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14-18 giugno

Posso raccontarvi come mi è andata l’ultima settimana?

Be, è andata bene, direi. Molto bene.

E non perché io non mi sia per niente depressa, anzi…ci sono stati momenti assolutamente no.

Sono stata una settimana al grest. Una specie. Cioè, era una specie di grest-colonia-vacanza-…non so bene come chiamarla. Eravamo più di 100 bambini e ragazzi tra i 6 e i 18 anni raggruppati in una villa enorme.

Io non volevo partire. Ho pianto un sacco nei giorni precedenti, maledicendomi per aver accettato, nel mio periodo di ottimismo, di fare l’educatrice, perché ero sicura che mi avrebbe fatto schifo, e che come al solito non ce l’avrei fatta a integrarmi (tra persone che conosco più o meno da sempre, tra l’altro).

E invece…eccomi qui, che non vedo l’ora di tornarci lunedì.

Perché anche se la tristezza è nel mio DNA lì non mi sono sentita giudicata, per una volta. Anche se sono un’imbranata galattica mi sono sentita utile. Mi sono sentita qualcuno.

C’era un clima…che può esserci solo in quelle determinate condizioni.

E, anche se con riserve, mi sono divertita perfino io. Sì, mi sono divertita anche a pulire cessi, anche ad avere responsabilità (cosa che solitamente non sopporto), anche ad avere sempre uno dei miei fratelli alle calcagna (perché i miei fratellini sono casi umani come me), anche ad andare dietro a uno che se la tira troppo e che come ho capito ieri sera è abbastanza stronzo, anche ad essere insultata mentre servivo a tavola perché i biscotti al cioccolato erano finiti, anche ad avere le vesciche su ogni singolo dito del piede, anche a non andare mai a letto prima dell’una e a dormire poche ore per notte, anche a sudare.

Ne è stravalsa la pena.

Ok, e ora un ringraziamento speciale per un’amica speciale (solo perché esige di essere citata e rompe le palle): GRAZIE BETTONA!

Tanti auguri a meee, tanti auguri a meeeee

Indovinate un po’ chi compie gli anni oggi??? IO!!! :)

E pensare che ieri ero depressissima…non a terra, proprio sottoterra!

Invece ora…sono contentissima di compiere gli anni!!

Sto ricevendo un sacco di attenzioni, cosa che di solito non noto. Ho ricevuto già dei regali, belli oltretutto. Ho avuto la prima sorpresa di compleanno della mia vita, anche se scianca (una brioche al cioccolato raffreddata, con su due candeline, adagiata su un piattino circondato da formiche), ma è il pensiero che mi ha fatto taaanto piacere :) . Ho mangiato i miei cibi preferiti per pranzo. Ho degli amici, e una famiglia. Adesso dopo essere stata fuori per metà mattina sto fuori anche per metà pomeriggio, e senza busto, con la bella giornata che c’è.

Insomma…cosa posso chiedere di più?

Ieri ero depressa, e oggi ho riscoperto quella felicità che da bambina sentivo ad ogni compleanno. C’è…qualcosa.

Sono contenta.

Post da ultimo dell’anno

Le convenzioni mi costringono, oggi 31 dicembre, a guardarmi indietro nell’anno passato, prima di entrare in quello nuovo. Come se poi tra oggi e domani cambiasse qualcosa. Ma comunque.

Un bilancio del 2009 è proprio quello che sto per fare. E stavolta sarò facilitata dal diario su cui scrivo ogni giorno.

Questo è stato l’anno di Ludo. Ludo, quel mio compagno di classe rrromano de Roma che è arrivato quel lontano 7 gennaio, in un giorno che nevicava. Proprio pochi giorni dopo che avevo visto Come tu mi vuoi, e chi è furbo potrà capire quante somiglianze io avessi trovato tra il film e la realtà.

Questo è stato l’anno in cui ho capito (si spera definitivamente) che la realtà non è uguale ai film. La realtà è la realtà, e le cose succedono così, senza un filo logico, senza un lieto fine, forse senza neanche un senso. Ma chissà, non si può mai dire.

Questo è stato l’anno della prima migliore amica che io abbia mai avuto, l’amica che vedi ogni giorno a scuola, con cui siete compagne di banco, con cui vi vedete e vi chiamate e vi messaggiate anche dopo la scuola, l’amica a cui dici tutto senza vergognarti. Ma anche questa bella amicizia è finita, proprio una decina di giorni fa, e probabilmente non ricomincerà più davvero. Forse avevo bisogno di un’amica così fidata, così vicina. O forse no.

Questo è stato l’anno in cui ho alternato periodi di euforia al massimo grado (a volte motivata, a volte no) a periodi di depressione totale, dove mi sarei quasi tagliata le vene. No va be, non l’avrei mai fatto, era un modo di dire. Ma c’era veramente da far venire l’angoscia quando stavo così.

Questo è stato l’anno delle cotte-amori-platonici per tipi sconosciuti. Patetico, lo so. Perdere la testa e quasi pedinare (attenzione, non sono una maniaca, state tranquilli!) ragazzi che non si conoscono!

Questo è stato l’anno, però, in cui ho sempre avuto lui in testa. Quel lui che mi è sempre piaciuto e che stasera finalmente si dichiarerà a una mia amica (d’oh!).

Questo è stato l’anno dell’ospedale: una settimana a febbraio e una settimana a giugno. E ognuno dei due ricoveri ha portato con sé le proprie conseguenze: amicizie, cotte, rifiuti, litigi, allegria,…un po’ di tutto.

Questo è stato l’anno anche del busto, quindi. Fino a settembre il gesso e da settembre il corsetto mobile. Ho visitato Milano abbastanza spesso ultimamente, devo dire.

Questo è stato l’anno del computer portatile. Comprato a gennaio e quasi sempre acceso da allora. Ho contratto una brutta dipendenza. Il mio pc comprato da me da sola con i miei soldi è uno dei principali motivi per cui sono cambiata, e per cui la sera a volte sono nauseata di me stessa. Perché mi ci perdo dentro, me ne frego della vita reale e il tempo sparisce.

Questo è stato l’anno anche del blog, una delle poche cose belle che il computer ha portato con sé.

Questo è stato l’anno in cui qualcuno si è accorto delle mie canzoni. Prima una mia compagna di classe (ma lei solo per invidia), poi la mia ex-migliore amica (una canzone era dedicata a lei, e la adorava), e adesso…un gruppo di miei amici, un gruppo sconosciuto, ok, ma un gruppo vero. No, scusate, questa ve la devo proprio dire, poi magari non se ne farà niente, ma c’è uno (uno bravissimo in materia di musica) che ha detto una cosa su di me che mi ha fatto troppo esaltare, proprio adesso che ormai mi sembrava di cantare come una capra in calore: ha detto che ho una voce allucinante, che sono impostatissima e sembro un pianoforte! Non so esattamente che cosa implichi tutto ciò, ma ha tutta l’aria di essere una cosa bellissima!!

Questo è stato l’anno in cui sono cresciuta. Anche fisicamente un po’, ma soprattutto di testa, in tutti i campi. Poi magari nei fatti mi comporto come una bambina di cinque anni, eh!

Questo è stato l’anno dei litigi con i miei, soprattutto con mio padre che è una persona veramente chiusa e limitata. Ma ci sono stati anche dei periodi di tregua, di pace quasi.

Questo è stato l’anno delle paranoie e dei sensi di colpa, che quasi sempre seguivano momenti in cui ero sicurissima di avere ragione.

Questo è stato l’anno del primo matrimonio a cui sono andata senza la mia famiglia. Aaaah, il matrimonio assassino

Questo è stato l’anno dell’informatica, dell’ECDL e delle Olimpiadi. Piccole cose, lo so, ma mi gasano da matti!

Questo è stato l’anno dell’estate più schifosa della mia vita.

Questo è stato l’anno… Va be sì insomma, questo è stato un anno diverso. Strano.

Sto cambiando un sacco.

Ok, ora basta con il passato. Cioè, non è un capitolo chiuso, però mi dicono di guardare al 2010, l’anno che verrà. Non lo so cosa aspettarmi. Devo solo viverlo.

Buon anno a tutti!!!

Bridget Jones

Ecco, probabilmente all’età di 30 anni io sarò così:

Sarò cicciotta, ridicola, sbadata, troppo sognatrice, avrò un lavoro che non mi piace ma che mi servirà per mantenermi, avrò crisi di depressione in cui girerò per casa avvolta in una coperta mangiando gelato in estate e cioccolato in inverno, e sarò…disperatamente…SINGLE.

Eccicredo! Io non ce l’avrò un Mark Darcy! Cioè, non per dire, ma…secondo me uomini così non esistono più sul nostro pianeta! Purtroppo si sono estinti, lasciando il posto a numerosi Daniel Cleaver. E quelli probabilmente non li attizzerò neanche un po’.

Be, Bridget Jones sarà pure una specie di fallita, ma è stata uno dei motivi per cui ho iniziato a tenere seriamente un diario, e poi un blog.

E ho scoperto di avere, come lei, una qualità (una sola): riesco ad ironizzare su tutto. Scrivo cose da tagliarsi le vene certe volte, penso troppo, sono strana…ma anche tra le lacrime riesco sempre a ridere di questo mondo storto, della vita, di me stessa. Sembra una cosa molto cinica, grottesca quasi. Però alla fine devo riconoscere che un po’ mi aiuta.

…Ma adesso sto divagando.

Consiglio spassionato

Quando si è inspiegabilmente di buonumore, meglio non adagiarcisi troppo: si rischia di sprofondare per davvero. :(

Vi è mai capitato?

Vi è mai capitato di sentirvi, all’improvviso e del tutto insperatamente, di un buonumore pazzesco e all’apparenza inattaccabile, solo per aver scambiato due battute e un paio di sguardi con la persona che vi piace, e di rimanere strasudimorale senza pensare a problemi vari per tutta la serata (cosa assolutamente inspiegabile)?

Vi è mai capitato, al ritorno a casa, di intravedere il vostro riflesso nello specchio e sentire il rumore del disco che improvvisamente si inceppa e un macigno enorme che vi piomba addosso in tutto il suo peso, e cominciare a ricordarvi che belli non lo siete mai stati né mai lo sarete (a differenza di quanto vi eravate illusi fino a cinque minuti prima), che tutti vi darebbero dodici anni al massimo mentre le vostre coetanee sembrano addirittura già maggiorenni (perlomeno nell’aspetto fisico), e a rendervi conto che anche l’ultima delle vostre amiche – quella con cui vi trovavate bene perché era quasi più infantile di voi e che in fondo credevate avesse perfino meno possibilità di voi di trovare un ragazzo – infine si è fidanzata e manco ve l’ha detto e quando le chiedete di parlarle sfugge per serate e serate di seguito asserendo che siete voi che non la cagate, e a rammentarvi che quella persona che vi piace tanto va dietro proprio ad una delle vostre amiche e che, anzi, a voi vi tratta come una conoscente, e a rimpiangere il fatto che la sera prima i vostri compagni davano una festa e voi non c’eravate perché “alle feste vi sentite a disagio“, e a pensare a tutto il resto dalla A alla Z, e di arrivare in camera per scoprire che vostro padre ha spento il vostro già acciaccato computer dal pulsante così la mattina dopo vi toccherà impiegarci tre ore per accenderlo correttamente (ma tanto a lui che je frega), e di andare a letto pensando che neanche una decina di ore dopo vi toccherà di già farvi venire il nervoso alla massima potenza per colpa di certi fatti e di certe persone e che la settimana è finita ma i problemi non finiscono mai perché le settimane ricominciano da capo ogni volta e si susseguono sempre uguali, e di cominciare a piangere di nuovo - anche quella volta in cui sembrava impossibile - meditando sul fatto che probabilmente Phil Collins si sbagliava quando cantava There’s a better place somewhere out there e There will be times on this journey all you’ll see is darkness, but out there somewhere daylight finds you if you keep believing?

Vi è mai capitato?

Guarda caso, a me è successo giusto ieri.

 

 

NOTA: Mi dispiace torturarvi con questi post struggenti, nonché patetici e puerili, ma che ci posso fare? Questo è il blog di un’adolescente, perciò – cari i miei pochi lettori – se volete seguirmi vi toccherà sopportare cose così ancora per un po’ prima che io sia diventata grande per davvero.

Primo giorno di scuola

This is just an ordinary day… [Se ci riuscite immaginatevi me che canto Ordinary Day di Dolores O' Riordan. Ce l'avete presente, sì?]

Perché oggi è stato il primo giorno di scuola per me. E tutti sono un po’ cambiati. Ma tutti alla fine siamo sempre gli stessi.

Dalle cose più stupide come i ritardi alle varie falsità e fatti del genere in classe, credo che quest’anno sarà esattamente come tutti gli altri, almeno per quanto mi riguarda. Sarò pessimista, sì, ma – concedetemelo – anche un po’ realista.

Non ho voglia di dire altro, finirei solo per piangermi addosso ed è da un bel po’ che mi sono ripromessa di non farlo più, soprattutto pubblicamente. Spero di riuscire a rimanere di umore buono abbastanza per sopportare tutti i casini che ci saranno quest’anno, e ricacciare indietro tutte le lacrime che quasi ogni giorno, alla campanella della sesta ora, mi verrà voglia di far uscire.

Non esagero. Io mi sento veramente anomala quando vado a scuola. Sarà per il busto che mi impedisce di essere una normale sedicenne a tutti gli effetti, sarà perché ormai non si capisce se nella testa di certe persone ci sia qualcosa o se siano tutte zucche vuote. Non lo so…

E poi quest’anno…cioè, cavoli, vi rendete conto che il primo giorno della quarta già ci hanno dato delle fotocopie delle prove di maturità degli anni scorsi per prepararci? Che ansiaaaaa… La nostra maturità è anche più difficile, perché un pezzo dell’orale è in francese, e non si sa ancora bene come sarà visto che è un indirizzo sperimentale e ancora poco diffuso in Italia.

 

Mamma mia… Ma avete mai sentito qualcuno lamentarsi quanto me già dal primo giorno di scuola??? o_O

No ma dai… Alla fine la scuola mi occupa le giornate, quando finirà sono sicura che mi mancherà (soprattutto vedendo la situazione in casa, quella sì che va male)…

Sfiga

La sfiga perseguita la mia famigliaaaaa!!! Tutta la mia famiglia, me in particolare.

Erano circa le 18 quando…puff! Va via la luce. Ogni tanto succede, cosa volete che sia… Il problema è che stavolta non tornava più! Non riuscivamo in nessun modo a tenere su il salvavita!! Così chiamiamo un nostro cugino di secondo grado acquisito, che è elettricista, ma lui ha la febbre con tanto di focolaio. Per telefono dice a mio padre di staccare tutte le spine dalla corrente e continuare a riprovare a tirare su il salvavita: giriamo per casa a staccare ogni cosa possibile immaginabile (lavatrice, asciugatrice, frigo, lucine e lucette, casse, computer, modem, radiosveglie, ventilatori, caricatori, ecc ecc ecc…) ma… Houston, abbiamo un problema! Il forno e la lavastoviglie sono dentro la cucina componibile, quindi non riuscivamo in nessuno modo a staccarle. Problemone…

Intanto mia mamma, approfittando della luce solare che ci sarebbe stata d’aiuto ancora per poco, sfoglia le Pagine Gialle e trova due elettricisti che fanno interventi d’urgenza (sapete, di sabato sera…):

—> il primo chiedeva la modica somma di 400€ + IVA solo per “venire a dare un’occhiata“, le eventuali riparazioni erano a parte

—> il secondo smontava alle 20 ma ieri casualmente aveva deciso di smontare alle 19, ed erano le 19.15

Mio padre a quel punto si ricorda che un amico di sua sorella è elettricista: chiama la zia, la zia dice che il suo amico adesso è fuori e può chiamarlo verso le 21. Già buono rispetto agli altri, insomma.

Alle 19.30 mangiamo, giusto in tempo per riuscire almeno ad intravedere il cibo che mettiamo in bocca. Finita la cena accendiamo tutta la nostra scorta di candele (perché noi viviamo nell’800 e quindi delle torce non ce le possiamo comprare, meglio le candele). Cominciamo a spostarci per le stanze con la candela accesa sul piattino tipo Sette Nani, e ogni volta che qualcuno usciva da una stanza gridava “Candela in uscita dal bagno!” “Attenzione, sto uscendo dalla cucina!“.

Mi viene un’idea lampante: ognuno può chiamare al cellulare amici e conoscenti per trovare più elettricisti possibili! Chiamo, chiamo, chiamo. Ne ho trovati tre, di cui uno era sempre l’amico di mia zia. Poi chiamo un’altra mia amica, che non mi risponde (vabbè, non è stata l’unica, le mie amiche non c’è mai ‘na volta che rispondano al cellulare) ma – dico, per fortunaaaaa – mi rifa uno squillo. Scopro che suo padre è elettricista!!! Bella liiiii!! “Ah, tuo padre??” Tutti si girano verso di me speranzosi. “Eh be ma…potrebbe venire adesso?” “Sì sì, tanto deve portare giù me e mia sorella. Se mi dai l’indirizzo intanto che è giù fa un salto lì.” Seeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!

Alle 21 dovevamo uscire. Era il primo sabato sera senza gesso, e l’unico che passavo senza busto fino a chissà quando, non so se vi rendete conto. E ci sarebbero stati i miei amici, e – ancora più importante – il ragazzo che mi piace. Così mi metto tutta in tiro al buio, trovo il vestito che avevo già scelto al buio, mi vesto al buio, mi trucco al buio, mi pettino in qualche modo al buio (non ho neanche potuto attaccare la piastra per darmi una minima sistematina!) e usciamo. Tutti a piedi, tranne mio padre che è rimasto a casa ad aspettare l’elettricista.

Quando arrivo a destinazione trovo la figlia del nostro benefattore. “Ah, Ester… A mio padre gli si è fermata la macchina e sta cercando di rimetterla in moto“. Ve l’ho detto o no che la sfiga ci perseguita? L’altro elettricista, l’amico di mia zia, invece era a un matrimonio. Sfiga, sfiga e risfiga. Questo però è oltre il normale.

Poi finalmente qualcuno ci ha liberato dal malocchio, e – stando al racconto di mio padre, visto che io sono stata fuori fino a mezzanotte - i due elettricisti sono arrivati entrambi: uno in giacca e cravatta direttamente dal matrimonio e l’altro dopo essere riuscito a far partire la macchina. Tra l’altro abbiamo scoperto che sono colleghi, entrambi dipendenti dell’ospedale. Hanno ravanato di qua e di là e alla fine ce l’hanno fatta. Non si sono neanche lasciati pagare, Dio li benedica.

E ora veniamo a me, perché ve l’ho detto all’inizio che la sfiga mi perseguita anche individualmente. Arrivo là e mi sento benissimo, a parte ovviamente il mal di schiena, ma per l’ultima sera fuori senza busto e al pensiero che Lui mi avrebbe visto potevo anche sopportarlo. Mi metto a chiacchierare con le mie amiche, passano dieci minuti, un quarto d’ora, poi entriamo e Lui ancora non si vede. Ogni volta che entra qualcuno mi giro ma Lui non c’è. Vedo un suo amico dietro a una colonna: Lui non c’è. Merdaccia. Ci avrei scommesso che quella sera non sarebbe venuto. Lo dice la Legge di Murphy. E forse è stata anche colpa mia, che ho pensato troppo alla possibilità che questo succedesse (sto cominciando a credere alla legge dell’attrazione universale di cui parlava Vuc’s, sapete?). Quasi nessuno si è accorto che non avevo il gesso, saranno state 4-5 persone. Bella merda…

E quello che è peggio: prima di uscire ho rotto le palle a mio padre per l’orario, perché almeno quella sera volevo stare fuori. Ma ovviamente tutti, e dico tutti, se ne sono andati alla Festa di Settembre, penso anche Lui: ma io odio le feste, odio quella festa in particolare, odio la gente che ci va, e comunque i miei non mi ci lasciano andare (soprattutto dopo che una volta ci sono andata di nascosto, unica cazzata che io abbia mai fatto nella mia vita). Conclusione della serata: me ne sono stata da sola su quel piazzale del cavolo, a guardarmi intorno e a pensare a quanto fossi sfigata e a quanto avessi voglia di piangere, dopo che già la sera prima ero disperata solo perché mi era venuta una linea di febbre. Se l’avessi saputo me ne sarei stata a casa: avevo sopportato il mal di schiena per niente, quando potevo essere distesa sul mio letto con la musica nelle orecchie. E quando è arrivata l’ora di andare a casa, mio padre ancora non c’era, probabilmente aveva deciso di lasciarmi perfino qualche minuto in più, ma stavolta non serviva.

Cazzo. Cazzo cazzo cazzo.

Ieri è stata proprio una giornata buia.

Quello è il mio mondo

Stamattina mi sono svegliata e, non so per quale strano scherzo della mia mente strana, sono finita a pensare a Orgoglio e pregiudizio.

Ecco: quello è il mio mondo. Dio dev’essersi sbagliato con me, almeno stavolta.

Insomma… Nel mondo di Orgoglio e pregiudizio, che poi è il mondo dell’800 se non ricordo male, la bellezza di una donna stava nella semplicità, nella compostezza, nel candore, nell’eleganza. Non nel grado di ubriachezza e di zoccoleria. E poi se a un certo punto una donna non trovava marito interveniva la famiglia con un matrimonio combinato e amen.

Non so bene come spiegarmi… Tutto era visto in modo diverso. E io, che sono molto, troppo, all’antica, adoro quella visione. Ok, non c’erano tutte le comodità che abbiamo noi oggi, ma giuro che mi sarei adattata.

Questo non è il mio mondo.

Resoconto del matrimonio assassino

Il matrimonio è andato esattamente come previsto, a parte per il fatto che alle fatidiche domande dovrò rispondere domattina, a mente – si spera – più lucida.

Ma partiamo dalle note positive, perché ammetto che ce ne sono. Innanzitutto, i due sposini hanno fatto le cose in grande. Se mai mi sposerò, il mio rinfresco deve essere come il loro. Il posto era enorme e stupendo; era pieno di candele profumate ovunque; il cibo era buono (buonissimo anzi!); i tavoli avevano i nomi dei gelati; c’era la musica; la torta era bellissima; c’erano confetti di ogni forma, colore e gusto; la luce e il clima erano assolutamente perfetti (ok, questo probabilmente non l’hanno programmato loro); lo sposo ha fatto organizzare i fuochi artificiali per fare una sorpresa alla sposa (che dolceee!!). Insomma… ‘na favola.
Un’altra nota positiva è che in quella immensa villa io e delle mie amiche (amiche vere, quelle fidate) abbiamo trovato un salotto appartato e accogliente, tipo salotto dell’800, con pianoforte vicino al caminetto e divani e poltrone belli morbidi: ed era fantastico stare lì tutte insieme, lì sì che stavo bene.
Infine l’ultima nota positiva-ma-non-tanto-positiva, e cioè: mi hanno fotografata. Io odio essere fotografata, odio dover vedere la mia orrenda faccia impressa da qualche parte. Però stavolta mi hanno proprio beccata, e diverse volte anche. Mi facevano le foto a tradimento! Perciò qualcuna è venuta quasi decente – quasi, eh! – e infatti penso che un giorno una la metterò nel blog, tanto per vantarmi di avere finalmente una mia foto che non sono del tutto disgustata a fissare.

E ora…le note negative. No, quelle sono troppe. Se solo ci penso mi viene una rabbia addosso… Be, diciamo che le mie ipotesi si sono rivelate ben più che fondate (a parte quella storia del Mar Rosso e delle ovaie) e, se possibile, c’è stato anche di peggio. Ragazzi mezzi ubriachi, ragazzi per cui “vomitare nel bagno se no si sta peggio” è normalissimo. A me questa storia proprio non mi va giù. Non mi ci trovo, c’è poco da fare. Ne ho sentite di ogni, c’è gente che se n’è uscita con affermazioni che non mi sono cascate le braccia solo perché erano attaccate molto bene al corpo. C’è chi pur di dare spettacolo come sempre ha fatto cazzate immani, solo così per il gusto di essere al centro del gossip nei prossimi giorni, salvo poi prendersela perché tutti sanno cose che loro stessi hanno messo in circolazione. Ma andate a cagare, allora.

La verità è che il problema qui sono io. Sono io che sono diversa, sbagliata. Sono io che vedo il mondo in modo distorto rispetto agli altri. Io che non so fare altro che criticare. Io che a 16 anni – 16 anni, dico io! – non sono capace di lasciarmi andare e di divertirmi, e che dentro sono già una novantenne. Io che allo stesso tempo mi comporto come una ragazzina patetica e infantile.  Io che non ho un ragazzo mentre le altre stanno con i ventiquattrenni, ma d’altra parte è ovvio che io non abbia un ragazzo, neanche c’è da chiederseli i motivi. Sono io che sto diventando talmente vuota da scrivere un intero post sul matrimonio senza mai parlare di amore. Fortuna che loro si sono sposati, perché se no mi verrebbe da chiedermi se esiste l’amore. Non credo. E se c’è è troppo nascosto e difficile perché qualcuno si prenda la briga di riportarlo alla luce.

La canzone di stasera è senza dubbio Somewhere I belong dei Linkin Park.

Adesso però basta, che ho la testa in panne, anche se è solo mezzanotte e mezza. Ora ho davanti un bel po’ di ore prima di domani, per affogare il tutto nelle lacrime. Buona notte…

 

PS: Mi ero ripromessa che non avrei mai postato niente del genere. Ma stavolta purtroppo non sono riuscita a trattenermi.