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Come sono ora

Un quarto, al quale tutto va bene, vedendo che gli altri (che egli potrebbe benissimo aiutare) si dibattono fra gravi difficoltà, ragiona così: “Che me ne importa? L’altro sia felice quanto piace al Cielo o quanto può esserlo da solo; io non lo priverò di nulla, anzi neppure lo invidierò; ma non intendo dare alcun contributo al suo benessere e soccorrerlo nel bisogno”. Ora, se questo modo di vedere divenisse una legge universale di natura, il genere umano potrebbe senz’altro continuare ad esistere e certamente in condizioni migliori di quelle in cui tutti vanno cianciando di simpatia e benevolenza o magari affaccendandosi per metterle in pratica in certi casi, ma anche, appena possono, ingannando, e intrallazzando ai danni di terzi e cercando di recar loro ogni sorta di danno.

Poi va be, Kant usa queste parole per affermare il contrario, ma io preferisco fermare qui la citazione.

Perché, anche se non ci crederete, è così che ragiono ora.

Non leggete se vi sta sul cazzo la gente che si piange addosso

Ultimamente sto usando un po’ troppe parolacce per i miei gusti. Be, effettivamente ascoltare Eminem non aiuta, visto che lui ogni 2-3 parole ci piazza FUCK o FUCKIN’ o MOTHERFUCKER o SHIT.

Ma comunque.

Scrivo questo post per raccontare a qualcuno, o forse a nessun altro che a me stessa, di come sto. Anzi, in realtà io non lo so come sto. Non mi capisco.

Mi sento…totalmente apatica.

Mi rendo conto che di tutte le cotte che posso avere in questo momento nessuna mi interessa veramente. Mi rendo conto che non esco con le amiche da…un’eternità. Mi rendo conto che, non so come, ogni sera ripensando alla mia giornata mi accorgo che non ho avuto un attimo libero ma che non ho fatto nulla di quello che volevo/dovevo. Mi rendo conto che sto diventando pazza, perché ormai sono arrivata a un punto che devo pensare anche per mettere un piede davanti all’altro (altrimenti detto: camminare), e che questo è sbagliato, che non è normale. Mi rendo conto che non sopporto niente e nessuno, e che ho voglia di piangere senza motivo, o forse con qualche motivo che però mi sfugge.

Mi sento sola da morire. Da morire. E questo mi fa paura, mi mette angoscia.

Ho nostalgia dei tempi passati all’ospedale. Ho nostalgia di avere la mia stanza, con una finestra che in qualsiasi momento potevo aprire per guardare fuori e piangere. Ho nostalgia di stare con un gruppo ristretto di persone così sconosciute eppure così mie amiche. Ho nostalgia della persona che ero là, forse non ottimista o allegra ma più…neanche serena o tranquilla, ma più…non lo so. E mille altre cose.

Ho nostalgia di starmene da sola, senza persone del mondo esterno, famiglia, amici, ragazzi: bastavano quelle persone, quegli infermieri, quei dottori. Punto. E lì stavo benissimo. Non che non piangessi mai o non avessi mai paure o angosce, anzi… Ma lì era tutto diverso.

Cazzo, mi viene di nuovo da piangere.

Australia

Pensate al posto più lontano che vi viene in mente. Pensate pensate pensate…

Come dite? L’Australia? Ooossì, proprio di Australia voglio parlare!

Perché…al momento, è da lì che provengono i miei problemi.

Effettivamente, è possibile che vi stiate chiedendo che cavolo c’entra l’Australia con me. O forse non ve lo state chiedendo, perché in realtà state leggendo questo post solo perché non avete niente di meglio da fare.

Comunque sia. Ora vi spiego.

C’è una mia amica conoscente che vive in Australia ormai da anni con la sua famiglia per via di una “missione di evangelizzazione” che non sto qua a spiegare se no poi mi dilungo troppo.

Fatto sta che oggi lei ritorna.

E…indovinate? A me questa cosa non va per niente a genio.

Mi ricordo esattamente di quando è tornata l’ultima volta, a gennaio scorso. Solo che l’anno scorso si trattava di meno di un mese. Invece questa volta…due, lunghissimi, infiniti, MESI.

Cosa c’è che non va in lei? Essenzialmente niente. Cioè, sinceramente lei come persona non mi fa né caldo né freddo, mi è del tutto insipida: in casi normali la ignorerei come faccio con molte altre persone.

Più che altro è il semplice fatto che ritorna che mi sta sul cazzo.

Perché quando c’è lei io non esisto più. Tutte le mie poche amiche con cui più o meno riesco ad aprirmi non avranno occhi che per lei, e se questa cosa mi darà fastidio non avrò nessuno a cui dirlo perché nessuno potrà minimamente capirmi.

In più, c’è di mezzo anche un ragazzo, e questa è la parte peggiore forse. L’altra volta sono stati insieme, poi ovviamente hanno lasciato perdere quando lei se n’è andata (e lui mica ci ha pianto tanto, a quanto ho visto). Ma, ora che lei sta tornando, lui ha cominciato a dire che gli piace ancora e che tutte le altre con cui ci ha provato (o è stato insieme) erano solo per dimenticarla e che non vuole rivederla per non soffrire di nuovo. Le voci in giro mi dicono che lei ormai se la tira troppo per stare con lui, che lei non ne ha più la benché minima intenzione. Ma…mi permettete di non crederci? Do via tutti i miei soldi – giuro – se non si inciucciano almeno un po’. E così…ecco che, se potevo avere un’ultima possibilità con lui, ora…tutto andrà in fumo.

Tutte le attenzioni di tutti saranno concentrate su di lei, e io, che non farò nessun sorriso di circostanza solo perché “va di moda“, verrò additata come l’insensibile della situazione, l’asociale, la disadattata. O, in alternativa, non ci si accorgerà proprio di me, e così me ne starò isolata nel mio angolino, con l’umore peggiore del solito.

Egoista? Sì, molto, e non l’ho mai nascosto. Esagerata? Forse. Ma io la vedo così, punto e basta.

Mio fratello

C’è una cosa, tra le altre, che mi fa stare veramente male male male.

E’ che mio fratello è uno sfigato.

Allora. Pensate a una persona che a voi viene spontaneo definire “uno sfigato”. Ecco, adesso state visualizzando qualcosa tipo mio fratello.

Lui ha appena fatto i 15 anni. E ha appena cominciato le superiori. E dal nido famigliare in cui è sempre stato sprofondato fino al collo si è ritrovato catapultato in un mondo che non sapeva nemmeno esistesse, un mondo dove ti devi per forza mettere in competizione con i tuoi coetanei per la ragazza più figa, la squadra di calcio più forte o il cazzo più lungo.

Lui non è così. Lui è…molto più…diciamo, “femminile”, nel senso che lui ha dei gusti mooolto tranquilli, a lui non piace lo sport (tantomeno ha mai visto una partita di calcio se non quella del 9 luglio 2006), lui ascolta le canzoni dei filmetti di Disney Channel, lui è cicciotto, lui non fa il coglione a scuola (ha preso 10 in condotta!), lui non si mette in gioco, lui… Lui non è come gli altri.

Ma lui sta a guardare gli altri vivere e divertirsi ed essere stimati da tutti e anche lui li guarda e li ammira, e se ne sta lì con il suo sorriso da ebete che fa finta che vada tutto bene, ma non va tutto bene. Se no perché l’altro giorno dai suoi occhi si vedeva chiaramente che aveva pianto?

Non ha praticamente nessun amico, che io sappia. L’unico amico di cui ero sicura l’altro giorno gli ha dato buca, il giorno del suo compleanno, l’ha fatto andare al cinema da solo perché si era preso un impegno dell’ultimo minuto (ovvero un pomeriggio al Laser Game con altri amici). E quando succedono cose del genere io mi sento stringere il cuore come non mai, per me, per lui, per i miei genitori, per mia mamma che sta rivivendo l’adolescenza di suo fratello (mio zio, che allora aveva solo uno o due amici e che se ne stava sempre da solo e che al momento, ormai anche lui più vicino ai 40 che ai 35, vive ancora da solo come un cane, esce solo per andare al lavoro se no si barrica in casa, tra computer, letto e Play Station).

Lui non ce ne parla. Non ce ne parlerà mai. E anch’io non mi arrischio a introdurre l’argomento, sia perché so per esperienza che forse peggiorerei il suo stato d’animo, sia perché sinceramente non ho la più pallida idea di che cosa dirgli.

Anch’io ho provato ad essere nella sua situazione, quando tutti ti ignorano e non hai uno straccio di amico e ti rendi conto che non ti piace uscire e che non ti piacciono le feste e che te ne stai bene (e neanche poi così tanto bene) nella tua casetta tra le tue cosine. Ma per me è comunque sempre stato più facile: un po’ perché sono una ragazza, e le ragazze si sparlano dietro un sacco ma sono molto meno competitive, ed è anche più facile trovarne di tranquille; un po’ perché io almeno fino alla terza media sono stata una ragazzina come tante, senza sentirmi esclusa o diversa – poi non lo so cos’è successo. E io ora ho poche amiche vere, forse neanche poche, non mi piace la gente, sono strana, penso a cose che, se qualcuno mi sentisse, quel qualcuno (soprattutto se della mia età) mi direbbe “Ma lassa leeeeee!” e mi prenderebbe per pazza. Ma ormai mi sono fatta una ragione di tutto questo: se vado in giro da sola è per mia scelta, se un giorno a scuola non parlo con nessuno è per mia scelta. Io guardo e mi faccio le mie idee, senza doverne necessariamente parlare a qualcuno, tanto ho il mio diario per scriverle. Non sto molto bene a vivere così, ma tutto sommato ci vivo tranquillamente. Non sempre ho bisogno di qualcun altro.

Ma lui non è così. Lui non ha la maturità sufficiente per dire di avere un’indipendenza. Lui semplicemente vorrebbe essere come gli altri, ed avere degli amici, ma è diverso, e probabilmente non capisce neanche il perché, non capisce perché alcuni vengono considerati sempre e altri mai, e come fanno gli altri ad avere l’attenzione su di sé. Lui quello vede.

E non posso dargli consigli. Quante volte mi hanno detto che l’unico modo per risolvere i miei problemi era cambiare… Non posso dirgli di cambiare. Sentirsi dire “Se non cambi non vai bene” è un’atrocità, anche questo lo so per esperienza. E allora cosa devo dirgli? Quello è il suo carattere, quello è il suo modo di fare, e non cambierà. E’ vero che ha solo 15 anni, ma le attitudini rimangono nel tempo, non c’entra niente la maturazione e mica la maturazione, lui è fatto così. Punto. Non c’è niente che tenga davanti a una situazione così.

Mi fa veramente malissimo sta storia.


La mia canzone preferita del momento. E anche la più triste in assoluto. In pratica, perfetta per questo post.

Scivoli di nuovo e ancora
Come se
Non aspettassi altro
Che sorprendere le facce distratte
E troppo assenti
Per capire i tuoi silenzi
C’è un mondo di intenti
Dietro gli occhi trasparenti
Che chiudi un po’

Post da ultimo dell’anno

Le convenzioni mi costringono, oggi 31 dicembre, a guardarmi indietro nell’anno passato, prima di entrare in quello nuovo. Come se poi tra oggi e domani cambiasse qualcosa. Ma comunque.

Un bilancio del 2009 è proprio quello che sto per fare. E stavolta sarò facilitata dal diario su cui scrivo ogni giorno.

Questo è stato l’anno di Ludo. Ludo, quel mio compagno di classe rrromano de Roma che è arrivato quel lontano 7 gennaio, in un giorno che nevicava. Proprio pochi giorni dopo che avevo visto Come tu mi vuoi, e chi è furbo potrà capire quante somiglianze io avessi trovato tra il film e la realtà.

Questo è stato l’anno in cui ho capito (si spera definitivamente) che la realtà non è uguale ai film. La realtà è la realtà, e le cose succedono così, senza un filo logico, senza un lieto fine, forse senza neanche un senso. Ma chissà, non si può mai dire.

Questo è stato l’anno della prima migliore amica che io abbia mai avuto, l’amica che vedi ogni giorno a scuola, con cui siete compagne di banco, con cui vi vedete e vi chiamate e vi messaggiate anche dopo la scuola, l’amica a cui dici tutto senza vergognarti. Ma anche questa bella amicizia è finita, proprio una decina di giorni fa, e probabilmente non ricomincerà più davvero. Forse avevo bisogno di un’amica così fidata, così vicina. O forse no.

Questo è stato l’anno in cui ho alternato periodi di euforia al massimo grado (a volte motivata, a volte no) a periodi di depressione totale, dove mi sarei quasi tagliata le vene. No va be, non l’avrei mai fatto, era un modo di dire. Ma c’era veramente da far venire l’angoscia quando stavo così.

Questo è stato l’anno delle cotte-amori-platonici per tipi sconosciuti. Patetico, lo so. Perdere la testa e quasi pedinare (attenzione, non sono una maniaca, state tranquilli!) ragazzi che non si conoscono!

Questo è stato l’anno, però, in cui ho sempre avuto lui in testa. Quel lui che mi è sempre piaciuto e che stasera finalmente si dichiarerà a una mia amica (d’oh!).

Questo è stato l’anno dell’ospedale: una settimana a febbraio e una settimana a giugno. E ognuno dei due ricoveri ha portato con sé le proprie conseguenze: amicizie, cotte, rifiuti, litigi, allegria,…un po’ di tutto.

Questo è stato l’anno anche del busto, quindi. Fino a settembre il gesso e da settembre il corsetto mobile. Ho visitato Milano abbastanza spesso ultimamente, devo dire.

Questo è stato l’anno del computer portatile. Comprato a gennaio e quasi sempre acceso da allora. Ho contratto una brutta dipendenza. Il mio pc comprato da me da sola con i miei soldi è uno dei principali motivi per cui sono cambiata, e per cui la sera a volte sono nauseata di me stessa. Perché mi ci perdo dentro, me ne frego della vita reale e il tempo sparisce.

Questo è stato l’anno anche del blog, una delle poche cose belle che il computer ha portato con sé.

Questo è stato l’anno in cui qualcuno si è accorto delle mie canzoni. Prima una mia compagna di classe (ma lei solo per invidia), poi la mia ex-migliore amica (una canzone era dedicata a lei, e la adorava), e adesso…un gruppo di miei amici, un gruppo sconosciuto, ok, ma un gruppo vero. No, scusate, questa ve la devo proprio dire, poi magari non se ne farà niente, ma c’è uno (uno bravissimo in materia di musica) che ha detto una cosa su di me che mi ha fatto troppo esaltare, proprio adesso che ormai mi sembrava di cantare come una capra in calore: ha detto che ho una voce allucinante, che sono impostatissima e sembro un pianoforte! Non so esattamente che cosa implichi tutto ciò, ma ha tutta l’aria di essere una cosa bellissima!!

Questo è stato l’anno in cui sono cresciuta. Anche fisicamente un po’, ma soprattutto di testa, in tutti i campi. Poi magari nei fatti mi comporto come una bambina di cinque anni, eh!

Questo è stato l’anno dei litigi con i miei, soprattutto con mio padre che è una persona veramente chiusa e limitata. Ma ci sono stati anche dei periodi di tregua, di pace quasi.

Questo è stato l’anno delle paranoie e dei sensi di colpa, che quasi sempre seguivano momenti in cui ero sicurissima di avere ragione.

Questo è stato l’anno del primo matrimonio a cui sono andata senza la mia famiglia. Aaaah, il matrimonio assassino

Questo è stato l’anno dell’informatica, dell’ECDL e delle Olimpiadi. Piccole cose, lo so, ma mi gasano da matti!

Questo è stato l’anno dell’estate più schifosa della mia vita.

Questo è stato l’anno… Va be sì insomma, questo è stato un anno diverso. Strano.

Sto cambiando un sacco.

Ok, ora basta con il passato. Cioè, non è un capitolo chiuso, però mi dicono di guardare al 2010, l’anno che verrà. Non lo so cosa aspettarmi. Devo solo viverlo.

Buon anno a tutti!!!

Un altro nuovo capitolo

Scusate, ma devo tediarvi ancora con le mie Vicende amorose (seeee, si fa per dire!).

Dunque, facciamo così, divido la serata di ieri in tre parti.

h 19.45 – 21.45

Prima cosa: lui mi dà buca. Ho avuto degli istinti omicidi da far paura, dico sul serio. Che poi mi ha dato buca perché non stava bene, ma com’è che 20 minuti prima era in oratorio bello pimpante e sano come un pesce???

Va be, va be. Sono un po’ apprensiva, ok. Ho sfogato la mia ira su un po’ di amici e amiche e fine della storia.

La cosa che mi ha fatto male è che quando mia mamma ha saputo che alla fine lui non veniva è rimasta delusa quasi più lei di me. E poi, nonostante avesse sonno e nonostante fosse depressa e nonostante la bambina non le desse un attimo di tregua, viene in camera mia e mi fa: “Sei triste? No, perché mi sembrava che ci tenessi a uscire stasera…” Ho risposto solo “No, perché?” con questa mania che ho di non far trasparire i miei sentimenti con i miei. Cavoli, mamma, che ci tenevo. Era la prima volta che uscivo con un ragazzo così (così riferito a uscire, non al ragazzo).

Questo sì che è stato un colpo basso. Perché anche se io ai miei non dico più niente di me, lei ha ancora il sesto senso. E anche se ancora pensa che io stia vivendo una cosa bellissima e non si immagina neanche quanto sono stata male quest’anno, lo sa che c’è qualcosa che non va. E…io non vorrei mai che in futuro andasse a finire così con i miei figli. Che io mi accorgo che sono tristi ma loro continuano a negarlo e quindi io posso solo sentirmi frustrata davanti alla mia impotenza.

h 21.45 – 23.05

Qui sono stata malissimo. Ho pianto come una cretina. Prima perché ero incazzata da morire, poi perché non capivo esattamente con chi o con cosa ero incazzata, poi è stata anche un po’ la tensione di questi giorni che si è scaricata tutta sul nulla in un attimo… Poi le parole di mia mamma… E da lì ho cominciato a pensare, pensare, pensare… Io e lui abbiamo un po’ discusso, perché io volevo dirgli delle cose importanti ma alla fine gli ho detto solo “Lasciamo perdere, forse sto meglio da sola“. E all’improvviso solo questo mi è venuto in mente: tutto quello che tocco diventa merda. Sì, è così, non mi sto autocommiserando! Ho perso una migliore amica per colpa mia, ho perso un possibile ragazzo per colpa mia, sto rovinando il rapporto con i miei per colpa mia, sono chiusa in casa da sola per colpa mia. Tutto per colpa mia. Tutto perché mi ritengo sempre superiore agli altri, e invece sono solo uno schifo.

Quindi poi il pianto si è trasformato in un pianto di disperazione. E dovevo anche trattenere il fiato per non farmi sentire.

Bella festa dimmerda che sarà stasera. Bel fine anno dimmerda.

h 23.05 – 00.15

Questa è la parte più divertente della cosa. Va be, divertente no. Grottesca. Vi riporto tutta la “conversazione” integralmente. Ovviamente tutta via SMS. Non c’è niente di modificato, solo la sua ortografia in cui c’erano più K che vocali (e con questo ho detto tutto).

Lui: Io non capisco il perché hai detto quelle cose…sembra che non ti sia mai interessato niente di quello che ti ho detto!!
Ester: Ok senti allora facciamo che non ti ho detto niente e ne parliamo domani sera… Scusa, in un certo senso fa parte di quello che ti volevo dire…riguardo al mio carattere… Cioè non lo so, io credo di avere un carattere troppo difficile da sopportare, e quindi vorrei che tu fossi sicuro che è proprio me che vuoi perché forse tu mi hai preso per una come tante, ma non lo sono…pensaci bene…
L: In che senso “una fra tante”!
E: Nel senso che magari tu non ti accorgi di quanto sono diversa da altre ragazze…cioè boh non so come spiegarti…
L: Secondo me sei tu che non sei sicura di noi due…forse hai ragione…è meglio lasciare perdere perché a me piacciono quelle ragazze che chiami “tante ragazze”…
E: Ecco appunto… è proprio quello che pensavo… Te l’ho detto che non ti piaccio…
L: Forse ti ho visto solo esteriormente…ed esteriormente non è vero che non mi piaci…
E: Eh be grazie… E secondo te ha senso dire a una persona quello che mi hai detto se la conosci solo esteriormente??? Questo dimostra che al mio posto potrebbe esserci una qualunque e andrebbe bene lo stesso…
L: Non intendo questo…volevo dire che pensavo di conoscere il tuo carattere…ma evidentemente mi sbagliavo!! Non sono uno che si mette con una ragazza solo perché respira…
E: Ecco appunto e questo conferma quello che pensavo… Cioè è inutile che dici certe cose tipo “ti voglio veramente” o altre cose del genere senza conoscere la persona a cui lo dici… Io te l’avevo già detto all’inizio com’ero, e tu hai detto “non ho paura”, quindi non dire che non ti avevo avvisato…
L: Ma infatti non avevo paura perché pensavo di conoscere il tuo carattere…se pensi che io ti abbia preso in giro ti sbagli…
E: Ma io non penso che tu mi abbia preso in giro, penso solo che non ti rendi conto di quello che dici oppure che non prendi sul serio alcune cose… Se io ti dico che il mio carattere è così è inutile che continui con le tue idee… Io sono così e basta, non sono in un altro modo, io questo te l’ho detto chiaramente e forse tu pensavi che stessi esagerando ma non è così! Te l’ho detto subito appunto per evitare la discussione di adesso…
L: Ma per me questa discussione non ha senso…perché io ti ho detto quello che pensavo e quello che penso!
E: Eh, anche secondo me non ha senso… E anch’io ti sto dicendo quello che penso, punto e basta…
L: E se non ha senso allora perché continuiamo a discutere???
E: Non lo so! Cioè ma io non ti capisco, prima dici una cosa, dopo dici il contrario, ci mettiamo a discutere per via di questo e poi salti su e dici che la discussione non ha senso…
L: Io ho detto che prima pensavo una cosa e dopo un’altra…tu continui a ribadire sempre le stesse cose…ho sbagliato a dire le cose che ti ho detto due giorni fa e mi dispiace sia per me che per te…ma molto probabilmente tra noi due non ci sarà mai niente!
E: Ahahah ma che bella scoperta… è proprio quello che stavo cercando di farti capire…
L: Beh io speravo sarebbe potuto esserci qualcosa…beh ora dormo perché muoio dal sonno e mi gira un po’ la testa… Buona notte e scusa se ti ho fatto perdere del tempo!

Forse è violazione della privacy, ma la storia non ve la potevo spiegare in due parole. Cioè, lui è così. E’ sempre stato così. Non ricordo di averci mai parlato a voce (il che è preoccupante), ma ogni volta che abbiamo una specie di inciuccio finisce che ci mettiamo a discutere sulle stesse due o tre parole. E perché? Perché con lui parlo al vento! Lo so che mi ritengo superiore, è vero, l’ho detto anche prima. Però allora cosa faccio? Provo a stare con uno con cui non potrei parlare di niente senza essere fraintesa?? Mi farei solo del male.

Va bene, quindi l’anno sta finendo in questo modo.

PS: Non so cosa avrete capito di tutto ciò. Avete ragione, neanch’io mi capisco.

Ora l’ho capito

Ora l’ho capito. Mi ci è voluto un po’, eh?

Maria… Ho dovuto proprio rivederti, stanca e con gli occhi lucidi e confusa ma viva, per capire quanto mi sei mancata, aldilà di ogni falso dolore, di ogni invidia, di ogni dubbio mistico o di ogni domanda di senso.

Mi sei mancata davvero.

Quando una capisce di essere stronza

Mi sento molto stronza.

Non posso essere così cinica da fregarmene completamente del fatto che la mia migliore amica d’infanzia sia finita in rianimazione con una (seppur lieve) emorragia cerebrale.

Eppure mi sono resa conto che è così. Da quando i miei me l’hanno detto, avverto i loro sguardi indagatori su di me, come se dovessi per forza fare una faccia dispiaciuta, o piangere, o cose del genere.

Io non mi intendo con lei da almeno due anni. Ci parlo così, tanto per fare conversazione. E al momento ho altri problemi che mi premono molto di più. Sapere di cosa le è successo quasi non mi ha fatto né caldo né freddo.

Perciò sono stufa che adesso la gente continui a chiedermi se l’ho saputo. Sono passate solo poche ore e la notizia si è già diffusa a macchia d’olio, visto che a lei tutti le vogliono bene e visto che a tutti piace fare pettegolezzi anche sul dolore altrui. Mi hanno già chiamato in quattro, il prossimo che me lo chiede lo insulto.

Lei è mia conoscente, più che mia amica, e siccome ho fatto il proposito di coerenza è inutile che faccio finta di essere preoccupata per lei quando in realtà è il mio ultimo pensiero.

…Però la coerenza ha un limite. Il cinismo ha un limite.

Avanti, ditelo che sono stronza.

Vi è mai capitato?

Vi è mai capitato di sentirvi, all’improvviso e del tutto insperatamente, di un buonumore pazzesco e all’apparenza inattaccabile, solo per aver scambiato due battute e un paio di sguardi con la persona che vi piace, e di rimanere strasudimorale senza pensare a problemi vari per tutta la serata (cosa assolutamente inspiegabile)?

Vi è mai capitato, al ritorno a casa, di intravedere il vostro riflesso nello specchio e sentire il rumore del disco che improvvisamente si inceppa e un macigno enorme che vi piomba addosso in tutto il suo peso, e cominciare a ricordarvi che belli non lo siete mai stati né mai lo sarete (a differenza di quanto vi eravate illusi fino a cinque minuti prima), che tutti vi darebbero dodici anni al massimo mentre le vostre coetanee sembrano addirittura già maggiorenni (perlomeno nell’aspetto fisico), e a rendervi conto che anche l’ultima delle vostre amiche – quella con cui vi trovavate bene perché era quasi più infantile di voi e che in fondo credevate avesse perfino meno possibilità di voi di trovare un ragazzo – infine si è fidanzata e manco ve l’ha detto e quando le chiedete di parlarle sfugge per serate e serate di seguito asserendo che siete voi che non la cagate, e a rammentarvi che quella persona che vi piace tanto va dietro proprio ad una delle vostre amiche e che, anzi, a voi vi tratta come una conoscente, e a rimpiangere il fatto che la sera prima i vostri compagni davano una festa e voi non c’eravate perché “alle feste vi sentite a disagio“, e a pensare a tutto il resto dalla A alla Z, e di arrivare in camera per scoprire che vostro padre ha spento il vostro già acciaccato computer dal pulsante così la mattina dopo vi toccherà impiegarci tre ore per accenderlo correttamente (ma tanto a lui che je frega), e di andare a letto pensando che neanche una decina di ore dopo vi toccherà di già farvi venire il nervoso alla massima potenza per colpa di certi fatti e di certe persone e che la settimana è finita ma i problemi non finiscono mai perché le settimane ricominciano da capo ogni volta e si susseguono sempre uguali, e di cominciare a piangere di nuovo - anche quella volta in cui sembrava impossibile - meditando sul fatto che probabilmente Phil Collins si sbagliava quando cantava There’s a better place somewhere out there e There will be times on this journey all you’ll see is darkness, but out there somewhere daylight finds you if you keep believing?

Vi è mai capitato?

Guarda caso, a me è successo giusto ieri.

 

 

NOTA: Mi dispiace torturarvi con questi post struggenti, nonché patetici e puerili, ma che ci posso fare? Questo è il blog di un’adolescente, perciò – cari i miei pochi lettori – se volete seguirmi vi toccherà sopportare cose così ancora per un po’ prima che io sia diventata grande per davvero.

Primo giorno di scuola

This is just an ordinary day… [Se ci riuscite immaginatevi me che canto Ordinary Day di Dolores O' Riordan. Ce l'avete presente, sì?]

Perché oggi è stato il primo giorno di scuola per me. E tutti sono un po’ cambiati. Ma tutti alla fine siamo sempre gli stessi.

Dalle cose più stupide come i ritardi alle varie falsità e fatti del genere in classe, credo che quest’anno sarà esattamente come tutti gli altri, almeno per quanto mi riguarda. Sarò pessimista, sì, ma – concedetemelo – anche un po’ realista.

Non ho voglia di dire altro, finirei solo per piangermi addosso ed è da un bel po’ che mi sono ripromessa di non farlo più, soprattutto pubblicamente. Spero di riuscire a rimanere di umore buono abbastanza per sopportare tutti i casini che ci saranno quest’anno, e ricacciare indietro tutte le lacrime che quasi ogni giorno, alla campanella della sesta ora, mi verrà voglia di far uscire.

Non esagero. Io mi sento veramente anomala quando vado a scuola. Sarà per il busto che mi impedisce di essere una normale sedicenne a tutti gli effetti, sarà perché ormai non si capisce se nella testa di certe persone ci sia qualcosa o se siano tutte zucche vuote. Non lo so…

E poi quest’anno…cioè, cavoli, vi rendete conto che il primo giorno della quarta già ci hanno dato delle fotocopie delle prove di maturità degli anni scorsi per prepararci? Che ansiaaaaa… La nostra maturità è anche più difficile, perché un pezzo dell’orale è in francese, e non si sa ancora bene come sarà visto che è un indirizzo sperimentale e ancora poco diffuso in Italia.

 

Mamma mia… Ma avete mai sentito qualcuno lamentarsi quanto me già dal primo giorno di scuola??? o_O

No ma dai… Alla fine la scuola mi occupa le giornate, quando finirà sono sicura che mi mancherà (soprattutto vedendo la situazione in casa, quella sì che va male)…