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Come sono ora

Un quarto, al quale tutto va bene, vedendo che gli altri (che egli potrebbe benissimo aiutare) si dibattono fra gravi difficoltà, ragiona così: “Che me ne importa? L’altro sia felice quanto piace al Cielo o quanto può esserlo da solo; io non lo priverò di nulla, anzi neppure lo invidierò; ma non intendo dare alcun contributo al suo benessere e soccorrerlo nel bisogno”. Ora, se questo modo di vedere divenisse una legge universale di natura, il genere umano potrebbe senz’altro continuare ad esistere e certamente in condizioni migliori di quelle in cui tutti vanno cianciando di simpatia e benevolenza o magari affaccendandosi per metterle in pratica in certi casi, ma anche, appena possono, ingannando, e intrallazzando ai danni di terzi e cercando di recar loro ogni sorta di danno.

Poi va be, Kant usa queste parole per affermare il contrario, ma io preferisco fermare qui la citazione.

Perché, anche se non ci crederete, è così che ragiono ora.

I pomeriggi alla Charles Dickens

Oggi pomeriggio ero in giro a fare delle commissioni varie. Erano le 17, e c’era già buio.

Parcheggio la bici in una via del centro e mi tolgo le cuffiette dalle orecchie.

E c’era un vecchio, un vecchio con la barba bianca e gli occhiali, secco, sulla sessantina o forse più. Stava suonando il flauto traverso su delle melodie che uscivano da due casse appoggiate per terra dietro di lui. Suonava magnificamente.

…Vi giuro che mi sembrava di essere caduta in un romanzo di Dickens!

Io lo stavo fissando, ma ero dietro di lui, non mi vedeva. All’improvviso si gira, mi guarda e mi fa: “Stasera ho un pubblico stupido!“. Non era rabbia quella, era delusione. Era senso di impotenza di un uomo che vuole cambiare le cose ma non trova nemmeno una persona che stia lì ad ascoltarlo. Non chiedeva soldi, ci ho guardato e non c’era niente per raccoglierli. Quello che chiedeva era che qualcuno si fermasse anche solo per un attimo.

Adesso, già io sono una che proverebbe compassione anche per un assassino (a meno che non sia il mio :D ), ma vedere che nessuno – dico, nessuno – si fermava, nonostante fosse tutta gente che era in giro a cazzeggiare, mi ha fatto proprio male al cuore. Quante di quelle persone che non avevano niente da fare ha alzato gli occhi per cercare Venere stasera? Nessuno. È una domanda un po’ stupida, lo so. Ne faccio un’altra: è proprio così difficile dare un minimo del proprio tempo a un vecchio in frac (che quindi, a meno che non fosse imbottito di pelle di foca, era anche piuttosto infreddolito) che suona in una stradina del centro un buio pomeriggio di fine autunno?

Poi è inutile che appendiate le lucine di Natale per far vedere quanto ci vogliamo tutti bene. Che poi ‘ste lucine adesso che sono spente sembrano più dei pezzi di filo spinato che delle decorazioni natalizie.

Ma comunque.

Io da grande voglio essere come lui: avere il coraggio di mettermi in gioco, di starmene al freddo a suonare musica classica davanti a giovani che ascoltano house&Co. e che magari se lo additeranno ridendo, anche. Come per dimostrare che dalla lunga vita che ho vissuto ho capito qualcosa e che lo voglio esprimere.

Io non capisco…

Ma come fanno tutte le altre ad essere sempre così perfette?? Come???

O forse dovrei capovolgere la domanda, e chiedermi come faccio io ad essere sempre così totalmente imperfetta.

Mah…mistero… Ormai mi ci sono abituata. Però mi fa tanta rabbia.

Viaggio in pullman

A me piace andare in pullman.

Anche se a volte i pullman sono strapieni tanto che neanche si riesce a timbrare il biglietto, e io ho una specie di fobia del contatto fisico (non per davvero, è una cosa di carattere, però posso dire che le uniche volte che sono stata sicura di me stessa ero con gli amici dell’ospedale… ma qui poi finiamo un attimino su altre reti).
Anche se odio tutti quegli odori forti concentrati.
Anche se c’è gente che ti guarda male al minimo movimento.
Anche se tutti corrono a prendere il posto singolo vicino all’uscita (chissà poi perché… dev’essere per lo stesso motivo per cui nelle sale d’attesa chi si siede lascia sempre un posto vuoto tra sé e gli altri) e chi alla fine se lo becca viene fulminato per tutta la corsa.
Anche se i pullman sono perennemente in ritardo.
Anche se nei mezzi pubblici i germi si moltiplicano (e tutti ultimamente vanno in giro con l’Amuchina Gel per paura dell’influenza suina, che gran cagata, come se l’Amuchina gli evitasse di prendersela). Ma dico io… Al diavolo l’influenza suina.

A me piace andare in pullman. Solo che se appena appena non piove sono costretta ad andare a scuola in bici, perché ovviamente i miei non capirebbero mai la necessità di pagare il biglietto solo per un mio sfizio.

Così quando mi sveglio la mattina e piove sono contenta. Cioè no… di solito se piove è perché sono di cattivo umore, però sapere che ho un motivo per andare in pullman mi rallegra un tantino.

Ma perché mai?

Forse perché tra la gente sui pullman ogni tanto capita un ragazzo…ma non figo, proprio bello, e posso stare lì a fissarlo quanto ne ho voglia, tanto poi chi lo vede più (salvo poi scoprire che sta nella classe proprio accanto alla mia, il che non è ancora mai successo, ma non si sa mai).
Forse perché in fondo ascoltare i discorsi ridicoli e patetici che fanno certe ragazze mi fa ridere.
Forse perché una delle mie attività preferite è osservare, e non c’è niente di meglio che farsi un giro per la città, in piedi o seduta ma comunque ferma al mio posto, per guardarmi intorno, fare un po’…la trainspotter, come dico sempre io, guardare la vita che scorre.
Forse perché non ho voglia di fare fatica quindi preferisco salire su un mezzo e non pensare più alla strada finché esso non mi avrà portato a destinazione.
Forse perché ho la mente bacata. Sì, anche questo ha una sua logica. Non ho mai nascosto di essere strana, a volte non mi capisco neanch’io.

No, forse ho capito perché. Io ne ho bisogno. Ho bisogno di avere una pausa tra casa e scuola, un attimo di respiro, perché sia a casa che a scuola vedo cose che mi danno pensieri troppo negativi. Ho bisogno di rimanere per venti minuti sola con me stessa, sola con la mia musica, sola con i rumori che ho intorno, sola anche se tra tante persone che magari mi fissano ma a cui non devo niente. Sola in una zona neutrale dove i miei problemi non sono più così urgenti, visto che devono aspettare perlomeno la fine della corsa.

Dai ma sono proprio così anormale??

Primo giorno di scuola

This is just an ordinary day… [Se ci riuscite immaginatevi me che canto Ordinary Day di Dolores O' Riordan. Ce l'avete presente, sì?]

Perché oggi è stato il primo giorno di scuola per me. E tutti sono un po’ cambiati. Ma tutti alla fine siamo sempre gli stessi.

Dalle cose più stupide come i ritardi alle varie falsità e fatti del genere in classe, credo che quest’anno sarà esattamente come tutti gli altri, almeno per quanto mi riguarda. Sarò pessimista, sì, ma – concedetemelo – anche un po’ realista.

Non ho voglia di dire altro, finirei solo per piangermi addosso ed è da un bel po’ che mi sono ripromessa di non farlo più, soprattutto pubblicamente. Spero di riuscire a rimanere di umore buono abbastanza per sopportare tutti i casini che ci saranno quest’anno, e ricacciare indietro tutte le lacrime che quasi ogni giorno, alla campanella della sesta ora, mi verrà voglia di far uscire.

Non esagero. Io mi sento veramente anomala quando vado a scuola. Sarà per il busto che mi impedisce di essere una normale sedicenne a tutti gli effetti, sarà perché ormai non si capisce se nella testa di certe persone ci sia qualcosa o se siano tutte zucche vuote. Non lo so…

E poi quest’anno…cioè, cavoli, vi rendete conto che il primo giorno della quarta già ci hanno dato delle fotocopie delle prove di maturità degli anni scorsi per prepararci? Che ansiaaaaa… La nostra maturità è anche più difficile, perché un pezzo dell’orale è in francese, e non si sa ancora bene come sarà visto che è un indirizzo sperimentale e ancora poco diffuso in Italia.

 

Mamma mia… Ma avete mai sentito qualcuno lamentarsi quanto me già dal primo giorno di scuola??? o_O

No ma dai… Alla fine la scuola mi occupa le giornate, quando finirà sono sicura che mi mancherà (soprattutto vedendo la situazione in casa, quella sì che va male)…

It’s all about movement

Scusatemi il titolo in inglese, ma non trovavo un’espressione italiana che rendesse uguale.

Nella nostra società, l’importante è andare veloce. In autostrada, mucchi di macchine tutte grigie o nere, tutte uguali, si immettono in una specie di grande corrente… Guidare, guidare, veloce, sempre più veloce… e se qualcuno è troppo lento superare…

Per la strada la gente corre per prendere la metro o il pullman…

Eravamo in coda appena entrati a Milano. Ovviamente tutti strombazzavano per riuscire a passare. Insulti e bestemmie sono all’ordine del giorno per gli automobilisti di fretta. E’ arrivata un’ambulanza a sirene spiegate e le macchine intorno l’hanno lasciata passare a malapena.

E ho visto una zingara, in mezzo alla corsia, che vendeva giornali. Nessuno l’ha degnata di uno sguardo. Qualcuno ha messo il blocco alla portiera. Cavoli, mi è venuto da pensare, qua siamo messi bene a rapporti umani. Io a volte sento tanta pena per chi vende la roba o chiede la carità agli angoli delle strade… Ci saranno anche dei delinquenti lì in mezzo, non dico il contrario, però penso che se fossi al posto loro la cosa che aspetterei di più sarebbe se non qualche soldo almeno un sorriso. Un sorriso, non è difficile.

Chissà come doveva essere bello il mondo quando tutti andavano al lavoro a piedi. Quando la gente aveva ancora tempo per sedersi su una panchina a osservare quello che aveva intorno, a leggersi il giornale o a fare due chiacchiere. Forse sono un po’ troppo idealista…

Nel mondo…

Nel mondo ci sono più di 6 miliardi di persone…

Chissà quante storie, quante emozioni… Chissà quante persone stanno morendo, e quanti bimbi stanno nascendo in questo preciso momento… Quante persone stanno facendo questa o quell’altra cosa…

Mi vengono i brividi solo a pensarci…solo a pensare quanto immensamente grande e vario è il mondo.

Date un’occhiata a questa pagina: http://www.breathingearth.net/. Vi farà rendere conto di quante cose possono succedere in un solo secondo…