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2010 – The End

Ecco, è finito un altro anno. Quest’anno niente “Anno nuovo, vita nuova”, no, è solo una convenzione.

La vita è sempre la solita, vecchia, vita.

Però boh, credo sia normale, il 31 dicembre, guardare agli ultimi 365 giorni e fare un bilancio della situazione. Io preferisco non fare un bilancio perché ci rimarrei molto male. Non che non ci siano stati momenti felici quest’anno. Solo che è stato un anno qualunque.

No, in realtà gli ultimi due mesi sono stati tutt’altro che qualunque. Dopo Parigi, lo sapete… Sono cambiata. In realtà dentro sono sempre la stessa, ma faccio cose che prima non facevo. E non so però se esserne felice o turbata.

In ogni caso, io concludo l’anno con una delle Operette morali. Sapete anche che sono innamorata, tra gli altri, di Leopardi, e il Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere ci sta troppo. Leggetela, è corta e fa riflettere (o, se già come me riflettete anche troppo, fa deprimere).

Basta.

BUON ANNO!!

PS: Volevo mettere il fantastico titolo </2010> a questo post, ma ovviamente non me lo lasciava mettere, per cui.

Soldi

Io voglio soldi. Già, ultimamente hanno un richiamo sempre più irresistibile per me. Voglio averne tanti, voglio averne troppi, per poter comprare tutto l’indispensabile e il superfluo. Ma ne ho proprio zero.

Coi soldi potrei comprarmi l’intera Feltrinelli, senza sentirmi in colpa.

Coi soldi potrei rifarmi il guardaroba e darmi una sistemata in modo da non piangere nel vedermi allo specchio.

Coi soldi potrei fare quello che voglio, scappare lontano da tutto e da tutti, dalla mia vita. Farmene un’altra.

Ecco, non è un ragionamento molto logico, né corretto, ma è quello che sento. E’ inutile: io quelli voglio. Li voglio li voglio li voglio. Ma non ne ho.

Non per questo farò una rapina o cose del genere, eh.

I soldi non comprano la felicità“. Blablabla, non ti sentooooo! E’ facile dirlo per chi ne ha, almeno a sufficienza. I soldi comprano gran parte della felicità. Coi soldi si sta meglio. O forse le mie sono solo manie di possesso, e devo farmi curare.

Tanti auguri a meee, tanti auguri a meeeee

Indovinate un po’ chi compie gli anni oggi??? IO!!! :)

E pensare che ieri ero depressissima…non a terra, proprio sottoterra!

Invece ora…sono contentissima di compiere gli anni!!

Sto ricevendo un sacco di attenzioni, cosa che di solito non noto. Ho ricevuto già dei regali, belli oltretutto. Ho avuto la prima sorpresa di compleanno della mia vita, anche se scianca (una brioche al cioccolato raffreddata, con su due candeline, adagiata su un piattino circondato da formiche), ma è il pensiero che mi ha fatto taaanto piacere :) . Ho mangiato i miei cibi preferiti per pranzo. Ho degli amici, e una famiglia. Adesso dopo essere stata fuori per metà mattina sto fuori anche per metà pomeriggio, e senza busto, con la bella giornata che c’è.

Insomma…cosa posso chiedere di più?

Ieri ero depressa, e oggi ho riscoperto quella felicità che da bambina sentivo ad ogni compleanno. C’è…qualcosa.

Sono contenta.

Il motore della vita

Udite udite, io credo che il desiderio di felicità che è radicato in ognuno di noi sia ciò che ci tiene davvero in vita. Se no che motivo avrei di alzarmi la mattina? Quando una cosa mi va male potrei semplicemente spararmi un colpo, e invece no. C’è sempre qualcosa che aspetto, qualcosa per cui vale la pena sperare ancora per un po’. Qualcosa che non so cos’è, qualcosa di infinito che risponda al mio bisogno di felicità. Potrebbe nascondersi dovunque.

Prof, anche se non leggerà mai questo post…sappia che mi ha illuminato la giornata. :)

Il momento magico

Dato che non ho proprio un bel niente da fare (be, veramente…) ho deciso di postare un testo bellissimo di Paulo Coelho. Be, e allora? Be, e allora devo tradurlo, perché è in inglese! E cara grazia che l’ha messo anche in inglese e non solo in spagnolo/portoghese!

E’ un testo insolitamente ottimista, quindi se vi stupite è normale, mi stupisco anch’io di volerlo postare! :)

Dobbiamo rischiare. Possiamo capire veramente il miracolo della vita solo quando lasciamo che l’imprevisto si manifesti.
Ogni giorno – insieme al sole – Dio ci dà un momento in cui è possibile cambiare tutto ciò che ci rende infelici. Ogni giorno proviamo a fingere che non ci accorgiamo di quel momento, che non esiste, che oggi è esattamente lo stesso di ieri e sarà lo stesso di domani. Ma se fai attenzione, puoi scoprire l’istante magico.
Potrebbe nascondersi nel momento in cui infiliamo la chiave nella porta al mattino, nel silenzio subito dopo cena, nelle milleuno cose che ci sembrano tutte uguali. Questo momento esiste – un momento in cui tutta la forza delle stelle passa attraverso di noi e ci permette di operare miracoli.
La felicità a volte è un dono - ma di solito è una conquista. L’istante magico ci aiuta a cambiare, ci conduce avanti per cercare i nostri sogni. Dobbiamo sopportare e passare attraverso alcuni momenti difficili e far fronte a molte delusioni – ma è tutto transitorio e inevitabile, e col tempo dobbiamo sentirci orgogliosi dei segni lasciati dietro dagli ostacoli. In futuro potremo guardare indietro con orgoglio e fiducia.
Poveri sono quelli che hanno paura di correre rischi. Perché forse non sono mai delusi, mai disillusi, non soffrono mai come quelli che hanno un sogno da inseguire. Ma quando guardano indietro – perché guardiamo sempre indietro – sentiranno il loro cuore dire: “Che cosa hai fatto con i miracoli che Dio ha seminato per i tuoi giorni? Che cosa hai fatto con il talento che il tuo Maestro ti ha affidato? L’hai seppellito profondamente in una tomba perché avevi paura di perderlo. Perciò questa è la tua eredità: la certezza che hai sprecato la tua vita.”
Poveri sono quelli che sentono queste parole. Perché poi crederanno nei miracoli, ma gli istanti magici della vita saranno già passati.

Be, effettivamente non è poi così ottimista, visto che mi identifico in questi poveri che hanno paura di correre rischi.

Comunque se non vi fidate della MIA traduzione questo è il testo originale.

Feliz Navidad… Feliz Navidad…

Sì dai. Dopo tutto è stato un bel Natale.

A parte aver ricevuto regali belli e utili + un’ingente quantità di soldoni, che quello fa la sua parte, la giornata è stata bella. Anche se ha piovuto. Anche se metà dei miei parenti non li sopporto (e per motivi fondati).

Sono stata con la famiglia, e quasi quasi sono anche entrata nello spirito di una vera giornata di festa.

Devo subito postare una poesia che ho appena letto e una canzone che abbiamo fatto cantare ai bambini del coro alla festa di Natale della parrocchia (una festa bella eh, con scenette da morir dal ridere e balletti e canzoni e gag impreviste…)!

La poesia

E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.

E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.

E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.

E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.

E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.

E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

Madre Teresa di Calcutta

La canzone (che a noi è venuta non così bene – ma tutto sommato, ripensandoci, neanche così diversa – però più spontanea!)

Da notare che per la parte in inglese abbiamo dovuto scrivere a caratteri cubitali su un foglio Ai uonna uisc iu a merri crismas from de bottom of mai art.

Il mio PslA ritardatario

Per chi non lo sapesse, PslA = Post sotto l’Albero, ovvero l’idea che è venuta a Sir Squonk di raccogliere ogni Natale i post natalizi di alcuni blogger (alcuni e poi sempre di più). Io, ad esempio, non lo sapevo.

Mi sono sempre sentita un po’ Scrooge dentro. Ebenezer Scrooge, quel vecchio avaro creato da Dickens più di cent’anni fa, che ha ispirato un sacco di film e che ha dato un nome a quella parte che, piccola o grande, c’è in ognuno di noi.

Inutile dire che il Natale non lo sento per niente. Proprio per niente quest’anno non posso dirlo, perché nevica, e questa neve varrà pur qualcosa.

Però da quando ho scoperto che Babbo Natale non esiste il Natale ha perso via via il suo sapore. Il sapore di festa, il sapore di pandoro, il sapore di risveglio alla mattina prestissimo per aprire i regali, il sapore di vacanze e di avere tutto il tempo per stare a casa in maglione e calzettoni e pantofoloni a giocare…

No. Babbo Natale non c’entra, è solo una mia stupida giustificazione per il fatto che Natale mi sembra un giorno come un altro. La verità è che sono io che ho allontanato queste cose da me. Che non ho più né la voglia né la forza di prepararmi all’evento in una qualche maniera, come invece ancora fanno i miei fratelli, e come facevo io prima. Non ho neanche voglia di comprare regali, anche se comprarli mi piace ancora, solo che i soldi non crescono sugli alberi e il tempo neanche, almeno non dalle mie parti.

Un po’ perché sono piena di rabbia. Rabbia perché sono andata alle superiori, e ho anche cominciato a navigare in rete in modo massiccio, e ho scoperto il mondo. Un mondo che non è come me l’aspettavo. Essere adulti non è tutto sto divertimento.

Un po’ perché odio il buonismo. E a Natale di buonismo ce n’è da vendere. Natale è un’occasione per fare pace, per essere più buoni, per fare un gesto di carità, per essere gentili…poi tutto il resto dell’anno si può anche uccidere, l’importante è non farlo il giorno di Natale. Il che non ha assolutamente senso. Io sono cristiana, e il Natale per me non ha solo il significato di comprare/ricevere regali per/da tutti. Chi pensa che Natale sia un’occasione e non crede nel significato cristiano della festa sta dicendo una cosa senza senso. Chi pensa che Natale sia un’occasione e crede nel significato cristiano della festa sta dicendo ugualmente una cosa senza senso, perché se Natale è un’occasione per fare del bene allora anche gli altri 364 giorni dell’anno dovrebbero esserlo. Così è per me, anche se il fatto di avere 365 occasioni all’anno non vuol dire necessariamente riuscire a coglierne una.

Un po’ perché sto contraendo una forte allergia alle feste, feste di ogni tipo. Tutte le decorazioni & Co. che vedo in giro mi mettono più che altro malinconia. Tra le altre cose, è anche perché non mi va di dover essere allegra quando me lo impongono gli altri, che se ho dei motivi per essere allegra il 2 novembre e dei motivi per essere triste il 25 dicembre non mi va che la gente mi apostrofi dicendo: “E’ Natale, devi essere un po’ allegra!“. Anche questo non ha senso. Sembra che siano poche le cose che hanno davvero senso, qui. Che poi hanno tutti un bel dire “Io il Natale non lo sento più“, “Per me il Natale sta perdendo significato“, “Natale è un giorno qualunque“, però alla fine mi sento apostrofare ogni anno allo stesso modo.

Un po’ perché ho la sensazione che tutta la cornice che si fa intorno al Natale sia un’immensa e infantile pagliacciata. Non lo so perché. Ed è una cosa triste, tristissima, lo ammetto. Ho nostalgia dei Natali che ho passato fino ai 10 anni, di quei Natali che andavano a finire nella classifica dei giorni più belli e più attesi dell’anno.

Allora sapevo molto meno, ma a volte mi dico che preferirei sapere meno ed essere più felice che il contrario. Mi sembra che più so più sono triste.

Ecco, io non lo so di preciso cosa voglio dire con questo post. Non penso che Scrooge il 24 dicembre abbia pensato tutto questo, probabilmente se ne fregava e basta, sempre se era a conoscenza dell’esistenza del Natale. 1 a 0 per me: sono in leggero vantaggio rispetto a lui.

Però poi…come cambia, lui, dopo la visita dei 3 spiriti. Passato, presente, futuro.

Passato: sulla mia infanzia niente da dire. Io ritengo di aver avuto un’infanzia felice. Basta guardare un filmino o una foto qualunque. Anzi, se possibile ho avuto un’infanzia migliore di molte altre persone. Non come Scrooge che era stato mollato dal padre in collegio. Però quanto ad azioni cattive siamo lì. Anch’io ho deluso e fatto del male a molte persone negli ultimi anni, forse non per avarizia ma valgono comunque.

Presente: sul presente…be, da dire ce ne sarebbe eccome, ma è difficile. Sapete, le cose si capiscono bene solo dopo un bel po’ di tempo, riguardandole dall’esterno a mente lucida. Quando ci si è dentro si vede solo un gran casino. Anche se…a parte alcuni periodi di buonumore e a parte le ultime settimane dove in generale il mio umore è stato sempre sul medio-alto, posso affermare tranquillamente che quest’anno sia stato abbastanza negativo. Non tanto per i fatti, ma per il mio comportamento. Però alla fine nel mondo di oggi di persone veramente felici non ne vedo poi tante, come ne vedeva Scrooge il giorno di Natale. Ci sono persone che mi fanno solo pena, e nient’altro.

Futuro: oddio no! Non voglio morire derisa e disprezzata da tutti come Scrooge! A me non succederà, vero? VERO??

Purtroppo da me gli spiriti non verranno mai. No, anzi, non posso escluderlo a priori. Però finora non sono venuti.

Spero solo di riconoscerli quando arriveranno. E di cambiare per davvero, perché di segni ne ho ricevuti tanti, più o meno concreti, in questi 16 anni e mezzo di vita, e molti mi hanno anche scalfito profondamente. Ma mai abbastanza profondamente da farmi cambiare in meglio, e per sempre, senza restare solo ricordi impolverati tra le routine delle pagine di un diario.

Dopo tutte queste elucubrazioni della mia mente strana…è giunto il momento: la signorina Scrooge augura a tutti voi un buon Natale! E non augura altro, se non che questo Natale sia, se non un’occasione, almeno uno scossone per tutti voi, uno stimolo a farsi delle domande e a capire cos’è che veramente volete da questo Natale.

=)

Questo è un post da scrivere in verde. Verde speranza. O forse è meglio l’arancione, che fa più Uuuh come sono allegra!? No no, mi piace di più il verde (vèèèrde, come dico io).

Ho trovato un’amica. Un’amica vera, intendo. In realtà l’avevo già capito, ma oggi ne ho avuta l’ennesima conferma.

Questa amica non è altro che la mia compagna di banco. Quest’anno ci ho legato tantissimo. E credo che sia la prima (e forse unica) amicizia vera che ho. E’ quell’amicizia “senza troppe pretese” ma che alla fine ti lega più delle altre. Quell’amicizia dove non vale il do ut des: a volte dai e ricevi, a volte dai per il puro gusto di fare un po’ più felice un’altra persona. E’ quell’amicizia dove posso sentirmi me stessa, dire tutto quello che agli altri non posso dire, non vergognarmi delle cretinate che faccio o di come sono vestita.

Lei ha un tumore. Lei ha avuto dei problemi, grossi problemi. E ha già diciotto anni, anche se è decisamente più matura di una diciottenne. Io ne ho ancora sedici, sono una ragazzina, patetica e frustrata, infantile ed egoista. Ma lei ha sempre tempo anche per le mie paranoie, anche quando a me imbarazza parlargliene, vista la sua situazione.

Oggi è venuta a trovarmi. Dopo un sacco di tempo che non abbiamo potuto vederci, lei è venuta a casa mia, tra l’altro da un paese che dista dalla mia città un ponte crollato. E’ venuta, così, per un saluto. Come nei film. Io guardando quei film dove le amiche vanno a casa l’una dell’altra anche solo per vedersi un attimo (ma non è così solo nei film, anche tra le mie pseudoamiche) sento tanta invidia. Ma lei è mia amica. Mia amica.

Se non posso soddisfare il mio bisogno di avere un ragazzo, almeno ho un’amica. E’ una cosa che vale tantissimo… Non so se io ne abbia bisogno di più, ma so che ne ho bisogno tantissimo

You (Always something)

Ieri ho rivisto “I passi dell’amore”. Potrei dilungarmi per ore a parlare di quel film. Ma dico solo che – sarà che lo vedo sempre da sola e nel cuore della notte – ogni volta piango. Anche se mi ricordo tutte le scene a memoria, ogni volta è una sorpresa, ogni volta sento le lacrime scendere dai miei occhi e bagnarmi tutta la faccia, e anche gli auricolari, senza sapere il perché. E’ impossibile trattenersi, è più forte di me.

E poi c’è questa canzone…

There’s always something
In the way
There’s always something
Getting through
But it’s not me
it’s you

Sometimes ignorance
Rings true
But hope is not in
What I know
Not in me
It’s in you

It’s all I know

And I find peace
When I’m confused
I find hope when
I’m let down
Not in me
But in you

I hope to lose myself
For good
I hope to find it in the end
Not in me
It’s you
It’s all I know

 

Devo trovare quel you. Chiunque o qualunque cosa sia. La chiave di tutto dev’essere proprio quello. Ciò che mi darà pace, e speranza, che mi farà trovare il bene, ciò che è sempre e da sempre dentro di me, anche adesso che ancora non ho capito cos’è. Chissà se esiste davvero.

…Ma deve esistere.

E’ come il vento. Non lo vedo… ma lo percepisco.