Va be, che adoro la filosofia ormai mi sembra abbastanza evidente. Chi non l’ha capito probabilmente ogni volta che legge questo blog è pesantemente ubriaco.
Comunque.
Il fatto è…che…insomma, come spiegare…io non voglio che mi piaccia la filosofia. Cioè cazzo, non voglio!
Mi crea soltanto delle inquietudini, che però non riesco a chiamare inutili, perché so in qualche modo che non sono inutili.
Però…ecco, diciamo che non è molto bello che ogni filosofo che studio abbia il potere di modificare il mio umore e le mie scelte.
Prendiamo Berkeley. In realtà a scuola non lo facciamo, ma nel libro che sto leggendo, “Il mondo di Sofia”, mi sembra proprio di aver intuito che ha un ruolo fondamentale. Insomma, sto qua sostiene che tutto ciò che esiste esiste solo nel momento in cui lo percepiamo. Come dire, io ora vedo un albero e appena giro l’angolo probabilmente non esiste più. Esse est percipi.
Oppure Hume. Di lui mi ha colpito il suo ragionamento riguardo i rapporti di causa-effetto. In pratica lui dice che i rapporti di causa-effetto sono una cazzata assoluta, non esistono! E allora perché noi li percepiamo in modo così evidente? Perché se facciamo rotolare una palla da biliardo verso l’altra ci sentiamo così sicuri che si scontreranno e che anche l’altra comincerà a rotolare? Il problema è la nostra abitudine. Siccome noi abbiamo l’esperienza che in passato a un fatto A è seguito nel tempo un fatto B riteniamo che succederà così sempre. E perché invece non potrebbe succedere che le due palline scontrandosi rimangano immobili? Perché?? La verità è che l’uomo sente il bisogno di trovare nel mondo quella costanza e quella regolarità che forse dopo tutto non ha, ne sente il bisogno per una sua sicurezza, per sapere che può dominare la realtà, che può fare dei progetti senza che essi vengano spazzati via miseramente da una pura casualità. Ma la mente non è onnipotente.
Oddioooooo basta non ci voglio più pensareeeeee
Lo so, è ovvio, chi ha seguito il filo del mio “discorso” sicuramente mi ha presa per pazza. Be, se questo post non è contestualizzato queste persone non hanno tutti i torti.
Ma boh, è un periodo che ogni minima cosa mi crea una catena di pensieri infinita.
Ieri sera mi sono guardata
L’uomo non è che una canna, la più fragile di tutta la natura; ma è una canna pensante. Non occorre che l’universo intero si armi per annientarlo: un vapore, una goccia d’acqua è sufficiente per ucciderlo. Ma quand’anche l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe pur sempre più nobile di ciò che lo uccide, dal momento che egli sa di morire e il vantaggio che l’universo ha su di lui; l’universo non sa nulla. Tutta la nostra dignità sta dunque nel pensiero. E’ in virtù di esso che dobbiamo elevarci, e non nello spazio e nella durata che non sapremmo riempire.






