Posso raccontarvi come mi è andata l’ultima settimana?
Be, è andata bene, direi. Molto bene.
E non perché io non mi sia per niente depressa, anzi…ci sono stati momenti assolutamente no.
Sono stata una settimana al grest. Una specie. Cioè, era una specie di grest-colonia-vacanza-…non so bene come chiamarla. Eravamo più di 100 bambini e ragazzi tra i 6 e i 18 anni raggruppati in una villa enorme.
Io non volevo partire. Ho pianto un sacco nei giorni precedenti, maledicendomi per aver accettato, nel mio periodo di ottimismo, di fare l’educatrice, perché ero sicura che mi avrebbe fatto schifo, e che come al solito non ce l’avrei fatta a integrarmi (tra persone che conosco più o meno da sempre, tra l’altro).
E invece…eccomi qui, che non vedo l’ora di tornarci lunedì.
Perché anche se la tristezza è nel mio DNA lì non mi sono sentita giudicata, per una volta. Anche se sono un’imbranata galattica mi sono sentita utile. Mi sono sentita qualcuno.
C’era un clima…che può esserci solo in quelle determinate condizioni.
E, anche se con riserve, mi sono divertita perfino io. Sì, mi sono divertita anche a pulire cessi, anche ad avere responsabilità (cosa che solitamente non sopporto), anche ad avere sempre uno dei miei fratelli alle calcagna (perché i miei fratellini sono casi umani come me), anche ad andare dietro a uno che se la tira troppo e che come ho capito ieri sera è abbastanza stronzo, anche ad essere insultata mentre servivo a tavola perché i biscotti al cioccolato erano finiti, anche ad avere le vesciche su ogni singolo dito del piede, anche a non andare mai a letto prima dell’una e a dormire poche ore per notte, anche a sudare.
Ne è stravalsa la pena.
Ok, e ora un ringraziamento speciale per un’amica speciale (solo perché esige di essere citata e rompe le palle): GRAZIE BETTONA!

Credo proprio che stia per arrivare il momento. Qui la situazione si sta facendo movimentata. Sento sbattere di qua e di là, urlare…





