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Mamma

Dicono che diventi grande quando ti rendi conto di come i tuoi genitori sono realmente, e smetti di fare affidamento su di loro per ogni cosa visto che sono esseri umani e possono commettere errori. Fatto.

Il passo successivo è amarli per come sono. Qui non ci siamo…

Di mio padre non parliamone, neanche ho fatto il post per la sua Festa.

Oggi invece è la Festa della Mamma. E anche questa…niente, non mi smuove niente. Cioè, ci sono i momenti in cui con mia mamma ci scambio qualche parola e qualche sorriso, ma in questo momento la ucciderei, non la godo più, continua a urlare, cazzo stai zittaaaaaaa, non può tirare della stronza a una bambina di due anni!! CHEPPALLEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE

Però mi dispiace. Perché alla fine ogni genitore fa tutto quello che è in suo potere fare per i figli, e io vorrei essere in grado di riconoscerlo e di comportarmi di conseguenza, e di ringraziare i miei ogni giorno.

Non ci riesco, non ci riesco. Sono persone troppo fastidiose.

Io sono troppo orgogliosa.

E non riesco nemmeno a parlarci seriamente, perché…boh, non lo so perché. Non è per il mio orgoglio, questo, ma perché proprio non mi ci vedo in conversazioni di questo tipo con i miei.

Ok, fine.

Piccoli mocciosi crescono

Oggi sono andata a prendere uno dei miei fratelli alle elementari. Le mie elementari…

E chi ci ritrovo?? Un mio compagno di scuola delle elementari! Da non credere…

Sono rimasta shockata.

Non che io non abbia più visto nessuno dei miei compagni, ma lui era da…qualcosa come 1000 anni che non lo vedevo!

E…non so, sono piccole cose…l’intonazione della voce, il modo di muovere le mani, l’espressione…che ti fanno capire che, nonostante sia ancora tanto simile al bambinetto di quinta elementare, quella persona che hai davanti è quasi un uomo ormai. Piccole, piccole cose.

Io non l’avevo riconosciuto! Lui sì, però ha detto che sono cambiata tantissimo. E io che mi vedevo ancora tale e quale… Invece siamo maturati, dentro e fuori.

Ognuno sulla sua strada, ma si cresce.

Complimento?

Ieri mia nonna (lasciamo perdere che tipo di nonna perché mi dilungherei troppo -.-”) (anzi, a dire il vero ci dovrei scrivere un bel post lungo, un giorno o l’altro) be comunque mia nonna mi ha guardato e ha esclamato “Che vitino che hai!” e poi “Pensa che anch’io avevo un vitino così alla tua età.“. Da una donna che ora pesa circa un quintale lo prendo come una minaccia.

Mio fratello

C’è una cosa, tra le altre, che mi fa stare veramente male male male.

E’ che mio fratello è uno sfigato.

Allora. Pensate a una persona che a voi viene spontaneo definire “uno sfigato”. Ecco, adesso state visualizzando qualcosa tipo mio fratello.

Lui ha appena fatto i 15 anni. E ha appena cominciato le superiori. E dal nido famigliare in cui è sempre stato sprofondato fino al collo si è ritrovato catapultato in un mondo che non sapeva nemmeno esistesse, un mondo dove ti devi per forza mettere in competizione con i tuoi coetanei per la ragazza più figa, la squadra di calcio più forte o il cazzo più lungo.

Lui non è così. Lui è…molto più…diciamo, “femminile”, nel senso che lui ha dei gusti mooolto tranquilli, a lui non piace lo sport (tantomeno ha mai visto una partita di calcio se non quella del 9 luglio 2006), lui ascolta le canzoni dei filmetti di Disney Channel, lui è cicciotto, lui non fa il coglione a scuola (ha preso 10 in condotta!), lui non si mette in gioco, lui… Lui non è come gli altri.

Ma lui sta a guardare gli altri vivere e divertirsi ed essere stimati da tutti e anche lui li guarda e li ammira, e se ne sta lì con il suo sorriso da ebete che fa finta che vada tutto bene, ma non va tutto bene. Se no perché l’altro giorno dai suoi occhi si vedeva chiaramente che aveva pianto?

Non ha praticamente nessun amico, che io sappia. L’unico amico di cui ero sicura l’altro giorno gli ha dato buca, il giorno del suo compleanno, l’ha fatto andare al cinema da solo perché si era preso un impegno dell’ultimo minuto (ovvero un pomeriggio al Laser Game con altri amici). E quando succedono cose del genere io mi sento stringere il cuore come non mai, per me, per lui, per i miei genitori, per mia mamma che sta rivivendo l’adolescenza di suo fratello (mio zio, che allora aveva solo uno o due amici e che se ne stava sempre da solo e che al momento, ormai anche lui più vicino ai 40 che ai 35, vive ancora da solo come un cane, esce solo per andare al lavoro se no si barrica in casa, tra computer, letto e Play Station).

Lui non ce ne parla. Non ce ne parlerà mai. E anch’io non mi arrischio a introdurre l’argomento, sia perché so per esperienza che forse peggiorerei il suo stato d’animo, sia perché sinceramente non ho la più pallida idea di che cosa dirgli.

Anch’io ho provato ad essere nella sua situazione, quando tutti ti ignorano e non hai uno straccio di amico e ti rendi conto che non ti piace uscire e che non ti piacciono le feste e che te ne stai bene (e neanche poi così tanto bene) nella tua casetta tra le tue cosine. Ma per me è comunque sempre stato più facile: un po’ perché sono una ragazza, e le ragazze si sparlano dietro un sacco ma sono molto meno competitive, ed è anche più facile trovarne di tranquille; un po’ perché io almeno fino alla terza media sono stata una ragazzina come tante, senza sentirmi esclusa o diversa – poi non lo so cos’è successo. E io ora ho poche amiche vere, forse neanche poche, non mi piace la gente, sono strana, penso a cose che, se qualcuno mi sentisse, quel qualcuno (soprattutto se della mia età) mi direbbe “Ma lassa leeeeee!” e mi prenderebbe per pazza. Ma ormai mi sono fatta una ragione di tutto questo: se vado in giro da sola è per mia scelta, se un giorno a scuola non parlo con nessuno è per mia scelta. Io guardo e mi faccio le mie idee, senza doverne necessariamente parlare a qualcuno, tanto ho il mio diario per scriverle. Non sto molto bene a vivere così, ma tutto sommato ci vivo tranquillamente. Non sempre ho bisogno di qualcun altro.

Ma lui non è così. Lui non ha la maturità sufficiente per dire di avere un’indipendenza. Lui semplicemente vorrebbe essere come gli altri, ed avere degli amici, ma è diverso, e probabilmente non capisce neanche il perché, non capisce perché alcuni vengono considerati sempre e altri mai, e come fanno gli altri ad avere l’attenzione su di sé. Lui quello vede.

E non posso dargli consigli. Quante volte mi hanno detto che l’unico modo per risolvere i miei problemi era cambiare… Non posso dirgli di cambiare. Sentirsi dire “Se non cambi non vai bene” è un’atrocità, anche questo lo so per esperienza. E allora cosa devo dirgli? Quello è il suo carattere, quello è il suo modo di fare, e non cambierà. E’ vero che ha solo 15 anni, ma le attitudini rimangono nel tempo, non c’entra niente la maturazione e mica la maturazione, lui è fatto così. Punto. Non c’è niente che tenga davanti a una situazione così.

Mi fa veramente malissimo sta storia.


La mia canzone preferita del momento. E anche la più triste in assoluto. In pratica, perfetta per questo post.

Scivoli di nuovo e ancora
Come se
Non aspettassi altro
Che sorprendere le facce distratte
E troppo assenti
Per capire i tuoi silenzi
C’è un mondo di intenti
Dietro gli occhi trasparenti
Che chiudi un po’

Post da ultimo dell’anno

Le convenzioni mi costringono, oggi 31 dicembre, a guardarmi indietro nell’anno passato, prima di entrare in quello nuovo. Come se poi tra oggi e domani cambiasse qualcosa. Ma comunque.

Un bilancio del 2009 è proprio quello che sto per fare. E stavolta sarò facilitata dal diario su cui scrivo ogni giorno.

Questo è stato l’anno di Ludo. Ludo, quel mio compagno di classe rrromano de Roma che è arrivato quel lontano 7 gennaio, in un giorno che nevicava. Proprio pochi giorni dopo che avevo visto Come tu mi vuoi, e chi è furbo potrà capire quante somiglianze io avessi trovato tra il film e la realtà.

Questo è stato l’anno in cui ho capito (si spera definitivamente) che la realtà non è uguale ai film. La realtà è la realtà, e le cose succedono così, senza un filo logico, senza un lieto fine, forse senza neanche un senso. Ma chissà, non si può mai dire.

Questo è stato l’anno della prima migliore amica che io abbia mai avuto, l’amica che vedi ogni giorno a scuola, con cui siete compagne di banco, con cui vi vedete e vi chiamate e vi messaggiate anche dopo la scuola, l’amica a cui dici tutto senza vergognarti. Ma anche questa bella amicizia è finita, proprio una decina di giorni fa, e probabilmente non ricomincerà più davvero. Forse avevo bisogno di un’amica così fidata, così vicina. O forse no.

Questo è stato l’anno in cui ho alternato periodi di euforia al massimo grado (a volte motivata, a volte no) a periodi di depressione totale, dove mi sarei quasi tagliata le vene. No va be, non l’avrei mai fatto, era un modo di dire. Ma c’era veramente da far venire l’angoscia quando stavo così.

Questo è stato l’anno delle cotte-amori-platonici per tipi sconosciuti. Patetico, lo so. Perdere la testa e quasi pedinare (attenzione, non sono una maniaca, state tranquilli!) ragazzi che non si conoscono!

Questo è stato l’anno, però, in cui ho sempre avuto lui in testa. Quel lui che mi è sempre piaciuto e che stasera finalmente si dichiarerà a una mia amica (d’oh!).

Questo è stato l’anno dell’ospedale: una settimana a febbraio e una settimana a giugno. E ognuno dei due ricoveri ha portato con sé le proprie conseguenze: amicizie, cotte, rifiuti, litigi, allegria,…un po’ di tutto.

Questo è stato l’anno anche del busto, quindi. Fino a settembre il gesso e da settembre il corsetto mobile. Ho visitato Milano abbastanza spesso ultimamente, devo dire.

Questo è stato l’anno del computer portatile. Comprato a gennaio e quasi sempre acceso da allora. Ho contratto una brutta dipendenza. Il mio pc comprato da me da sola con i miei soldi è uno dei principali motivi per cui sono cambiata, e per cui la sera a volte sono nauseata di me stessa. Perché mi ci perdo dentro, me ne frego della vita reale e il tempo sparisce.

Questo è stato l’anno anche del blog, una delle poche cose belle che il computer ha portato con sé.

Questo è stato l’anno in cui qualcuno si è accorto delle mie canzoni. Prima una mia compagna di classe (ma lei solo per invidia), poi la mia ex-migliore amica (una canzone era dedicata a lei, e la adorava), e adesso…un gruppo di miei amici, un gruppo sconosciuto, ok, ma un gruppo vero. No, scusate, questa ve la devo proprio dire, poi magari non se ne farà niente, ma c’è uno (uno bravissimo in materia di musica) che ha detto una cosa su di me che mi ha fatto troppo esaltare, proprio adesso che ormai mi sembrava di cantare come una capra in calore: ha detto che ho una voce allucinante, che sono impostatissima e sembro un pianoforte! Non so esattamente che cosa implichi tutto ciò, ma ha tutta l’aria di essere una cosa bellissima!!

Questo è stato l’anno in cui sono cresciuta. Anche fisicamente un po’, ma soprattutto di testa, in tutti i campi. Poi magari nei fatti mi comporto come una bambina di cinque anni, eh!

Questo è stato l’anno dei litigi con i miei, soprattutto con mio padre che è una persona veramente chiusa e limitata. Ma ci sono stati anche dei periodi di tregua, di pace quasi.

Questo è stato l’anno delle paranoie e dei sensi di colpa, che quasi sempre seguivano momenti in cui ero sicurissima di avere ragione.

Questo è stato l’anno del primo matrimonio a cui sono andata senza la mia famiglia. Aaaah, il matrimonio assassino

Questo è stato l’anno dell’informatica, dell’ECDL e delle Olimpiadi. Piccole cose, lo so, ma mi gasano da matti!

Questo è stato l’anno dell’estate più schifosa della mia vita.

Questo è stato l’anno… Va be sì insomma, questo è stato un anno diverso. Strano.

Sto cambiando un sacco.

Ok, ora basta con il passato. Cioè, non è un capitolo chiuso, però mi dicono di guardare al 2010, l’anno che verrà. Non lo so cosa aspettarmi. Devo solo viverlo.

Buon anno a tutti!!!

Sembra ieri

Sì, e io sembro mia nonna, a dire sta frase. Ma comunque.

Il tempo passa veramente veloce. Uno neanche se ne accorge.

Ma che bella bimba! Quanto tempo ha?
Due anni.
[...Ho detto davvero "Due anni"??? Questo significa che l'anno prossimo va già all'asilo!!]
Parla?
N…sì. [Cazzo, è vero. Ormai praticamente parla.]

Veder crescere un bambino è bellissimo. Nei primi anni di vita fanno progressi alla velocità della luce, quanto da grandi non si potrebbe mai immaginare.

E così lei è arrivata a casa, qualche giorno dopo l’agognato parto; prima ha cominciato ad aprire gli occhi, poi a mettere a fuoco e a fissarli sulle cose, poi ad accorgersi di noi, e a ridere fino a star male per delle cose banalissime, poi ha cominciato a prendere gli oggetti, a leccarli, poi è riuscita a stare seduta, poi ha gattonato, poi in piedi, poi già camminava, e correva, e si arrampicava, e pian piano l’odore nauseante di latte non ce l’aveva più addosso.

E ora eccola che è una bimba dai capelli mossi e biondissimi che capisce anche troppo e parla abbastanza da ottenere sempre quello che vuole.

6 bambini ho visto crescere, giorno per giorno, senza quasi rendermene conto, ed è una cosa strabiliante. Però poi uno si gira un attimo indietro e capisce che…ne è passato del tempo.

Harry Potter e il Principe Mezzosangue

Da grande fan di Harry Potter era scientificamente impossibile che non postassi qualcosa sul film appena uscito.

Mi dispiace dirlo, ma è stato abbastanza deludente. Cioè, il film in sé è fatto molto bene, niente da dire. Però la vicenda… hanno eliminato delle parti importantissime e ne hanno aggiunte altre che ai fini dell’intreccio potevano benissimo risparmiarsi.

Poco male. Tanto io a Harry Potter ci sarò affezionata sempre e comunque.

Io se avessi la Rowling qua davanti in questo momento dovrei abbracciarla e dirle un bel “Grazie!”.

Mai potrò imparare da un libro più di quanto io abbia imparato da Harry Potter. Probabilmente molti non lo afferrano, e riducono la saga a sette comuni romanzi fantasy, ma la verità è che essa è piena zeppa di significati simbolici e di massime di vita.

Senza contare il fatto che è anche un vero e proprio capolavoro della letteratura, con tutti gli ingredienti che una persona potrebbe ricercare in un libro e con una trama perfetta in cui tutto coincide e in cui il mondo parallelo che viene a crearsi potrebbe quasi sembrare più reale di quello vero.

Non potrei mai farne a meno.