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Il mondo mi fa paura. Il futuro mi fa paura.

Ok, lo ammetto, ho una paura folle.

Mi sta venendo paura sul serio

No ma a me mi sta venendo paura sul serio.

Avete presente quella profezia dei Maya, del 21 dicembre 2012? No, be, io non ci ho mai creduto, ma proprio neanche da lontano.

Però ultimamente ci sono un po’ troppo disastri per i miei gusti. Terremoti di qua, terremoti di là, l’asse terrestre spostato, cambiamenti climatici, e chi più ne ha più ne metta.

La situazione del mondo è sempre più delicata, a tutti i livelli – naturale, politico, umano, … .

Ci sono tutti i sintomi dell’avvicinarsi di una catastrofe. O della cosiddetta “fine del mondo”. Che poi cosa vuol dire “fine del mondo”? Io posso immaginare un terremoto, l’eruzione di un vulcano, un black out mondiale, o anche tutto insieme se volete. Ma la fine del mondo che cos’è? Mi sembra una cosa…come dire…troppo mitologica.

Io c’ho un po’ di angoscia, sì.

Paycheck

Ieri sera mi sono guardata Paycheck. Non so perché io l’abbia scaricato, visto che non ne avevo mai sentito parlare. (Ooooh no, non c’entra niente il fatto che il protagonista sia quel belliiiissimo attore che risponde al nome di Ben Affleck! ;) )

Be, insomma, l’ho guardato. Sinceramente mi è piaciuto, molto. E’ un po’ fantascienza, un po’ avventura, un po’ così e un po’ cosà.

Praticamente è la storia di un ingegnere che lavora segretamente per varie grandi aziende. Ogni suo lavoro dura otto settimane, durante le quali si stabilisce presso l’azienda e lavora lavora lavora. Al termine delle otto settimane, la sua memoria viene cancellata, perché tutto il suo lavoro deve rimanere assolutamente segreto, appunto.

Solo che un bel giorno un suo “amico” gli propone un lavoro con un guadagno di milioni di dollari in azioni ma che dura…tre anni. Un po’ titubante, lui accetta. Poi si risveglia tre anni dopo e si accorge di varie stranezze, e così cerca di capire, con l’aiuto di indizi che lui stesso si era lasciato, cosa cappero è successo in quei tre anni.

E’ un po’ angosciante, anche. Io trovo sempre un aspetto…per così dire…moraleggiante, e questa volta c’è una cosa che riguarda il futuro. E’ una posizione di cui sono sempre stata convinta: se noi potessimo vedere il futuro, non avremmo più un futuro, perché tutti i nostri sforzi sarebbero in vista della realizzazione di ciò che abbiamo visto, e ciò che abbiamo visto si realizzerebbe proprio per questo motivo. L’ho detto in modo un po’ contorto, in effetti…

E un’altra cosa mi angoscia di questo film. C’è un momento in cui si parla della possibile distruzione del mondo. E io non credo che, per com’è messo il mondo oggi, una distruzione totale non sia possibile. Anzi… E’ uno dei motivi per cui mi viene da usare un luogo comune come “Si stava meglio quando si stava peggio“, nel senso che…in passato si ritenevano enormemente grandi cose che potevano distruggere più uomini in una volta, e questo è crudele, ok, ma era inconcepibile poter distruggere un intero paese in una volta, e il mondo, poi…

Ok, ho detto cose un po’ confusionarie, lo ammetto. Non sapevo come spiegare!

Memoria

Io non volevo parlare della Giornata della Memoria. Ci ho pensato, sì, ma poi mi sono detta che tanto ne avrebbero già parlato tutti, e io in fondo cosa ne so, e quindi è meglio che sto zitta.

Però…oggi abbiamo fatto un’intera lezione sull’argomento, e a dire la verità non me l’aspettavo per niente, visto che gli altri anni veniva liquidato con un “Non spendo parole, tanto ormai vi esce dalle orecchie“, secondo me solo perché ognuno vorrebbe dire qualcosa di bello e di profondo che colpisca davvero, ma non trova parole che non siano già state usate.

Allora, io voglio dire solo una cosa: il motivo per cui dobbiamo continuare a ricordare quegli orrori (perché tutti – spero – ci rendiamo conto che non si possono chiamare in altro modo) è perché niente di tutto ciò si ripeta.

Ma evidentemente una sola Giornata della Memoria all’anno (con relativi documentari e commemorazioni varie) non è sufficiente. Una dimostrazione per tutte: ci sono ragazzini (e non sto mettendo in dubbio che siano infinitamente più esperti di me in fatto di politica) che ancora esaltano “il Duce” come un idolo o che disegnano la svastica nei bagni della scuola o sui muri delle case. Passatemi la volgarità, ma… CHE CAZZO NE SAPETE VOI DI COME STAVA LA GENTE???!! Credo che non esaltereste più così tanto “il Duce” e “il Fuhrer” se aveste vissuto a quei tempi!

E comunque. Lo sterminio degli ebrei (e non solo) del secolo scorso è solo uno fra i tanti genocidi della storia, alcuni dei quali probabilmente rimarranno per sempre sconosciuti. Semplicemente è quello più esemplare, forse il più atroce perché organizzato in modo così maledettamente preciso. E non sarà nemmeno l’ultimo.

Io li vedo, nel mondo, i presupposti per altri fatti del genere. Perché non è che ora che vivo io la storia rimane una semplice materia scolastica che riguarda solo il passato: la storia si ripete. Sempre, anche qui, ora. Non c’è niente di nuovo sotto il sole, e non c’è niente di nuovo nel cuore dell’uomo: solo smania di ricchezza e di potere, solo volontà di essere superiore.

Teniamo viva la Memoria di quello che è stato, perché tutte quelle discriminazioni, tutti quei massacri di persone innocenti, tutti quei silenzi forzati e quell’indifferenza, niente di tutto questo sia avvenuto invano.

Niente di tutto questo deve ripetersi. E’ responsabilità di ciascuno di noi.

Post da ultimo dell’anno

Le convenzioni mi costringono, oggi 31 dicembre, a guardarmi indietro nell’anno passato, prima di entrare in quello nuovo. Come se poi tra oggi e domani cambiasse qualcosa. Ma comunque.

Un bilancio del 2009 è proprio quello che sto per fare. E stavolta sarò facilitata dal diario su cui scrivo ogni giorno.

Questo è stato l’anno di Ludo. Ludo, quel mio compagno di classe rrromano de Roma che è arrivato quel lontano 7 gennaio, in un giorno che nevicava. Proprio pochi giorni dopo che avevo visto Come tu mi vuoi, e chi è furbo potrà capire quante somiglianze io avessi trovato tra il film e la realtà.

Questo è stato l’anno in cui ho capito (si spera definitivamente) che la realtà non è uguale ai film. La realtà è la realtà, e le cose succedono così, senza un filo logico, senza un lieto fine, forse senza neanche un senso. Ma chissà, non si può mai dire.

Questo è stato l’anno della prima migliore amica che io abbia mai avuto, l’amica che vedi ogni giorno a scuola, con cui siete compagne di banco, con cui vi vedete e vi chiamate e vi messaggiate anche dopo la scuola, l’amica a cui dici tutto senza vergognarti. Ma anche questa bella amicizia è finita, proprio una decina di giorni fa, e probabilmente non ricomincerà più davvero. Forse avevo bisogno di un’amica così fidata, così vicina. O forse no.

Questo è stato l’anno in cui ho alternato periodi di euforia al massimo grado (a volte motivata, a volte no) a periodi di depressione totale, dove mi sarei quasi tagliata le vene. No va be, non l’avrei mai fatto, era un modo di dire. Ma c’era veramente da far venire l’angoscia quando stavo così.

Questo è stato l’anno delle cotte-amori-platonici per tipi sconosciuti. Patetico, lo so. Perdere la testa e quasi pedinare (attenzione, non sono una maniaca, state tranquilli!) ragazzi che non si conoscono!

Questo è stato l’anno, però, in cui ho sempre avuto lui in testa. Quel lui che mi è sempre piaciuto e che stasera finalmente si dichiarerà a una mia amica (d’oh!).

Questo è stato l’anno dell’ospedale: una settimana a febbraio e una settimana a giugno. E ognuno dei due ricoveri ha portato con sé le proprie conseguenze: amicizie, cotte, rifiuti, litigi, allegria,…un po’ di tutto.

Questo è stato l’anno anche del busto, quindi. Fino a settembre il gesso e da settembre il corsetto mobile. Ho visitato Milano abbastanza spesso ultimamente, devo dire.

Questo è stato l’anno del computer portatile. Comprato a gennaio e quasi sempre acceso da allora. Ho contratto una brutta dipendenza. Il mio pc comprato da me da sola con i miei soldi è uno dei principali motivi per cui sono cambiata, e per cui la sera a volte sono nauseata di me stessa. Perché mi ci perdo dentro, me ne frego della vita reale e il tempo sparisce.

Questo è stato l’anno anche del blog, una delle poche cose belle che il computer ha portato con sé.

Questo è stato l’anno in cui qualcuno si è accorto delle mie canzoni. Prima una mia compagna di classe (ma lei solo per invidia), poi la mia ex-migliore amica (una canzone era dedicata a lei, e la adorava), e adesso…un gruppo di miei amici, un gruppo sconosciuto, ok, ma un gruppo vero. No, scusate, questa ve la devo proprio dire, poi magari non se ne farà niente, ma c’è uno (uno bravissimo in materia di musica) che ha detto una cosa su di me che mi ha fatto troppo esaltare, proprio adesso che ormai mi sembrava di cantare come una capra in calore: ha detto che ho una voce allucinante, che sono impostatissima e sembro un pianoforte! Non so esattamente che cosa implichi tutto ciò, ma ha tutta l’aria di essere una cosa bellissima!!

Questo è stato l’anno in cui sono cresciuta. Anche fisicamente un po’, ma soprattutto di testa, in tutti i campi. Poi magari nei fatti mi comporto come una bambina di cinque anni, eh!

Questo è stato l’anno dei litigi con i miei, soprattutto con mio padre che è una persona veramente chiusa e limitata. Ma ci sono stati anche dei periodi di tregua, di pace quasi.

Questo è stato l’anno delle paranoie e dei sensi di colpa, che quasi sempre seguivano momenti in cui ero sicurissima di avere ragione.

Questo è stato l’anno del primo matrimonio a cui sono andata senza la mia famiglia. Aaaah, il matrimonio assassino

Questo è stato l’anno dell’informatica, dell’ECDL e delle Olimpiadi. Piccole cose, lo so, ma mi gasano da matti!

Questo è stato l’anno dell’estate più schifosa della mia vita.

Questo è stato l’anno… Va be sì insomma, questo è stato un anno diverso. Strano.

Sto cambiando un sacco.

Ok, ora basta con il passato. Cioè, non è un capitolo chiuso, però mi dicono di guardare al 2010, l’anno che verrà. Non lo so cosa aspettarmi. Devo solo viverlo.

Buon anno a tutti!!!

Il mio PslA ritardatario

Per chi non lo sapesse, PslA = Post sotto l’Albero, ovvero l’idea che è venuta a Sir Squonk di raccogliere ogni Natale i post natalizi di alcuni blogger (alcuni e poi sempre di più). Io, ad esempio, non lo sapevo.

Mi sono sempre sentita un po’ Scrooge dentro. Ebenezer Scrooge, quel vecchio avaro creato da Dickens più di cent’anni fa, che ha ispirato un sacco di film e che ha dato un nome a quella parte che, piccola o grande, c’è in ognuno di noi.

Inutile dire che il Natale non lo sento per niente. Proprio per niente quest’anno non posso dirlo, perché nevica, e questa neve varrà pur qualcosa.

Però da quando ho scoperto che Babbo Natale non esiste il Natale ha perso via via il suo sapore. Il sapore di festa, il sapore di pandoro, il sapore di risveglio alla mattina prestissimo per aprire i regali, il sapore di vacanze e di avere tutto il tempo per stare a casa in maglione e calzettoni e pantofoloni a giocare…

No. Babbo Natale non c’entra, è solo una mia stupida giustificazione per il fatto che Natale mi sembra un giorno come un altro. La verità è che sono io che ho allontanato queste cose da me. Che non ho più né la voglia né la forza di prepararmi all’evento in una qualche maniera, come invece ancora fanno i miei fratelli, e come facevo io prima. Non ho neanche voglia di comprare regali, anche se comprarli mi piace ancora, solo che i soldi non crescono sugli alberi e il tempo neanche, almeno non dalle mie parti.

Un po’ perché sono piena di rabbia. Rabbia perché sono andata alle superiori, e ho anche cominciato a navigare in rete in modo massiccio, e ho scoperto il mondo. Un mondo che non è come me l’aspettavo. Essere adulti non è tutto sto divertimento.

Un po’ perché odio il buonismo. E a Natale di buonismo ce n’è da vendere. Natale è un’occasione per fare pace, per essere più buoni, per fare un gesto di carità, per essere gentili…poi tutto il resto dell’anno si può anche uccidere, l’importante è non farlo il giorno di Natale. Il che non ha assolutamente senso. Io sono cristiana, e il Natale per me non ha solo il significato di comprare/ricevere regali per/da tutti. Chi pensa che Natale sia un’occasione e non crede nel significato cristiano della festa sta dicendo una cosa senza senso. Chi pensa che Natale sia un’occasione e crede nel significato cristiano della festa sta dicendo ugualmente una cosa senza senso, perché se Natale è un’occasione per fare del bene allora anche gli altri 364 giorni dell’anno dovrebbero esserlo. Così è per me, anche se il fatto di avere 365 occasioni all’anno non vuol dire necessariamente riuscire a coglierne una.

Un po’ perché sto contraendo una forte allergia alle feste, feste di ogni tipo. Tutte le decorazioni & Co. che vedo in giro mi mettono più che altro malinconia. Tra le altre cose, è anche perché non mi va di dover essere allegra quando me lo impongono gli altri, che se ho dei motivi per essere allegra il 2 novembre e dei motivi per essere triste il 25 dicembre non mi va che la gente mi apostrofi dicendo: “E’ Natale, devi essere un po’ allegra!“. Anche questo non ha senso. Sembra che siano poche le cose che hanno davvero senso, qui. Che poi hanno tutti un bel dire “Io il Natale non lo sento più“, “Per me il Natale sta perdendo significato“, “Natale è un giorno qualunque“, però alla fine mi sento apostrofare ogni anno allo stesso modo.

Un po’ perché ho la sensazione che tutta la cornice che si fa intorno al Natale sia un’immensa e infantile pagliacciata. Non lo so perché. Ed è una cosa triste, tristissima, lo ammetto. Ho nostalgia dei Natali che ho passato fino ai 10 anni, di quei Natali che andavano a finire nella classifica dei giorni più belli e più attesi dell’anno.

Allora sapevo molto meno, ma a volte mi dico che preferirei sapere meno ed essere più felice che il contrario. Mi sembra che più so più sono triste.

Ecco, io non lo so di preciso cosa voglio dire con questo post. Non penso che Scrooge il 24 dicembre abbia pensato tutto questo, probabilmente se ne fregava e basta, sempre se era a conoscenza dell’esistenza del Natale. 1 a 0 per me: sono in leggero vantaggio rispetto a lui.

Però poi…come cambia, lui, dopo la visita dei 3 spiriti. Passato, presente, futuro.

Passato: sulla mia infanzia niente da dire. Io ritengo di aver avuto un’infanzia felice. Basta guardare un filmino o una foto qualunque. Anzi, se possibile ho avuto un’infanzia migliore di molte altre persone. Non come Scrooge che era stato mollato dal padre in collegio. Però quanto ad azioni cattive siamo lì. Anch’io ho deluso e fatto del male a molte persone negli ultimi anni, forse non per avarizia ma valgono comunque.

Presente: sul presente…be, da dire ce ne sarebbe eccome, ma è difficile. Sapete, le cose si capiscono bene solo dopo un bel po’ di tempo, riguardandole dall’esterno a mente lucida. Quando ci si è dentro si vede solo un gran casino. Anche se…a parte alcuni periodi di buonumore e a parte le ultime settimane dove in generale il mio umore è stato sempre sul medio-alto, posso affermare tranquillamente che quest’anno sia stato abbastanza negativo. Non tanto per i fatti, ma per il mio comportamento. Però alla fine nel mondo di oggi di persone veramente felici non ne vedo poi tante, come ne vedeva Scrooge il giorno di Natale. Ci sono persone che mi fanno solo pena, e nient’altro.

Futuro: oddio no! Non voglio morire derisa e disprezzata da tutti come Scrooge! A me non succederà, vero? VERO??

Purtroppo da me gli spiriti non verranno mai. No, anzi, non posso escluderlo a priori. Però finora non sono venuti.

Spero solo di riconoscerli quando arriveranno. E di cambiare per davvero, perché di segni ne ho ricevuti tanti, più o meno concreti, in questi 16 anni e mezzo di vita, e molti mi hanno anche scalfito profondamente. Ma mai abbastanza profondamente da farmi cambiare in meglio, e per sempre, senza restare solo ricordi impolverati tra le routine delle pagine di un diario.

Dopo tutte queste elucubrazioni della mia mente strana…è giunto il momento: la signorina Scrooge augura a tutti voi un buon Natale! E non augura altro, se non che questo Natale sia, se non un’occasione, almeno uno scossone per tutti voi, uno stimolo a farsi delle domande e a capire cos’è che veramente volete da questo Natale.