I film della saga di Narnia e della saga di Harry Potter mi sono impuntata e li voglio vedere tutti al cinema.
Nel caso di Narnia…oggi ho visto Le Cronache di Narnia: il viaggio del veliero. Ho chiesto a chiunque di accompagnarmi, perché i miei non vogliono che vada al cinema da sola (Diiio, quanto vorrei poterlo fare!!). Finalmente trovo un’amica disponibile.
Lo so che a me non attirano particolarmente i fantasy, lo so. Ma diciamo che…a Narnia mi sono affezionata. Ho letto tutti i libri già diversi anni fa.
Mi piace un sacco la storia. Mi piace che sia una gigantesca allegoria. Mi piace che sia tutto così…rassicurante, che io riesca a lasciarmi andare alla fantasia in un periodo di ormai totale disillusione. Mi piace.
Ecco, è finito un altro anno. Quest’anno niente “Anno nuovo, vita nuova”, no, è solo una convenzione.
La vita è sempre la solita, vecchia, vita.
Però boh, credo sia normale, il 31 dicembre, guardare agli ultimi 365 giorni e fare un bilancio della situazione. Io preferisco non fare un bilancio perché ci rimarrei molto male. Non che non ci siano stati momenti felici quest’anno. Solo che è stato un anno qualunque.
No, in realtà gli ultimi due mesi sono stati tutt’altro che qualunque. Dopo Parigi, lo sapete… Sono cambiata. In realtà dentro sono sempre la stessa, ma faccio cose che prima non facevo. E non so però se esserne felice o turbata.
In ogni caso, io concludo l’anno con una delle Operette morali. Sapete anche che sono innamorata, tra gli altri, di Leopardi, e il Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere ci sta troppo. Leggetela, è corta e fa riflettere (o, se già come me riflettete anche troppo, fa deprimere).
Basta.
BUON ANNO!!
PS: Volevo mettere il fantastico titolo </2010> a questo post, ma ovviamente non me lo lasciava mettere, per cui.
Un quarto, al quale tutto va bene, vedendo che gli altri (che egli potrebbe benissimo aiutare) si dibattono fra gravi difficoltà, ragiona così: “Che me ne importa? L’altro sia felice quanto piace al Cielo o quanto può esserlo da solo; io non lo priverò di nulla, anzi neppure lo invidierò; ma non intendo dare alcun contributo al suo benessere e soccorrerlo nel bisogno”. Ora, se questo modo di vedere divenisse una legge universale di natura, il genere umano potrebbe senz’altro continuare ad esistere e certamente in condizioni migliori di quelle in cui tutti vanno cianciando di simpatia e benevolenza o magari affaccendandosi per metterle in pratica in certi casi, ma anche, appena possono, ingannando, e intrallazzando ai danni di terzi e cercando di recar loro ogni sorta di danno.
Poi va be, Kant usa queste parole per affermare il contrario, ma io preferisco fermare qui la citazione.
Perché, anche se non ci crederete, è così che ragiono ora.
Probabilmente non interessa a nessuno – anzi, so che non interessa a nessuno – ma il fatto è che mi sto dando ai libri difficili, ultimamente, e non solo per via della scuola. Che poi magari per alcuni non sono libri difficili, sono libri normali, ma per me rimangono libri classificati come difficili, e leggerli mi fa sentire importante.
E mi fa sentire ancora più importante riuscire a capirli. Mettiamo un Umberto Eco…rileggere Il nome della rosa, con tutti quei riferimenti storici e quelle citazioni in latino…e capire e apprezzare tanto da segnarsi le frasi più belle. O mettiamo un Jacopo Ortis: quando dovevo leggerlo per la scuola mi faceva attrito e a un certo punto mi sono data per vinta, ma poi ne ho letto qualche pezzetto qua e là, quasi per caso, e ora mi sta piacendo (anche se non tanto da farmi innamorare di Jacopo Ortis come mi è successo con Holden Caulfield)!
Ecco…mi mancava perdermi così nei libri. Era un annetto che la mia velocità di lettura stava terribilmente calando. Ora sto ripartendo in quarta, e il fatto che lunedì sia il primo giorno (dell’ultimo anno) di scuola non mi spaventa affatto: il tempo non mi mancherà, visto che non ho vita sociale!
Leggere mi fa sentire bene. Ad alcuni fa schifo, lo so. Ad alcuni sembra una cosa da secchioni e da sfigati. Forse lo è, ma se lo è allora sono contenta di essere considerata secchiona e sfigata. Perché quando mi guardo intorno e mi sembra che niente abbia senso, che la vita non possa avere senso…allora apro il mio libro e me ne vado in un altro posto, nel posto in cui davvero vorrei essere, e sono qualcun altro, la persona che voglio essere.
Il giovane Holden… Salinger… Non me l’aspettavo così. Pensavo che fosse un libro paccoso, sapete, forse perché è strafamoso e tutto.
Invece mi ha stupito un sacco. Anzi, a dirla tutta credo di poterlo annoverare tra i miei libri preferiti.
Penso che lo leggerò anche in lingua originale (The catcher in the rye), anche perché ha uno stile tipo lingua parlata, e in inglese ha sicuramente tutto un altro sapore. E poi basta guardare il titolo originale, quanto è bello ed evocativo.
Holden mi sembra un ragazzo molto più vero di tanti ragazzi in carne ed ossa. Lui si accorge della falsità di questo mondo, eppure rimane sempre sé stesso, nonostante tutto. È svogliato, e non si fa tanti scrupoli a fare cavolate, ma…ha un cuore enorme.
È questo che mi piace immensamente: è il più grande bugiardo della storia (lo dice lui stesso) ma allo stesso tempo è così…vero, non trovo un’altra parola. Non gli piace più di tanto la religione, ma allo stesso tempo fa azioni bellissime quando vuole. Boh, non so come spiegare.
Se esistesse me lo sposerei, seduta stante. Sempre che lui fosse d’accordo.
…ma certo che lo sarebbe! Sono la sua ragazza ideale!
Ma che cavolo dico? Io sarei sicuramente una delle persone che odia. Io mi sono venduta alla falsità da tempo.
Ok, ci sono. Ho fatto un sospirone e poi ho schiacciato Nuovo articolo. Cavoli, ma WordPress è cambiato dall’ultimo post! Quant’è passato? Un mese? Mmm, andiamo a vedere… 1 mese e 1 giorno.
Era da qualche giorno che pensavo di ricominciare a scrivere. Non so perché, non so se per davvero e non so per quanto.
In effetti non ho molto da dire, ma non vi preoccupate che se adesso mi metto a imbastire un discorso ne trovo di cose.
Dunque. In questo mese essenzialmente non è cambiato niente. Non so se ho mai parlato della mia estate tipica, che in realtà è tipica solo da un paio d’anni, ma a me sembra una vita. Be, insomma, la mia estate tipica consiste nel passare tre quarti del mio tempo al computer, salvo sporadiche capatine fuori di casa (la parola chiave qui è sporadiche), fare qualche compito, leggere qualcosa, fare qualche lavoro di casa, mangiare una Coppa del Nonno o affini a merenda. Morire di caldo. Cose così. Tutto tranne quello che per tutto l’anno ho rimandato all’estate.
Se volete posso parlarvi delle mie ultime scoperte e di altre cosine varie. No che non volete, e poi non so neanche a chi mi sto rivolgendo, già, probabilmente a nessuno. Ma siccome voglio fare un post lungo ne parlo lo stesso.
Bene, inizio. Vado per punti, e non vi assicuro un legame tra i vari punti. Anzi, meglio non illudere nessuno: di legami non ne hanno. Però sono in ordine cronologico!
Sono stata al matrimonio più brutto del mondo. E non solo perché lo sposo era un mostro ed aveva un vestito orribile (non per niente girava la classica battuta della bella e la bestia). Cioè boh, era tutto l’insieme. C’era un sacco di gente cafona, pensate che gli amici dello sposo venivano dritto dritto dalla movida milanese, sapete quella gente che è snob fino alle dita dei piedi? E sua sorella era troppo inquietante, sembrava un trans! La messa è stata così penosa (tutti che ridevano e il prete che ha parlato di tutto meno che delle letture o degli sposi) che quando siamo usciti mia nonna ha chiesto, tutta scandalizzata, se il matrimonio era valido. E’ stato da quella sera che ho cominciato a sognarmi il mio matrimonio: io voglio che il mio sposo mi canti Accidentally in love! Non so perché, mi sono proprio fissata con questa scena!
Ho finito, con mia grande desolazione, di guardare le tre serie di The Big Bang Theory. Ora aspetto con ansia la quarta serie, e anche se in autunno mandano su Italia Uno le puntate che ho già visto io mi rifiuto categoricamente di guardarle in italiano. In ogni caso, credo che sia il telefilm più maledettamente geniale che sia mai stato inventato. No, sul serio, dovete guardarlo.
Per una determinata quantità di tempo non c’è stato caldo. Positivo. Ero più di buonumore quando c’era “freschino”. Solo che negli ultimi giorni abbiamo recuperato, a quanto pare. Mi mancano i temporali ogni notte.
Ho scoperto, per caso, girando su MTV, la canzone più bella del mondo. Va be, non è la più bella del mondo. Ma è veramente bella bella bella. E’ Airplanesdi B.o.B (mi piace come rapper, parla in modo troppo strano!) e Hayley Williams (cantante, oltre che bella, fantasticamente brava). Inoltre c’è Airplanes Part 2 (che non linko perché su YouTube non se ne trova una che sia una nella tonalità giusta che piace a me), che ha in più una strofa di Eminem: è ancora più bella, se possibile. Sapete…non ci avevo mai pensato agli aeroplani come stelle cadenti: ora ci penso.
Ho fatto vari sogni di quelli stranissimi che ti svegli e non capisci più niente. Una volta, per esempio, ero inseguita dalla polizia per essere stata tutto il giorno nel bagno di un ospedale senza pagare. Due volte. Una delle due venivo colpita con una specie di frusta elettrica e mi vedevo veramente spacciata. Roba da matti.
Ho scoperto di avere un vicino veramente figo da tutti i lati. Tranne dal lato dello status familiare, poiché è sposato. No, be, anche questo ha il suo fascino. E poi è un militare!
Mi sono fatta le ossa con Eminem. Credo di averne parlato, un po’ di tempo fa. Ho cominciato ad ascoltarlo a marzo, poi dopo un po’ avevo più o meno smesso, avevo smesso di ascoltare solo le sue canzoni. Ora ho ricominciato, e con più forza. Ho ricominciato il giorno dopo aver visto 8 Mile: era da tempo che volevo guardarlo, e sicuramente non mi sono pentita di averlo visto. Da allora ho cominciato a scaricare sue canzoni a più non posso, e dopo aver letto un libro che parla di lui e della sua musica in modo molto dettagliato (Whatever you say I am. La vita e i giorni di Eminem di Anthony Bozza) ho scoperto che anche molte delle sue canzoni delle origini, che sono abbastanza diverse da quelle degli ultimi album, mi piacevano, e che non mi interessava quante parolacce c’erano dentro, e quante cattiverie e frasi scandalose. Quel libro fa capire davvero tante cose. A Natale mi faccio regalare tutti i suoi CD. Mi sento veramente attratta dal suo personaggio, non so bene perché. Mi piace veramente! (e non solo perché è bello) Mi piace la sua voce, il modo irriverente che ha di imitare gli altri e di sfottere tutto e tutti, le basi dei suoi rap… Cazzo, certe volte vorrei saper rappare.
Mi sono resa conto che io ho un problema veramente grave. (No, be, non solo uno) Io ci entro troppo nelle cose. Io…se leggo un libro, o guardo un film, o ascolto una canzone, o cose del genere ci entro dentro completamente, come fossi un guscio vuoto che aspetta di essere riempito da altri. E così sono del tutto in balia di questo. Non provate a dire che è normale: è morboso. Già, si chiama alienazione.
Ho letto vari libri per la scuola (Au Bonheur des Dames, I Malavoglia, The picture of Dorian Gray, La coscienza di Zeno), e miracolosamente mi sono piaciuti tutti! (La coscienza di Zeno non tantissimo, però aveva un buon odore) I Malavoglia ha una spiegazione di fondo verissima, cioè, con il Ciclo dei Vinti di Verga ci si può spiegare buona parte dell’umanità, l’umanità che ambisce sempre e comunque, indipendentemente da quello che ha, a qualcosa di più, «l’accorgersi che non si sta bene, o che si potrebbe stare meglio». The picture of Dorian Gray naturalmente è un capolavoro, anche solo per tutti gli aforismi di cui Wilde l’ha infarcito: tutti veri, dal primo all’ultimo, e tutti angoscianti.
Dopo The Big Bang Theory ho cominciato (anzi, ricominciato dopo aver smesso l’estate scorsa) a guardare Nana. E’ un anime, il primo anime a cui io mi sia mai affezionata. Adesso (sempre per Natale) mi faccio regalare un po’ di numeri del manga, voglio scoprire come va avanti la storia! No perché all’inizio dell’anime è quasi tutto divertente, poi però diventa tutto molto cupo. Molto cupo.
E dopo Nana ho guardato Eli Stone, perché ho scoperto che c’era una seconda serie. La seconda serie non mi è piaciuta tantissimo, ma comunque quel telefilm mi piace: c’è il mistero, la questione fede-scienza, l’amore, il passato, la comicità. C’è tutto.
E dopo Nana, cioè ora, sto guardando La vita segreta di una teenager americana. Dalla pubblicità sembrava molto meglio. Più che altro mi incuriosiva quella pubblicità in cui tutti i personaggi dicevano «sesso?» «sesso!» «sesso…» «sesso.», ma non mi aspettavo che fosse davvero a questi livelli! Cioè, in ogni puntata la parola «sesso» viene pronunciata almeno…25 volte! Poi va be, ovviamente io mi faccio prendere lo stesso, e comincio a sognare, e a desiderare le vite degli altri (di altri che, peraltro, non esistono nemmeno!), però rimango abbastanza lucida, me ne accorgo lo stesso che in certi momenti è demenziale. Solo una cosa mi chiedo: ma in America funziona davvero così? Non mi riferisco alle scuole, quelle sono belle, chi non ha mai desiderato di andare al liceo in America?, io mi riferisco alla perdità della verginità non più tardi dei 15 anni. Dai, ditemi di no!
Finalmente – finalmente - ho guardato Sherlock Holmes: è veramente bello! Io pensavo di rimanerne delusa, perché i personaggi non erano come me li ero immaginata leggendo i libri…e invece ho dovuto ricredermi: sono esattamente come devono essere. Sherlock Holmes potrà anche fare il pugile e cose così, ma rimane un pazzo, che durante le indagini si mette a leccare per terra, che prova a impiccarsi, che è sempre perennemente sicuro di se stesso, che attacca proprio quando sembra sul punto di cedere e alla fine dà la sua bella spiegazione del caso facendola sembrare più che ovvia. Mi è piaciuta l’ironia che permeava il film, e anche la storia, che sembrava surreale (per un momento mi sono sentita costretta a credere che quel tipo fosse davvero un mago o qualcosa del genere!). Ecco, forse la cosa che dai libri non mi sarei aspettata era che Sherlock Holmes e Watson fossero dei bonazzi.
Un altro film che ho guardato è The final cut. Non guardatelo, se vi angosciate facilmente! La storia è veramente allucinante. Non avete mai pensato a come sarebbe se avessimo in testa una telecamera che filma ogni momento della nostra vita a partire dalla nascita attraverso i nostri occhi? Io sì. E guardando questo film ho capito che sarebbe un’angoscia totale.
“La mia felicità sarebbe perfetta, se non fosse la fuggente angoscia di frugarne il segreto per ritrovarla domani e sempre. Ma forse confondo: la mia felicità sta in quest’angoscia. E ancora una volta mi ritorna la speranza che forse domani basterà il ricordo.“ (Cesare Pavese)
Ho odiato più o meno tutto e tutti in questo mese. Conta qualcosa che però non vorrei odiare?
Ho letto L’ospite di Stephenie Meyer. Sì, sì, quella di Twilight. Mi sono resa conto che il suo stile non mi piace tanto, forse perché è un po’ come il mio e quindi mi accorgo troppo dei meccanismi che ci sono sotto. Però quando mi sono appassionata alla storia…basta, lo stile non esisteva più. E ieri sera ho voluto finirlo a tutti i costi: il costo è stato di andare a letto alle 3, ma non avevo minimamente sonno, e non ero stanca anche se avevo i gomiti distrutti (è una posizione difficile da tenere, con il busto). E’ una bella storia, forse un po’ scontata ma neanche tanto. E’ bella, molto più di Twilight. Sarebbe bello che facessero il film, basta che non saltino fuori delle fan bimbominkia!
Mi sto appassionando a Reazione a catena! E’ un programma stupido, e probabilmente sono repliche, ma mi piace un sacco, e poi i campioni di adesso mi stanno simpaticissimi!
Mi sento un’aliena. Non importa quante persone mi dicono che mi vogliono bene (che comunque sono ben poche), non c’entra che io abbia una famiglia, che il mondo possa sembrare bello, che se mi sforzassi potrei migliorare la mia vita. Non conta niente. Io sento sempre di non c’entrare niente. E’ troppo brutta come sensazione.
Ok, direi che basta. Ho scritto un post lungo come un blog intero, ma non mi sento in colpa, tanto so che semmai qualcuno ha aperto la pagina sicuramente non è arrivato fino a qua. Sono veramente noiosa e rompipalle, io per prima non mi sarei letta.
La mia felicità sarebbe perfetta, se non fosse la fuggente angoscia di frugarne il segreto per ritrovarla domani e sempre. Ma forse confondo: la mia felicità sta in quest’angoscia. E ancora una volta mi ritorna la speranza che forse domani basterà il ricordo. (Cesare Pavese)
“Di che parla?” “Di adolescenza. Di amore. Di vita. E di morte.”
Credo sia la miglior mini-recensione che mi sia mai venuta.
Ecco…non voglio spiegare esattamente di cosa parla questo libro. Voglio solo farvi capire come mi sentivo durante la lettura, così vi ricopio quasi integralmente quello che ho scritto nel mio diario durante le brevi pause che ho fatto nelle sole quattro ore che ci ho impiegato a leggere.
ore 9.25
Sto leggendo il libro che ci ha consigliato il prof di religione. L’ho iniziato stanotte perché non avevo voglia di dormire, e ora non riesco più a smettere: sono già a pagina 148, e non ho intenzione di mollare la presa.
…Mi sta venendo voglia di fare questo nella vita: aiutare la gente. Come prof di filo o come non so che, ma AIUTARE. Però prima…dovrei aiutare me stessa. O meglio, LASCIARMI aiutare. Anche se… “Perché voglio che qualcuno mi lanci un salvagente, ma poi non faccio niente per afferrarlo?“
ore 11.00
Questo libro ha il sapore di una canzone, di quelle che ascolti a basso volume nella calma, e sono piene di speranza e malinconia allo stesso tempo, e automaticamente ti sembra di essere su un treno a guardare il mondo scorrere fuori dal finestrino.
E sono canzoni d’amore, un po’, perché è l’amore quello che dà vita, e il BISOGNO d’amore, anche se quando si è incazzati non si riesce a capirlo.
Well, hell is close, and heaven’s out of reach. I ain’t givin’ up quite yet, I’ve got too much to lose.
È passare dall’emozione alla pratica che sarà una fregatura.
ore 11.55
Ci sono momenti in cui un libro, come una canzone, ti prende proprio quando sei più fragile e instabile: è allora che inizi a piangere. Fosse una lacrimuccia solitaria o una pioggia di lacrime, hai trovato la valvola, e l’hai aperta.
E…vorresti cambiare tutto il tuo modo di vedere e vivere la vita fin da SUBITO. Ma non è facile.
Adesso vorrei stare da sola, e non potere mi infastidisce…
ore 12.00
Ecco, quello che mi preoccupa è che libri come questo mi fanno l’effetto sbagliato: vorrei eclissarmi in una storia altrui, perché soffrire in prima persona fa davvero male, e mi viene quasi da odiare la realtà per non essere quella che ho conosciuto tra quelle pagine bianche ricoperte di parole.
ore 13.00
Ci sono anche lacrime che bagnano un istante che sembra un nuovo inizio, un impulso che nasce da non si sa bene dove e ridona luce agli occhi.
Sono lacrime un po’ dolci un po’ amare.
Argh, non ho studiato. Poco male, non le considero sprecate queste quattro ore.
Va be, che adoro la filosofia ormai mi sembra abbastanza evidente. Chi non l’ha capito probabilmente ogni volta che legge questo blog è pesantemente ubriaco.
Comunque.
Il fatto è…che…insomma, come spiegare…io non voglio che mi piaccia la filosofia. Cioè cazzo, non voglio!
Mi crea soltanto delle inquietudini, che però non riesco a chiamare inutili, perché so in qualche modo che non sono inutili.
Però…ecco, diciamo che non è molto bello che ogni filosofo che studio abbia il potere di modificare il mio umore e le mie scelte.
Prendiamo Berkeley. In realtà a scuola non lo facciamo, ma nel libro che sto leggendo, “Il mondo di Sofia”, mi sembra proprio di aver intuito che ha un ruolo fondamentale. Insomma, sto qua sostiene che tutto ciò che esiste esiste solo nel momento in cui lo percepiamo. Come dire, io ora vedo un albero e appena giro l’angolo probabilmente non esiste più. Esse est percipi.
Oppure Hume. Di lui mi ha colpito il suo ragionamento riguardo i rapporti di causa-effetto. In pratica lui dice che i rapporti di causa-effetto sono una cazzata assoluta, non esistono! E allora perché noi li percepiamo in modo così evidente? Perché se facciamo rotolare una palla da biliardo verso l’altra ci sentiamo così sicuri che si scontreranno e che anche l’altra comincerà a rotolare? Il problema è la nostra abitudine. Siccome noi abbiamo l’esperienza che inpassato a un fatto A è seguito nel tempo un fatto B riteniamo che succederà così sempre. E perché invece non potrebbe succedere che le due palline scontrandosi rimangano immobili? Perché?? La verità è che l’uomo sente il bisogno di trovare nel mondo quella costanza e quella regolarità che forse dopo tutto non ha, ne sente il bisogno per una sua sicurezza, per sapere che può dominare la realtà, che può fare dei progetti senza che essi vengano spazzati via miseramente da una pura casualità. Ma la mente non è onnipotente.
Oddioooooo basta non ci voglio più pensareeeeee
Lo so, è ovvio, chi ha seguito il filo del mio “discorso” sicuramente mi ha presa per pazza. Be, se questo post non è contestualizzato queste persone non hanno tutti i torti.
Ma boh, è un periodo che ogni minima cosa mi crea una catena di pensieri infinita.
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