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14-18 giugno

Posso raccontarvi come mi è andata l’ultima settimana?

Be, è andata bene, direi. Molto bene.

E non perché io non mi sia per niente depressa, anzi…ci sono stati momenti assolutamente no.

Sono stata una settimana al grest. Una specie. Cioè, era una specie di grest-colonia-vacanza-…non so bene come chiamarla. Eravamo più di 100 bambini e ragazzi tra i 6 e i 18 anni raggruppati in una villa enorme.

Io non volevo partire. Ho pianto un sacco nei giorni precedenti, maledicendomi per aver accettato, nel mio periodo di ottimismo, di fare l’educatrice, perché ero sicura che mi avrebbe fatto schifo, e che come al solito non ce l’avrei fatta a integrarmi (tra persone che conosco più o meno da sempre, tra l’altro).

E invece…eccomi qui, che non vedo l’ora di tornarci lunedì.

Perché anche se la tristezza è nel mio DNA lì non mi sono sentita giudicata, per una volta. Anche se sono un’imbranata galattica mi sono sentita utile. Mi sono sentita qualcuno.

C’era un clima…che può esserci solo in quelle determinate condizioni.

E, anche se con riserve, mi sono divertita perfino io. Sì, mi sono divertita anche a pulire cessi, anche ad avere responsabilità (cosa che solitamente non sopporto), anche ad avere sempre uno dei miei fratelli alle calcagna (perché i miei fratellini sono casi umani come me), anche ad andare dietro a uno che se la tira troppo e che come ho capito ieri sera è abbastanza stronzo, anche ad essere insultata mentre servivo a tavola perché i biscotti al cioccolato erano finiti, anche ad avere le vesciche su ogni singolo dito del piede, anche a non andare mai a letto prima dell’una e a dormire poche ore per notte, anche a sudare.

Ne è stravalsa la pena.

Ok, e ora un ringraziamento speciale per un’amica speciale (solo perché esige di essere citata e rompe le palle): GRAZIE BETTONA!

Pasquetta

No, nessun picnic.

Però una giornata bellissima, in un posto in cui per colpa mia non mettevo piede da tre anni.

Due miracoli: il primo è che c’era un sole da matti, e io non ci potevo credere, aveva diluviato per ore la sera e la notte prima, e la mattina non c’era l’ombra di una nuvola, e il prato era quasi completamente asciutto; il secondo è che ho lasciato fuori 9/10 dei miei pensieri negativi e mi sono divertita. I miracoli esistono sì.

PS: MA le Vicende amorose rimangono in posizione di stallo.

Non leggete se vi sta sul cazzo la gente che si piange addosso

Ultimamente sto usando un po’ troppe parolacce per i miei gusti. Be, effettivamente ascoltare Eminem non aiuta, visto che lui ogni 2-3 parole ci piazza FUCK o FUCKIN’ o MOTHERFUCKER o SHIT.

Ma comunque.

Scrivo questo post per raccontare a qualcuno, o forse a nessun altro che a me stessa, di come sto. Anzi, in realtà io non lo so come sto. Non mi capisco.

Mi sento…totalmente apatica.

Mi rendo conto che di tutte le cotte che posso avere in questo momento nessuna mi interessa veramente. Mi rendo conto che non esco con le amiche da…un’eternità. Mi rendo conto che, non so come, ogni sera ripensando alla mia giornata mi accorgo che non ho avuto un attimo libero ma che non ho fatto nulla di quello che volevo/dovevo. Mi rendo conto che sto diventando pazza, perché ormai sono arrivata a un punto che devo pensare anche per mettere un piede davanti all’altro (altrimenti detto: camminare), e che questo è sbagliato, che non è normale. Mi rendo conto che non sopporto niente e nessuno, e che ho voglia di piangere senza motivo, o forse con qualche motivo che però mi sfugge.

Mi sento sola da morire. Da morire. E questo mi fa paura, mi mette angoscia.

Ho nostalgia dei tempi passati all’ospedale. Ho nostalgia di avere la mia stanza, con una finestra che in qualsiasi momento potevo aprire per guardare fuori e piangere. Ho nostalgia di stare con un gruppo ristretto di persone così sconosciute eppure così mie amiche. Ho nostalgia della persona che ero là, forse non ottimista o allegra ma più…neanche serena o tranquilla, ma più…non lo so. E mille altre cose.

Ho nostalgia di starmene da sola, senza persone del mondo esterno, famiglia, amici, ragazzi: bastavano quelle persone, quegli infermieri, quei dottori. Punto. E lì stavo benissimo. Non che non piangessi mai o non avessi mai paure o angosce, anzi… Ma lì era tutto diverso.

Cazzo, mi viene di nuovo da piangere.

Post da ultimo dell’anno

Le convenzioni mi costringono, oggi 31 dicembre, a guardarmi indietro nell’anno passato, prima di entrare in quello nuovo. Come se poi tra oggi e domani cambiasse qualcosa. Ma comunque.

Un bilancio del 2009 è proprio quello che sto per fare. E stavolta sarò facilitata dal diario su cui scrivo ogni giorno.

Questo è stato l’anno di Ludo. Ludo, quel mio compagno di classe rrromano de Roma che è arrivato quel lontano 7 gennaio, in un giorno che nevicava. Proprio pochi giorni dopo che avevo visto Come tu mi vuoi, e chi è furbo potrà capire quante somiglianze io avessi trovato tra il film e la realtà.

Questo è stato l’anno in cui ho capito (si spera definitivamente) che la realtà non è uguale ai film. La realtà è la realtà, e le cose succedono così, senza un filo logico, senza un lieto fine, forse senza neanche un senso. Ma chissà, non si può mai dire.

Questo è stato l’anno della prima migliore amica che io abbia mai avuto, l’amica che vedi ogni giorno a scuola, con cui siete compagne di banco, con cui vi vedete e vi chiamate e vi messaggiate anche dopo la scuola, l’amica a cui dici tutto senza vergognarti. Ma anche questa bella amicizia è finita, proprio una decina di giorni fa, e probabilmente non ricomincerà più davvero. Forse avevo bisogno di un’amica così fidata, così vicina. O forse no.

Questo è stato l’anno in cui ho alternato periodi di euforia al massimo grado (a volte motivata, a volte no) a periodi di depressione totale, dove mi sarei quasi tagliata le vene. No va be, non l’avrei mai fatto, era un modo di dire. Ma c’era veramente da far venire l’angoscia quando stavo così.

Questo è stato l’anno delle cotte-amori-platonici per tipi sconosciuti. Patetico, lo so. Perdere la testa e quasi pedinare (attenzione, non sono una maniaca, state tranquilli!) ragazzi che non si conoscono!

Questo è stato l’anno, però, in cui ho sempre avuto lui in testa. Quel lui che mi è sempre piaciuto e che stasera finalmente si dichiarerà a una mia amica (d’oh!).

Questo è stato l’anno dell’ospedale: una settimana a febbraio e una settimana a giugno. E ognuno dei due ricoveri ha portato con sé le proprie conseguenze: amicizie, cotte, rifiuti, litigi, allegria,…un po’ di tutto.

Questo è stato l’anno anche del busto, quindi. Fino a settembre il gesso e da settembre il corsetto mobile. Ho visitato Milano abbastanza spesso ultimamente, devo dire.

Questo è stato l’anno del computer portatile. Comprato a gennaio e quasi sempre acceso da allora. Ho contratto una brutta dipendenza. Il mio pc comprato da me da sola con i miei soldi è uno dei principali motivi per cui sono cambiata, e per cui la sera a volte sono nauseata di me stessa. Perché mi ci perdo dentro, me ne frego della vita reale e il tempo sparisce.

Questo è stato l’anno anche del blog, una delle poche cose belle che il computer ha portato con sé.

Questo è stato l’anno in cui qualcuno si è accorto delle mie canzoni. Prima una mia compagna di classe (ma lei solo per invidia), poi la mia ex-migliore amica (una canzone era dedicata a lei, e la adorava), e adesso…un gruppo di miei amici, un gruppo sconosciuto, ok, ma un gruppo vero. No, scusate, questa ve la devo proprio dire, poi magari non se ne farà niente, ma c’è uno (uno bravissimo in materia di musica) che ha detto una cosa su di me che mi ha fatto troppo esaltare, proprio adesso che ormai mi sembrava di cantare come una capra in calore: ha detto che ho una voce allucinante, che sono impostatissima e sembro un pianoforte! Non so esattamente che cosa implichi tutto ciò, ma ha tutta l’aria di essere una cosa bellissima!!

Questo è stato l’anno in cui sono cresciuta. Anche fisicamente un po’, ma soprattutto di testa, in tutti i campi. Poi magari nei fatti mi comporto come una bambina di cinque anni, eh!

Questo è stato l’anno dei litigi con i miei, soprattutto con mio padre che è una persona veramente chiusa e limitata. Ma ci sono stati anche dei periodi di tregua, di pace quasi.

Questo è stato l’anno delle paranoie e dei sensi di colpa, che quasi sempre seguivano momenti in cui ero sicurissima di avere ragione.

Questo è stato l’anno del primo matrimonio a cui sono andata senza la mia famiglia. Aaaah, il matrimonio assassino

Questo è stato l’anno dell’informatica, dell’ECDL e delle Olimpiadi. Piccole cose, lo so, ma mi gasano da matti!

Questo è stato l’anno dell’estate più schifosa della mia vita.

Questo è stato l’anno… Va be sì insomma, questo è stato un anno diverso. Strano.

Sto cambiando un sacco.

Ok, ora basta con il passato. Cioè, non è un capitolo chiuso, però mi dicono di guardare al 2010, l’anno che verrà. Non lo so cosa aspettarmi. Devo solo viverlo.

Buon anno a tutti!!!

Un altro nuovo capitolo

Scusate, ma devo tediarvi ancora con le mie Vicende amorose (seeee, si fa per dire!).

Dunque, facciamo così, divido la serata di ieri in tre parti.

h 19.45 – 21.45

Prima cosa: lui mi dà buca. Ho avuto degli istinti omicidi da far paura, dico sul serio. Che poi mi ha dato buca perché non stava bene, ma com’è che 20 minuti prima era in oratorio bello pimpante e sano come un pesce???

Va be, va be. Sono un po’ apprensiva, ok. Ho sfogato la mia ira su un po’ di amici e amiche e fine della storia.

La cosa che mi ha fatto male è che quando mia mamma ha saputo che alla fine lui non veniva è rimasta delusa quasi più lei di me. E poi, nonostante avesse sonno e nonostante fosse depressa e nonostante la bambina non le desse un attimo di tregua, viene in camera mia e mi fa: “Sei triste? No, perché mi sembrava che ci tenessi a uscire stasera…” Ho risposto solo “No, perché?” con questa mania che ho di non far trasparire i miei sentimenti con i miei. Cavoli, mamma, che ci tenevo. Era la prima volta che uscivo con un ragazzo così (così riferito a uscire, non al ragazzo).

Questo sì che è stato un colpo basso. Perché anche se io ai miei non dico più niente di me, lei ha ancora il sesto senso. E anche se ancora pensa che io stia vivendo una cosa bellissima e non si immagina neanche quanto sono stata male quest’anno, lo sa che c’è qualcosa che non va. E…io non vorrei mai che in futuro andasse a finire così con i miei figli. Che io mi accorgo che sono tristi ma loro continuano a negarlo e quindi io posso solo sentirmi frustrata davanti alla mia impotenza.

h 21.45 – 23.05

Qui sono stata malissimo. Ho pianto come una cretina. Prima perché ero incazzata da morire, poi perché non capivo esattamente con chi o con cosa ero incazzata, poi è stata anche un po’ la tensione di questi giorni che si è scaricata tutta sul nulla in un attimo… Poi le parole di mia mamma… E da lì ho cominciato a pensare, pensare, pensare… Io e lui abbiamo un po’ discusso, perché io volevo dirgli delle cose importanti ma alla fine gli ho detto solo “Lasciamo perdere, forse sto meglio da sola“. E all’improvviso solo questo mi è venuto in mente: tutto quello che tocco diventa merda. Sì, è così, non mi sto autocommiserando! Ho perso una migliore amica per colpa mia, ho perso un possibile ragazzo per colpa mia, sto rovinando il rapporto con i miei per colpa mia, sono chiusa in casa da sola per colpa mia. Tutto per colpa mia. Tutto perché mi ritengo sempre superiore agli altri, e invece sono solo uno schifo.

Quindi poi il pianto si è trasformato in un pianto di disperazione. E dovevo anche trattenere il fiato per non farmi sentire.

Bella festa dimmerda che sarà stasera. Bel fine anno dimmerda.

h 23.05 – 00.15

Questa è la parte più divertente della cosa. Va be, divertente no. Grottesca. Vi riporto tutta la “conversazione” integralmente. Ovviamente tutta via SMS. Non c’è niente di modificato, solo la sua ortografia in cui c’erano più K che vocali (e con questo ho detto tutto).

Lui: Io non capisco il perché hai detto quelle cose…sembra che non ti sia mai interessato niente di quello che ti ho detto!!
Ester: Ok senti allora facciamo che non ti ho detto niente e ne parliamo domani sera… Scusa, in un certo senso fa parte di quello che ti volevo dire…riguardo al mio carattere… Cioè non lo so, io credo di avere un carattere troppo difficile da sopportare, e quindi vorrei che tu fossi sicuro che è proprio me che vuoi perché forse tu mi hai preso per una come tante, ma non lo sono…pensaci bene…
L: In che senso “una fra tante”!
E: Nel senso che magari tu non ti accorgi di quanto sono diversa da altre ragazze…cioè boh non so come spiegarti…
L: Secondo me sei tu che non sei sicura di noi due…forse hai ragione…è meglio lasciare perdere perché a me piacciono quelle ragazze che chiami “tante ragazze”…
E: Ecco appunto… è proprio quello che pensavo… Te l’ho detto che non ti piaccio…
L: Forse ti ho visto solo esteriormente…ed esteriormente non è vero che non mi piaci…
E: Eh be grazie… E secondo te ha senso dire a una persona quello che mi hai detto se la conosci solo esteriormente??? Questo dimostra che al mio posto potrebbe esserci una qualunque e andrebbe bene lo stesso…
L: Non intendo questo…volevo dire che pensavo di conoscere il tuo carattere…ma evidentemente mi sbagliavo!! Non sono uno che si mette con una ragazza solo perché respira…
E: Ecco appunto e questo conferma quello che pensavo… Cioè è inutile che dici certe cose tipo “ti voglio veramente” o altre cose del genere senza conoscere la persona a cui lo dici… Io te l’avevo già detto all’inizio com’ero, e tu hai detto “non ho paura”, quindi non dire che non ti avevo avvisato…
L: Ma infatti non avevo paura perché pensavo di conoscere il tuo carattere…se pensi che io ti abbia preso in giro ti sbagli…
E: Ma io non penso che tu mi abbia preso in giro, penso solo che non ti rendi conto di quello che dici oppure che non prendi sul serio alcune cose… Se io ti dico che il mio carattere è così è inutile che continui con le tue idee… Io sono così e basta, non sono in un altro modo, io questo te l’ho detto chiaramente e forse tu pensavi che stessi esagerando ma non è così! Te l’ho detto subito appunto per evitare la discussione di adesso…
L: Ma per me questa discussione non ha senso…perché io ti ho detto quello che pensavo e quello che penso!
E: Eh, anche secondo me non ha senso… E anch’io ti sto dicendo quello che penso, punto e basta…
L: E se non ha senso allora perché continuiamo a discutere???
E: Non lo so! Cioè ma io non ti capisco, prima dici una cosa, dopo dici il contrario, ci mettiamo a discutere per via di questo e poi salti su e dici che la discussione non ha senso…
L: Io ho detto che prima pensavo una cosa e dopo un’altra…tu continui a ribadire sempre le stesse cose…ho sbagliato a dire le cose che ti ho detto due giorni fa e mi dispiace sia per me che per te…ma molto probabilmente tra noi due non ci sarà mai niente!
E: Ahahah ma che bella scoperta… è proprio quello che stavo cercando di farti capire…
L: Beh io speravo sarebbe potuto esserci qualcosa…beh ora dormo perché muoio dal sonno e mi gira un po’ la testa… Buona notte e scusa se ti ho fatto perdere del tempo!

Forse è violazione della privacy, ma la storia non ve la potevo spiegare in due parole. Cioè, lui è così. E’ sempre stato così. Non ricordo di averci mai parlato a voce (il che è preoccupante), ma ogni volta che abbiamo una specie di inciuccio finisce che ci mettiamo a discutere sulle stesse due o tre parole. E perché? Perché con lui parlo al vento! Lo so che mi ritengo superiore, è vero, l’ho detto anche prima. Però allora cosa faccio? Provo a stare con uno con cui non potrei parlare di niente senza essere fraintesa?? Mi farei solo del male.

Va bene, quindi l’anno sta finendo in questo modo.

PS: Non so cosa avrete capito di tutto ciò. Avete ragione, neanch’io mi capisco.

Un nuovo capitolo

Era da un bel po’ che non postavo niente in Vicende amorose. È ora di aggiugere un nuovo capitolo.

Dopo 1000 delusioni, 1000 “colpi di fulmine”, 1000 sogni di amori platonici, 1000…insomma, dopo un po’ di fatti vari, ecco che…uno si dichiara! Si dichiara a ME! (Ovviamente per messaggio, perché qui abbiamo a che fare con sedicenni ancora non tanto cresciuti…) E non uno qualunque, bensì uno che mi è piaciuto per diversi periodi negli ultimi tre anni, uno che mi sono sempre pentita di aver rifiutato ogni singola volta che l’ho fatto, uno che però è cambiato molto negli ultimi tempi (e non sono sicura che sia cambiato in meglio).

Morale della favola: domani sera, salvo imprevisti, usciamo un’oretta (miracolo che mia mamma mi abbia concesso così tanto!), teoricamente per parlare di tutto ciò.

E pensare che fino a ieri ero un po’ agitata ma mi aveva sorpreso il fatto che non avessi ancora tentato di prepararmi un discorso. Ma…sapete com’è…nella doccia le mie “rimuginanze” si scatenano. E mi sono ritrovata a preparare un discorso per davvero, quasi senza neanche accorgermene.

E cosa mai gli devo dire in fondo? Be…per esempio devo metterlo in guardia sul fatto che io sono davvero diversa dalle altre, non diversa così tanto per dire. Cioè…a me non piace niente di quello che piace alle ragazze normali della mia età (be forse qualcosina sì…), io odio le feste, odio stare in mezzo a tanta gente, critico tutto e tutti, sto nel mio angolino nell’ombra, esco poco, non sono spontanea, non sono socievole…devo continuare?? Non è autocommiserazione, questa, è solo una presa di coscienza del fatto che io sono vecchia dentro (anche se magari certe volte mi comporto come una bambina di 5 anni). E che dato che lui sta diventando molto superficiale, per quello che ho avuto modo di vedere, non credo di essere in grado di dargli quello che lui vuole da una ragazza.

…Cos’altro devo dirgli ancora? Be…devo chiedergli di essere sincero con se stesso e con me, perché, siccome non sono poi tanto sicura di volermi impegnare proprio ora che sto tirando fuori la mia individualità e non sono tanto sicura che lui sia il ragazzo che va bene per me, non mi va di sprecare il mio tempo con uno che sta con me solo perché sono la prossima sulla lista, la prossima che potrebbe starci facilmente, la prossima con cui potrebbe sentirsi realizzato.

Sì, diciamo che sono un po’ turbata. Perché comunque queste non mi sembrano pure e semplici paranoie.

O forse quello che temo è solo di non essere all’altezza della “me” dei miei sogni. Di aver desiderato troppo qualcosa che poi quando succede mi fa sentire solo goffa e sbagliata e mi fa venire voglia di tornare a rinchiudermi nel mio guscio.

Oh… What are you really looking for?

Sarà accanimento terapeutico mio, ma… lo sto ancora cercando un ragazzo.

 

Oh… What are you really looking for?
Another partner in you life, to abuse and to adore?

Supreme, Robbie Williams         

So in love with two

È frustrante mettere come titolo di un mio post il titolo di una canzone di Selena Gomez (almeno credo). Ma è la prima cosa che mi è venuta in mente.

Perché… Non so se vi è mai successo… A me capita spesso che quando sono sicura almeno sul fatto che mi piaccia una determinata persona (proprio quella e nessun’altra) mi sento un po’ più sicura anche sul resto. Mi viene da dire: Ooooh finalmente un punto fermo a cui attaccarmi!

E invece…

Va be, va be, ormai intanto che ci sono vi racconto qualcosina in sintesi. In pratica da una parte c’è il mio ex (sì, sempre il solito, il mio unico ragazzo con cui ho avuto una “storia” di due mesi a 14 anni, cosa infantile ma lui ancora mi piace!) e dall’altra…special guest…un mio compagno di classe (che è arrivato da Roma a gennaio scorso, lo stesso giorno in cui ha incominciato a piacermi, dopodiché per caso è diventato mio compagno di banco e da lì giorno per giorno ho scoperto quanto mi piacesse per davvero e non solo per il colpo di fulmine).

Del primo mi piace… la sua sicurezza, il fatto che sappia farmi stare bene. Anche se è presuntuoso, egoista, prepotente, permaloso e anche bruttino. Non so come, ma di lui mi sono davvero innamorata, e non lo dico così per dire. Lo so cosa significa, vi assicuro.

Del secondo mi piace… innanzitutto il suo fisico (non sarà muscoloso ma ha un viso bellissimo), la sua parlata (l’accento romano è indiscutibilmente sexy), mi piace che legga libri e che anche se in classe fa tutto meno che stare attento dopo tutto non sia un completo scimmione, mi piace perché è spiritoso… e poi ha un sorriso stupendo. Non ne ho mai visto uno più bello (o forse sì, ma non me lo ricordo). È…radioso, capite? Ed è proprio quello che oggi, dopo tre mesi in cui credevo di non averci pensato più, mi ha fatto venire un dubbio. Perché quel sorriso mi fa venire voglia di sorridere anche se sto tre metri sotto terra. Il problema è che lui non crede nelle mie stesse cose, e siccome solo nei film si vive d’amore per me anche quello conta. È un ostacolo abbastanza pesante.

Ma perché nella cosiddetta fase adolescenziale si dev’essere sempre così indecisi? O forse sono io? No, probabilmente è così un po’ per tutti. Con l’unica differenza che gli altri combinano e io no. Niente. Nothing. Nada de nada. La mia completa imbranataggine è internazionale. Non combinerò mai nulla, se non nella mia mente.

Però…però io sono stufa di sognare e basta.

Viaggio in pullman

A me piace andare in pullman.

Anche se a volte i pullman sono strapieni tanto che neanche si riesce a timbrare il biglietto, e io ho una specie di fobia del contatto fisico (non per davvero, è una cosa di carattere, però posso dire che le uniche volte che sono stata sicura di me stessa ero con gli amici dell’ospedale… ma qui poi finiamo un attimino su altre reti).
Anche se odio tutti quegli odori forti concentrati.
Anche se c’è gente che ti guarda male al minimo movimento.
Anche se tutti corrono a prendere il posto singolo vicino all’uscita (chissà poi perché… dev’essere per lo stesso motivo per cui nelle sale d’attesa chi si siede lascia sempre un posto vuoto tra sé e gli altri) e chi alla fine se lo becca viene fulminato per tutta la corsa.
Anche se i pullman sono perennemente in ritardo.
Anche se nei mezzi pubblici i germi si moltiplicano (e tutti ultimamente vanno in giro con l’Amuchina Gel per paura dell’influenza suina, che gran cagata, come se l’Amuchina gli evitasse di prendersela). Ma dico io… Al diavolo l’influenza suina.

A me piace andare in pullman. Solo che se appena appena non piove sono costretta ad andare a scuola in bici, perché ovviamente i miei non capirebbero mai la necessità di pagare il biglietto solo per un mio sfizio.

Così quando mi sveglio la mattina e piove sono contenta. Cioè no… di solito se piove è perché sono di cattivo umore, però sapere che ho un motivo per andare in pullman mi rallegra un tantino.

Ma perché mai?

Forse perché tra la gente sui pullman ogni tanto capita un ragazzo…ma non figo, proprio bello, e posso stare lì a fissarlo quanto ne ho voglia, tanto poi chi lo vede più (salvo poi scoprire che sta nella classe proprio accanto alla mia, il che non è ancora mai successo, ma non si sa mai).
Forse perché in fondo ascoltare i discorsi ridicoli e patetici che fanno certe ragazze mi fa ridere.
Forse perché una delle mie attività preferite è osservare, e non c’è niente di meglio che farsi un giro per la città, in piedi o seduta ma comunque ferma al mio posto, per guardarmi intorno, fare un po’…la trainspotter, come dico sempre io, guardare la vita che scorre.
Forse perché non ho voglia di fare fatica quindi preferisco salire su un mezzo e non pensare più alla strada finché esso non mi avrà portato a destinazione.
Forse perché ho la mente bacata. Sì, anche questo ha una sua logica. Non ho mai nascosto di essere strana, a volte non mi capisco neanch’io.

No, forse ho capito perché. Io ne ho bisogno. Ho bisogno di avere una pausa tra casa e scuola, un attimo di respiro, perché sia a casa che a scuola vedo cose che mi danno pensieri troppo negativi. Ho bisogno di rimanere per venti minuti sola con me stessa, sola con la mia musica, sola con i rumori che ho intorno, sola anche se tra tante persone che magari mi fissano ma a cui non devo niente. Sola in una zona neutrale dove i miei problemi non sono più così urgenti, visto che devono aspettare perlomeno la fine della corsa.

Dai ma sono proprio così anormale??

Sfiga

La sfiga perseguita la mia famigliaaaaa!!! Tutta la mia famiglia, me in particolare.

Erano circa le 18 quando…puff! Va via la luce. Ogni tanto succede, cosa volete che sia… Il problema è che stavolta non tornava più! Non riuscivamo in nessun modo a tenere su il salvavita!! Così chiamiamo un nostro cugino di secondo grado acquisito, che è elettricista, ma lui ha la febbre con tanto di focolaio. Per telefono dice a mio padre di staccare tutte le spine dalla corrente e continuare a riprovare a tirare su il salvavita: giriamo per casa a staccare ogni cosa possibile immaginabile (lavatrice, asciugatrice, frigo, lucine e lucette, casse, computer, modem, radiosveglie, ventilatori, caricatori, ecc ecc ecc…) ma… Houston, abbiamo un problema! Il forno e la lavastoviglie sono dentro la cucina componibile, quindi non riuscivamo in nessuno modo a staccarle. Problemone…

Intanto mia mamma, approfittando della luce solare che ci sarebbe stata d’aiuto ancora per poco, sfoglia le Pagine Gialle e trova due elettricisti che fanno interventi d’urgenza (sapete, di sabato sera…):

—> il primo chiedeva la modica somma di 400€ + IVA solo per “venire a dare un’occhiata“, le eventuali riparazioni erano a parte

—> il secondo smontava alle 20 ma ieri casualmente aveva deciso di smontare alle 19, ed erano le 19.15

Mio padre a quel punto si ricorda che un amico di sua sorella è elettricista: chiama la zia, la zia dice che il suo amico adesso è fuori e può chiamarlo verso le 21. Già buono rispetto agli altri, insomma.

Alle 19.30 mangiamo, giusto in tempo per riuscire almeno ad intravedere il cibo che mettiamo in bocca. Finita la cena accendiamo tutta la nostra scorta di candele (perché noi viviamo nell’800 e quindi delle torce non ce le possiamo comprare, meglio le candele). Cominciamo a spostarci per le stanze con la candela accesa sul piattino tipo Sette Nani, e ogni volta che qualcuno usciva da una stanza gridava “Candela in uscita dal bagno!” “Attenzione, sto uscendo dalla cucina!“.

Mi viene un’idea lampante: ognuno può chiamare al cellulare amici e conoscenti per trovare più elettricisti possibili! Chiamo, chiamo, chiamo. Ne ho trovati tre, di cui uno era sempre l’amico di mia zia. Poi chiamo un’altra mia amica, che non mi risponde (vabbè, non è stata l’unica, le mie amiche non c’è mai ‘na volta che rispondano al cellulare) ma – dico, per fortunaaaaa – mi rifa uno squillo. Scopro che suo padre è elettricista!!! Bella liiiii!! “Ah, tuo padre??” Tutti si girano verso di me speranzosi. “Eh be ma…potrebbe venire adesso?” “Sì sì, tanto deve portare giù me e mia sorella. Se mi dai l’indirizzo intanto che è giù fa un salto lì.” Seeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!

Alle 21 dovevamo uscire. Era il primo sabato sera senza gesso, e l’unico che passavo senza busto fino a chissà quando, non so se vi rendete conto. E ci sarebbero stati i miei amici, e – ancora più importante – il ragazzo che mi piace. Così mi metto tutta in tiro al buio, trovo il vestito che avevo già scelto al buio, mi vesto al buio, mi trucco al buio, mi pettino in qualche modo al buio (non ho neanche potuto attaccare la piastra per darmi una minima sistematina!) e usciamo. Tutti a piedi, tranne mio padre che è rimasto a casa ad aspettare l’elettricista.

Quando arrivo a destinazione trovo la figlia del nostro benefattore. “Ah, Ester… A mio padre gli si è fermata la macchina e sta cercando di rimetterla in moto“. Ve l’ho detto o no che la sfiga ci perseguita? L’altro elettricista, l’amico di mia zia, invece era a un matrimonio. Sfiga, sfiga e risfiga. Questo però è oltre il normale.

Poi finalmente qualcuno ci ha liberato dal malocchio, e – stando al racconto di mio padre, visto che io sono stata fuori fino a mezzanotte - i due elettricisti sono arrivati entrambi: uno in giacca e cravatta direttamente dal matrimonio e l’altro dopo essere riuscito a far partire la macchina. Tra l’altro abbiamo scoperto che sono colleghi, entrambi dipendenti dell’ospedale. Hanno ravanato di qua e di là e alla fine ce l’hanno fatta. Non si sono neanche lasciati pagare, Dio li benedica.

E ora veniamo a me, perché ve l’ho detto all’inizio che la sfiga mi perseguita anche individualmente. Arrivo là e mi sento benissimo, a parte ovviamente il mal di schiena, ma per l’ultima sera fuori senza busto e al pensiero che Lui mi avrebbe visto potevo anche sopportarlo. Mi metto a chiacchierare con le mie amiche, passano dieci minuti, un quarto d’ora, poi entriamo e Lui ancora non si vede. Ogni volta che entra qualcuno mi giro ma Lui non c’è. Vedo un suo amico dietro a una colonna: Lui non c’è. Merdaccia. Ci avrei scommesso che quella sera non sarebbe venuto. Lo dice la Legge di Murphy. E forse è stata anche colpa mia, che ho pensato troppo alla possibilità che questo succedesse (sto cominciando a credere alla legge dell’attrazione universale di cui parlava Vuc’s, sapete?). Quasi nessuno si è accorto che non avevo il gesso, saranno state 4-5 persone. Bella merda…

E quello che è peggio: prima di uscire ho rotto le palle a mio padre per l’orario, perché almeno quella sera volevo stare fuori. Ma ovviamente tutti, e dico tutti, se ne sono andati alla Festa di Settembre, penso anche Lui: ma io odio le feste, odio quella festa in particolare, odio la gente che ci va, e comunque i miei non mi ci lasciano andare (soprattutto dopo che una volta ci sono andata di nascosto, unica cazzata che io abbia mai fatto nella mia vita). Conclusione della serata: me ne sono stata da sola su quel piazzale del cavolo, a guardarmi intorno e a pensare a quanto fossi sfigata e a quanto avessi voglia di piangere, dopo che già la sera prima ero disperata solo perché mi era venuta una linea di febbre. Se l’avessi saputo me ne sarei stata a casa: avevo sopportato il mal di schiena per niente, quando potevo essere distesa sul mio letto con la musica nelle orecchie. E quando è arrivata l’ora di andare a casa, mio padre ancora non c’era, probabilmente aveva deciso di lasciarmi perfino qualche minuto in più, ma stavolta non serviva.

Cazzo. Cazzo cazzo cazzo.

Ieri è stata proprio una giornata buia.