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14-18 giugno

Posso raccontarvi come mi è andata l’ultima settimana?

Be, è andata bene, direi. Molto bene.

E non perché io non mi sia per niente depressa, anzi…ci sono stati momenti assolutamente no.

Sono stata una settimana al grest. Una specie. Cioè, era una specie di grest-colonia-vacanza-…non so bene come chiamarla. Eravamo più di 100 bambini e ragazzi tra i 6 e i 18 anni raggruppati in una villa enorme.

Io non volevo partire. Ho pianto un sacco nei giorni precedenti, maledicendomi per aver accettato, nel mio periodo di ottimismo, di fare l’educatrice, perché ero sicura che mi avrebbe fatto schifo, e che come al solito non ce l’avrei fatta a integrarmi (tra persone che conosco più o meno da sempre, tra l’altro).

E invece…eccomi qui, che non vedo l’ora di tornarci lunedì.

Perché anche se la tristezza è nel mio DNA lì non mi sono sentita giudicata, per una volta. Anche se sono un’imbranata galattica mi sono sentita utile. Mi sono sentita qualcuno.

C’era un clima…che può esserci solo in quelle determinate condizioni.

E, anche se con riserve, mi sono divertita perfino io. Sì, mi sono divertita anche a pulire cessi, anche ad avere responsabilità (cosa che solitamente non sopporto), anche ad avere sempre uno dei miei fratelli alle calcagna (perché i miei fratellini sono casi umani come me), anche ad andare dietro a uno che se la tira troppo e che come ho capito ieri sera è abbastanza stronzo, anche ad essere insultata mentre servivo a tavola perché i biscotti al cioccolato erano finiti, anche ad avere le vesciche su ogni singolo dito del piede, anche a non andare mai a letto prima dell’una e a dormire poche ore per notte, anche a sudare.

Ne è stravalsa la pena.

Ok, e ora un ringraziamento speciale per un’amica speciale (solo perché esige di essere citata e rompe le palle): GRAZIE BETTONA!

AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

Ufficiale: NON HO pazienza con i bambini.

IKEA

Ha avuto una bella idea il signor Ingvar Kamprad, va la. L’IKEA è un posto…bellissimoooo!! Mamma mia! E dire che alla fin fine è solo un’azienda che vende arredamenti…

La cosa fantastica è che…per qualunque cosa vi venga in mente di aver bisogno c’è la soluzione. All’IKEA sono di una praticità pazzesca. Ti serve il bagno? C’è il bagno (che, va be, quello è anche abbastanza ovvio). Ti serve del cibo? C’è sia ristorante che bar. Ti serve un posto per abbandonare i tuoi bambini che rompono le palle? C’è una magnifica stanzetta incantata. Ti serve un posto per scaldare il latte al poppante? C’è pure quello! Ti serve un modo per vedere come sarà la stanza arredata come vuoi? Ci sono dei computer con un programma apposta in ogni dove. Tutto è personalizzabile!

Cioè, non so, è un paradiso! Io mi ci trasferisco!! Alla fine potrei benissimo farlo, aspetto l’orario di chiusura, mi nascondo e stop. Di letti e divani ne ho a volontà, ci sono i bagni, c’è il cibo. Che altro mi serve???

Oppure…potrei andare a lavorarci da grande! Veramente lavorare all’IKEA è sempre stata una delle mie opzioni, perlomeno da quando ci abbiamo fatto un giro alle medie. Ci sono un casino di lavori interessanti lì!

Oppure…be, quando il mio moroso (che però al momento ancora non ho) mi chiederà di sposarlo (corro un po’ troppo?? :lol: ), la prima cosa che faremo sarà andare all’IKEA e passarci un giorno intero e comprare o almeno scegliere tutto l’arredamento di casa.

Non so, la cosa piacevole è che ci si sente a casa. È un ambiente accogliente. (Io mi ci sarei persa se non c’erano i miei genitori, ma quello è un problema mio e del mio senso dell’orientamento…)

MA. Tutto ciò ti invoglia a comprare anche cose che fino a quel momento non ti erano mai servite! E poi…boh…ogni tanto penso che nel mondo nessuno ti dà cose belle così per suo diletto. Quando una cosa sembra troppo bella c’è sotto qualche inganno.

Preferisco non pensarci! ;)

Tsk…bambini…

Ok, però i bambini c’hanno un cervellino mica male!

Oggi stavo accompagnando a casa uno dei miei fratelli, 7 anni. Ho tirato fuori un argomento così tanto per, e da lì è partita una discussione esistenziale! Mamma mia!

Però…è bellissimo spiegare le cose ai bambini.

Sapete, a volte viene da pensare che i bambini siano tonti, ma non è per niente così: loro molte cose non le capiscono, è vero, ma le loro rotelline vanno velocissime! E io gli spiegavo le cose in modo tanto…chiaro e lampante…che mi commuovevo da sola! Però poi…SDENG! altra domanda: “Ma allora…?” “Ma allora…?“. Che son cose che uno quando diventa grande non ci pensa più, ma in realtà sono domande giuste, lecite, naturali.

E’ bello spiegare ai bambini, perché loro non si accontentano mai. Quando si cresce alla fine si va avanti per compromessi, ma loro no: e questo stimola anche me ad andare avanti a parlarne, a chiedermi il perché senza paura di cercare la risposta, a non accontentarmi di una risposta a caso.

Sembra ieri

Sì, e io sembro mia nonna, a dire sta frase. Ma comunque.

Il tempo passa veramente veloce. Uno neanche se ne accorge.

Ma che bella bimba! Quanto tempo ha?
Due anni.
[...Ho detto davvero "Due anni"??? Questo significa che l'anno prossimo va già all'asilo!!]
Parla?
N…sì. [Cazzo, è vero. Ormai praticamente parla.]

Veder crescere un bambino è bellissimo. Nei primi anni di vita fanno progressi alla velocità della luce, quanto da grandi non si potrebbe mai immaginare.

E così lei è arrivata a casa, qualche giorno dopo l’agognato parto; prima ha cominciato ad aprire gli occhi, poi a mettere a fuoco e a fissarli sulle cose, poi ad accorgersi di noi, e a ridere fino a star male per delle cose banalissime, poi ha cominciato a prendere gli oggetti, a leccarli, poi è riuscita a stare seduta, poi ha gattonato, poi in piedi, poi già camminava, e correva, e si arrampicava, e pian piano l’odore nauseante di latte non ce l’aveva più addosso.

E ora eccola che è una bimba dai capelli mossi e biondissimi che capisce anche troppo e parla abbastanza da ottenere sempre quello che vuole.

6 bambini ho visto crescere, giorno per giorno, senza quasi rendermene conto, ed è una cosa strabiliante. Però poi uno si gira un attimo indietro e capisce che…ne è passato del tempo.

Un giorno d’ottobre una lezione di religione

Credo proprio che stia per arrivare il momento. Qui la situazione si sta facendo movimentata. Sento sbattere di qua e di là, urlare…
Spingi! Spingi! Respira!
In fondo vedo una luce. Una luce, oddio sono cieca! Sempre più vicina, sempre più vicina… Freddo… I rumori sono sempre più forti…
E poi… Eccomi che esco. Oddio…cos’è questa cosa?? Non ci vedo niente!!! Frrrrreddddddoooooo…
Che colpo! Dell’aria è entrata in circolo nei miei polmoni. Sono ricoperta di…schifo, ma…ma…mi guardo intorno e vedo…la realtà.

La realtà… Questa realtà che esiste indipendentemente da me. Questa realtà che è qui, è qui che mi aspetta. Questa realtà che è un dato, che è un dono.

E’ questo che ci ha chiesto di fare il prof di religione: provare ad immedesimarci in un bambino che nasce ma con la coscienza di ora, e a immaginare qual è il suo primissimo pensiero.
E questo primissimo pensiero è lo stupore per la realtà. Stupore

All’inizio un bambino non sa, non capisce, a malapena percepisce. Quello che cerca è semplicemente la mamma, non tanto perché sia proprio lei, ma perché la sente come parte di se stesso. Poi pian piano gli occhietti si aprono, comincia a riconoscere i vari componenti della realtà e dopo qualche mese acquisisce una prima consapevolezza di se stesso, se stesso come individuo unico, e allora mette in bocca tutto, tutte le cose estranee che incontra sulla sua strada, per esigenza di conoscere e, per così dire, possedere più cose possibili nel minor tempo possibile.

E alla fine mi sono commossa. Lo so, sembra stupido. Be, innanzitutto, considerate che le stesse parole non fanno sempre lo stesso effetto: sentirsi dire che la vita è un dono da un uomo che nel dirlo si trasforma in un bambino emozionato fa una bella differenza.
Proprio io lo dico, che continuo a sperare che mia mamma non sforni un altro marmocchio rompipalle.

La vita è un miracolo. Queste che vi dico non sono parole vuote, buttate lì per scrivere un post a casaccio. Nessuno scienziato al mondo potrà mai spiegare com’è che un atto quasi istintivo produca un individuo capace di ragionare, di amare, un’esistenza diversa da ogni altra, con i suoi moti d’animo e tutto il resto.
E’ pazzesco. E’ un mistero inspiegabile.

Se ci pensate – lo so che è un concetto un po’ utopistico – basterebbe che ognuno di noi, oltre ad essere consapevole che la sua vita non gli è dovuta, lo tenesse sempre bene a mente e si comportasse di conseguenza in tutto ciò che fa per avere un mondo più semplice.
Parlo anche per me, che ancora non ne sono capace. Sembra così facile, eppure ormai mi sono persa