischiare. Possiamo capire veramente il miracolo della vita solo quando lasciamo che l’imprevisto si manifesti.
Ogni giorno – insieme al sole – Dio ci dà un momento in cui è possibile cambiare tutto ciò che ci rende infelici. Ogni giorno proviamo a fingere che non ci accorgiamo di quel momento, che non esiste, che oggi è esattamente lo stesso di ieri e sarà lo stesso di domani. Ma se fai attenzione, puoi scoprire l’istante magico.
Potrebbe nascondersi nel momento in cui infiliamo la chiave nella porta al mattino, nel silenzio subito dopo cena, nelle milleuno cose che ci sembrano tutte uguali. Questo momento esiste – un momento in cui tutta la forza delle stelle passa attraverso di noi e ci permette di operare miracoli.
La felicità a volte è un dono - ma di solito è una conquista. L’istante magico ci aiuta a cambiare, ci conduce avanti per cercare i nostri sogni. Dobbiamo sopportare e passare attraverso alcuni momenti difficili e far fronte a molte delusioni – ma è tutto transitorio e inevitabile, e col tempo dobbiamo sentirci orgogliosi dei segni lasciati dietro dagli ostacoli. In futuro potremo guardare indietro con orgoglio e fiducia.
Poveri sono quelli che hanno paura di correre rischi. Perché forse non sono mai delusi, mai disillusi, non soffrono mai come quelli che hanno un sogno da inseguire. Ma quando guardano indietro – perché guardiamo sempre indietro – sentiranno il loro cuore dire: “Che cosa hai fatto con i miracoli che Dio ha seminato per i tuoi giorni? Che cosa hai fatto con il talento che il tuo Maestro ti ha affidato? L’hai seppellito profondamente in una tomba perché avevi paura di perderlo. Perciò questa è la tua eredità: la certezza che hai sprecato la tua vita.”
Poveri sono quelli che sentono queste parole. Perché poi crederanno nei miracoli, ma gli istanti magici della vita saranno già passati.

Be, effettivamente non è poi così ottimista, visto che mi identifico in questi poveri che hanno paura di correre rischi.

Comunque se non vi fidate della MIA traduzione questo è il testo originale.

Post da ultimo dell’anno

Le convenzioni mi costringono, oggi 31 dicembre, a guardarmi indietro nell’anno passato, prima di entrare in quello nuovo. Come se poi tra oggi e domani cambiasse qualcosa. Ma comunque.

Un bilancio del 2009 è proprio quello che sto per fare. E stavolta sarò facilitata dal diario su cui scrivo ogni giorno.

Questo è stato l’anno di Ludo. Ludo, quel mio compagno di classe rrromano de Roma che è arrivato quel lontano 7 gennaio, in un giorno che nevicava. Proprio pochi giorni dopo che avevo visto Come tu mi vuoi, e chi è furbo potrà capire quante somiglianze io avessi trovato tra il film e la realtà.

Questo è stato l’anno in cui ho capito (si spera definitivamente) che la realtà non è uguale ai film. La realtà è la realtà, e le cose succedono così, senza un filo logico, senza un lieto fine, forse senza neanche un senso. Ma chissà, non si può mai dire.

Questo è stato l’anno della prima migliore amica che io abbia mai avuto, l’amica che vedi ogni giorno a scuola, con cui siete compagne di banco, con cui vi vedete e vi chiamate e vi messaggiate anche dopo la scuola, l’amica a cui dici tutto senza vergognarti. Ma anche questa bella amicizia è finita, proprio una decina di giorni fa, e probabilmente non ricomincerà più davvero. Forse avevo bisogno di un’amica così fidata, così vicina. O forse no.

Questo è stato l’anno in cui ho alternato periodi di euforia al massimo grado (a volte motivata, a volte no) a periodi di depressione totale, dove mi sarei quasi tagliata le vene. No va be, non l’avrei mai fatto, era un modo di dire. Ma c’era veramente da far venire l’angoscia quando stavo così.

Questo è stato l’anno delle cotte-amori-platonici per tipi sconosciuti. Patetico, lo so. Perdere la testa e quasi pedinare (attenzione, non sono una maniaca, state tranquilli!) ragazzi che non si conoscono!

Questo è stato l’anno, però, in cui ho sempre avuto lui in testa. Quel lui che mi è sempre piaciuto e che stasera finalmente si dichiarerà a una mia amica (d’oh!).

Questo è stato l’anno dell’ospedale: una settimana a febbraio e una settimana a giugno. E ognuno dei due ricoveri ha portato con sé le proprie conseguenze: amicizie, cotte, rifiuti, litigi, allegria,…un po’ di tutto.

Questo è stato l’anno anche del busto, quindi. Fino a settembre il gesso e da settembre il corsetto mobile. Ho visitato Milano abbastanza spesso ultimamente, devo dire.

Questo è stato l’anno del computer portatile. Comprato a gennaio e quasi sempre acceso da allora. Ho contratto una brutta dipendenza. Il mio pc comprato da me da sola con i miei soldi è uno dei principali motivi per cui sono cambiata, e per cui la sera a volte sono nauseata di me stessa. Perché mi ci perdo dentro, me ne frego della vita reale e il tempo sparisce.

Questo è stato l’anno anche del blog, una delle poche cose belle che il computer ha portato con sé.

Questo è stato l’anno in cui qualcuno si è accorto delle mie canzoni. Prima una mia compagna di classe (ma lei solo per invidia), poi la mia ex-migliore amica (una canzone era dedicata a lei, e la adorava), e adesso…un gruppo di miei amici, un gruppo sconosciuto, ok, ma un gruppo vero. No, scusate, questa ve la devo proprio dire, poi magari non se ne farà niente, ma c’è uno (uno bravissimo in materia di musica) che ha detto una cosa su di me che mi ha fatto troppo esaltare, proprio adesso che ormai mi sembrava di cantare come una capra in calore: ha detto che ho una voce allucinante, che sono impostatissima e sembro un pianoforte! Non so esattamente che cosa implichi tutto ciò, ma ha tutta l’aria di essere una cosa bellissima!!

Questo è stato l’anno in cui sono cresciuta. Anche fisicamente un po’, ma soprattutto di testa, in tutti i campi. Poi magari nei fatti mi comporto come una bambina di cinque anni, eh!

Questo è stato l’anno dei litigi con i miei, soprattutto con mio padre che è una persona veramente chiusa e limitata. Ma ci sono stati anche dei periodi di tregua, di pace quasi.

Questo è stato l’anno delle paranoie e dei sensi di colpa, che quasi sempre seguivano momenti in cui ero sicurissima di avere ragione.

Questo è stato l’anno del primo matrimonio a cui sono andata senza la mia famiglia. Aaaah, il matrimonio assassino

Questo è stato l’anno dell’informatica, dell’ECDL e delle Olimpiadi. Piccole cose, lo so, ma mi gasano da matti!

Questo è stato l’anno dell’estate più schifosa della mia vita.

Questo è stato l’anno… Va be sì insomma, questo è stato un anno diverso. Strano.

Sto cambiando un sacco.

Ok, ora basta con il passato. Cioè, non è un capitolo chiuso, però mi dicono di guardare al 2010, l’anno che verrà. Non lo so cosa aspettarmi. Devo solo viverlo.

Buon anno a tutti!!!

Il mio PslA ritardatario

Per chi non lo sapesse, PslA = Post sotto l’Albero, ovvero l’idea che è venuta a Sir Squonk di raccogliere ogni Natale i post natalizi di alcuni blogger (alcuni e poi sempre di più). Io, ad esempio, non lo sapevo.

Mi sono sempre sentita un po’ Scrooge dentro. Ebenezer Scrooge, quel vecchio avaro creato da Dickens più di cent’anni fa, che ha ispirato un sacco di film e che ha dato un nome a quella parte che, piccola o grande, c’è in ognuno di noi.

Inutile dire che il Natale non lo sento per niente. Proprio per niente quest’anno non posso dirlo, perché nevica, e questa neve varrà pur qualcosa.

Però da quando ho scoperto che Babbo Natale non esiste il Natale ha perso via via il suo sapore. Il sapore di festa, il sapore di pandoro, il sapore di risveglio alla mattina prestissimo per aprire i regali, il sapore di vacanze e di avere tutto il tempo per stare a casa in maglione e calzettoni e pantofoloni a giocare…

No. Babbo Natale non c’entra, è solo una mia stupida giustificazione per il fatto che Natale mi sembra un giorno come un altro. La verità è che sono io che ho allontanato queste cose da me. Che non ho più né la voglia né la forza di prepararmi all’evento in una qualche maniera, come invece ancora fanno i miei fratelli, e come facevo io prima. Non ho neanche voglia di comprare regali, anche se comprarli mi piace ancora, solo che i soldi non crescono sugli alberi e il tempo neanche, almeno non dalle mie parti.

Un po’ perché sono piena di rabbia. Rabbia perché sono andata alle superiori, e ho anche cominciato a navigare in rete in modo massiccio, e ho scoperto il mondo. Un mondo che non è come me l’aspettavo. Essere adulti non è tutto sto divertimento.

Un po’ perché odio il buonismo. E a Natale di buonismo ce n’è da vendere. Natale è un’occasione per fare pace, per essere più buoni, per fare un gesto di carità, per essere gentili…poi tutto il resto dell’anno si può anche uccidere, l’importante è non farlo il giorno di Natale. Il che non ha assolutamente senso. Io sono cristiana, e il Natale per me non ha solo il significato di comprare/ricevere regali per/da tutti. Chi pensa che Natale sia un’occasione e non crede nel significato cristiano della festa sta dicendo una cosa senza senso. Chi pensa che Natale sia un’occasione e crede nel significato cristiano della festa sta dicendo ugualmente una cosa senza senso, perché se Natale è un’occasione per fare del bene allora anche gli altri 364 giorni dell’anno dovrebbero esserlo. Così è per me, anche se il fatto di avere 365 occasioni all’anno non vuol dire necessariamente riuscire a coglierne una.

Un po’ perché sto contraendo una forte allergia alle feste, feste di ogni tipo. Tutte le decorazioni & Co. che vedo in giro mi mettono più che altro malinconia. Tra le altre cose, è anche perché non mi va di dover essere allegra quando me lo impongono gli altri, che se ho dei motivi per essere allegra il 2 novembre e dei motivi per essere triste il 25 dicembre non mi va che la gente mi apostrofi dicendo: “E’ Natale, devi essere un po’ allegra!“. Anche questo non ha senso. Sembra che siano poche le cose che hanno davvero senso, qui. Che poi hanno tutti un bel dire “Io il Natale non lo sento più“, “Per me il Natale sta perdendo significato“, “Natale è un giorno qualunque“, però alla fine mi sento apostrofare ogni anno allo stesso modo.

Un po’ perché ho la sensazione che tutta la cornice che si fa intorno al Natale sia un’immensa e infantile pagliacciata. Non lo so perché. Ed è una cosa triste, tristissima, lo ammetto. Ho nostalgia dei Natali che ho passato fino ai 10 anni, di quei Natali che andavano a finire nella classifica dei giorni più belli e più attesi dell’anno.

Allora sapevo molto meno, ma a volte mi dico che preferirei sapere meno ed essere più felice che il contrario. Mi sembra che più so più sono triste.

Ecco, io non lo so di preciso cosa voglio dire con questo post. Non penso che Scrooge il 24 dicembre abbia pensato tutto questo, probabilmente se ne fregava e basta, sempre se era a conoscenza dell’esistenza del Natale. 1 a 0 per me: sono in leggero vantaggio rispetto a lui.

Però poi…come cambia, lui, dopo la visita dei 3 spiriti. Passato, presente, futuro.

Passato: sulla mia infanzia niente da dire. Io ritengo di aver avuto un’infanzia felice. Basta guardare un filmino o una foto qualunque. Anzi, se possibile ho avuto un’infanzia migliore di molte altre persone. Non come Scrooge che era stato mollato dal padre in collegio. Però quanto ad azioni cattive siamo lì. Anch’io ho deluso e fatto del male a molte persone negli ultimi anni, forse non per avarizia ma valgono comunque.

Presente: sul presente…be, da dire ce ne sarebbe eccome, ma è difficile. Sapete, le cose si capiscono bene solo dopo un bel po’ di tempo, riguardandole dall’esterno a mente lucida. Quando ci si è dentro si vede solo un gran casino. Anche se…a parte alcuni periodi di buonumore e a parte le ultime settimane dove in generale il mio umore è stato sempre sul medio-alto, posso affermare tranquillamente che quest’anno sia stato abbastanza negativo. Non tanto per i fatti, ma per il mio comportamento. Però alla fine nel mondo di oggi di persone veramente felici non ne vedo poi tante, come ne vedeva Scrooge il giorno di Natale. Ci sono persone che mi fanno solo pena, e nient’altro.

Futuro: oddio no! Non voglio morire derisa e disprezzata da tutti come Scrooge! A me non succederà, vero? VERO??

Purtroppo da me gli spiriti non verranno mai. No, anzi, non posso escluderlo a priori. Però finora non sono venuti.

Spero solo di riconoscerli quando arriveranno. E di cambiare per davvero, perché di segni ne ho ricevuti tanti, più o meno concreti, in questi 16 anni e mezzo di vita, e molti mi hanno anche scalfito profondamente. Ma mai abbastanza profondamente da farmi cambiare in meglio, e per sempre, senza restare solo ricordi impolverati tra le routine delle pagine di un diario.

Dopo tutte queste elucubrazioni della mia mente strana…è giunto il momento: la signorina Scrooge augura a tutti voi un buon Natale! E non augura altro, se non che questo Natale sia, se non un’occasione, almeno uno scossone per tutti voi, uno stimolo a farsi delle domande e a capire cos’è che veramente volete da questo Natale.