Ebbene, è giunto il momento.
Vi racconto (più o meno in sintesi) i miei sviluppi amorosi degli ultimi tempi. La risultante è 0. Però in mezzo sono successe delle cose.
Ho conosciuto un ragazzo. A Düsseldorf. Checcifacevo a Düsseldorf? Sono andata a una specie di pellegrinaggio che praticamente è durato un giorno solo, eliminando le 14+14 ore di pullman. Il 28 maggio mattina prestissimo siamo partiti: eravamo un intero pullman di ragazzi, quasi tutti della mia parrocchia, ma alcuni (tra cui lui) venivano da altre parrocchie della diocesi. Io credo di averlo notato subito, lui. Cioè, non notato notato in senso stretto, però ce l’avevo presente come “personaggio”. Credo di averlo notato soprattutto perché: a) ha portato la chitarra ma anche guardando gli altri non beccava un accordo, il che mi faceva ridere, mentre io con la chitarra facevo la figa perché capto tutti gli accordi a orecchio; b) fuma le Lucky Strike rosse come me; c) era decisamente l’unico decente – e un po’ più che decente – tra i pochi ragazzi della sua parrocchia. Però per tutto il primo giorno non ci siamo cagati di striscio, e probabilmente lui nemmeno mi aveva vista.
Secondo giorno. Abbiamo fatto un po’ di cose fino al primo pomeriggio e poi siamo risaliti in pullman una mezz’ora per andare al luogo dell’incontro per cui eravamo a Düsseldorf. Ecco, lì io ho cominciato a lamentare il mal di schiena. Stavo veramente male, non mi ero portata dietro il busto (e invece dovevo metterlo 16 ore al giorno) e la mattina ero stata tutto il tempo – o quasi – in piedi con lo zaino in spalla, a correre in giro e a fare un sacco di cose che per una con la mia schiena non vanno bene. Così, senza pensarci. E in più avevo l’influenza, avevo freddissimo poi caldissimo, ed ero al primo giorno del ciclo. Che scriteriata. Be, insomma, lui credo che mi abbia notato a quel punto: aveva cambiato di posto e per caso si era trovato molto più vicino a me di prima, io stavo parlando della mia schiena e del busto eccetera con uno che conosco e a un certo punto giro gli occhi e vedo lui che mi fissa. Ma mai avrei pensato.
Il luogo dell’incontro era uno stadio, Esprit Arena mi sembra si chiamasse. C’era un sacco di gente negli spalti ma molta gente era seduta per terra, noi ad esempio. Una vera tortura per la mia schiena. Io non me n’ero neanche accorta, ma lui e dei suoi amici erano finiti vicino a me. E siccome io ho sempre l’istinto di commentare tutto, quando vedo una cosa che mi fa ridere devo dirla al vicino, e in quel caso il vicino era lui. Ma mica mi piaceva. Ci ho scambiato quelle due battute perché era vicino a me, tutto qui. Dopodiché lui mi fa: «Come mai non ci siamo ancora presentati? Io sono R.». «Piacere, Ester.». E fin qua. Poi va a prendersi da bere, per prendersi da bere c’era da fare una trafila allucinante, io con la mia schiena non sarei sopravvissuta. Quand’è tornato: «Ciao, ti sono mancato?» (sì, lo so che è una cosa un po’ stucchevole, ma io stavo cominciando a fare un pensierino su di lui e quindi mi faceva fin troppo piacere) e io «È acqua quella?!?!» e lui «No, era coca. Cavoli, ma se me lo dicevi te la portavo io l’acqua». E io: «No, no, figurati, tranquillo…» (oddio, ci sta provando, forse, sì, ci sta provando, mica si è presentato con nessun altro, e poi…oh, cazzo, continua a fissarmi, wow, ed è così gentile, e non lo so, cazzo, che bello, non ci posso credere, adesso Ester basta farti dei castelli, però cazzo, sarebbe bello se ci stesse provando per davvero, lui ha un anno in meno ma davvero non me ne frega, sarebbe una figata se ci stesse provando, negli ultimi tempi è vero che ci ha provato con me troppa gente per i miei standard, ma erano tutti degli sfigati e nessuno mi è mai piaciuto per davvero, a parte, be…P. – il mio compagno di classe -, lui sì, ma ormai è acqua passata, la scuola sta per finire, io e lui non ci rivolgiamo nemmeno più la parola, però cazzo, se R. ci sta provando…wowww, per una volta ci prova uno con cui ci starei! …eccetera. Vi risparmio la parte in cui vedo il nostro primo bacio, la nostra prima volta, il nostro matrimonio, i nostri bei bambini, la nostra vecchiaia insieme, sempre fantasticamente innamorati.)
Dopo questa buona premessa, sorge un problema. Cerco di spiegarvelo, anche se credo sarà un po’ difficile. Praticamente questo incontro era un incontro dei giovani del Cammino Neocatecumenale (magari vi sembrerà qualcosa di molto inquietante e tendente ad essere una setta, ma tranquilli, non la è, non sono una fanatica o cose del genere) con il fondatore di questo Cammino, Kiko Argüello. A questi incontri, a cui partecipa gente da tutto il mondo visto che il Cammino è quasi in tutto il mondo, si fanno sempre delle chiamate vocazionali. Queste non se l’è inventate Kiko, fanno parte della tradizione della Chiesa, e sono come un invito ai giovani (ma anche agli eventuali meno giovani presenti) che vogliono rispondere alla chiamata di Dio (nella fattispecie, chiamata a farsi prete per i ragazzi o a farsi suora per le ragazze) ad alzarsi. Il problema è che lui si è alzato. Lui è andato insieme a tanti altri ragazzi lì davanti a farsi benedire.
E in quel momento…CRAAAASSSSHHHH! Il castello che avevo appena finito di costruire ha fatto un rumore allucinante quando è crollato. Dopo ho scoperto che le persone che si alzano non vogliono necessariamente farsi preti/suore, la chiamata può essere anche una chiamata molto più generale. Be, in realtà dopo ho scoperto anche che la sua era un’alzata abbastanza fasulla, perché mi ha detto che quando è tornato a posto ha guardato subito me per vedere la mia reazione. Ma in quel momento non sapevo niente di tutto ciò, mi sentivo solo una stupida per aver creduto che R. ci stesse provando con me, così me ne sono stata con la testa sulle ginocchia e non ho più guardato nessuno.
Per il resto del viaggio sono stata depressa, perché non volevo tornare a casa e poi anche e soprattutto…be, per questo. L’unico momento in cui ho drizzato le antenne è stato verso l’1.30 (abbiamo viaggiato dalle 20 del 29 maggio alle 11 del 31), quando tutti erano più di là che di qua, ma non io, perché a me era venuta la nausea e inoltre io non dormo praticamente mai sul pullman: ho drizzato le antenne perché R. è stato tra quelli che ha voluto dare la sua esperienza del pellegrinaggio lampo, ha preso il microfono e ha detto un sacco di cose che io ho ascoltato attentamente fissandolo, una di queste cose era che «cioèèè, io in praticaaa…c’avevo la trombamica, ed ero il classico che si vantava “Io sono andato con quella, con quella, con quellaaa…”»…non per niente da allora è conosciuto tra quelli della mia parrocchia che sono venuti a Düsseldorf come “il trombamico”. Ah ok, bella persona, direte voi.
Tornata a casa ero stravolta e stavo fisicamente malissimo, ma alla sera ho trovato la forza di volontà per riiscrivermi a Facebook. Per aggiungere R. E l’ho aggiunto la sera dopo.
Nei giorni successivi si è svolto tutto molto velocemente. La sera dopo lui mi ha accettato la richiesta di amicizia, e più guardavo il suo profilo più mi sentivo scoraggiata. La sera dopo ancora, ovvero giovedì 2 giugno, lui a sorpresa mi ha scritto in chat, abbiamo cominciato a conoscerci, abbiamo parlato un po’ di tutto, lui era tanto simpatico e gentile, e alla fine mi ha chiesto il mio numero di cellulare, il che mi ha fatto schizzare al settimo cielo. Non sono mai stata felice come sono stata per quasi tutta la settimana seguente. Venerdì mi ha subito mandato un sms, alla mattina, mentre ero a scuola, il che era la cosa migliore che mi potesse capitare, soprattutto con tutto quello stress che c’era in giro a scuola con la maturità a un palmo di naso. Mi ha fatto tanto tanto piacere. E tra l’altro ho scoperto che è un fan di How I met your mother, il mio telefilm preferito, che quasi nessuno dei miei amici si fila, e ogni tanto lo citava, il che veramente mi ha fatto sbarellare. Mi ci vuole poco a prendermi una cotta pesante. E lui era così carino che non ce l’ho proprio fatta a resistere, continuava a mandarmi messaggi, no, non è che mi stesse addosso, ma mi scriveva sempre la sera e la mattina, e sabato già mi ha chiesto di uscire. Ok, forse è stato un po’ avventato, ma per me è stato meglio così, sia il mio che il suo interesse era evidente, e io non avevo un moroso da quattro anni. Sono stata contenta che lui andasse così di fretta.
Lunedì sera dovevamo vederci perché si era organizzata una cena con tutti quelli che erano venuti in Germania. Lui non vedeva l’ora, io pure. Alla fine lui non è potuto venire, me l’ha detto all’ultimissimo minuto, io ero in ansia da due giorni e non stavo più nella pelle e mi ero messa tutta in tiro, ma…lui è dovuto stare a casa a curare i suoi fratelli. Il che volendo da una parte è anche una cosa tenerellina, perché potevamo capirci anche in campo familiare (lui ha quattro fratelli di cui due più piccoli di lui e io ho sei su sei fratelli più piccoli di me). Non me la sono presa, solo che la mia ansia si è dissolta nel nulla e io faccio un po’ fatica ad affrontare situazioni così, sapete, quando aspetti da giorni o anche solo da ore una cosa molto probabilmente bella e comunque importante e ti stai cagando in mano e guardi l’orologio ogni due minuti e ti prepari al meglio e poi alla fine…niente.
Ci siamo visti mercoledì. Tra l’altro mi aveva detto che sarebbe sceso lui, ma alla fine sono dovuta andare io in quel paesino in culo ai lupi dove abita. Ero impanicata perché sapevo che avrei sbagliato pullman, ma quasi quasi me lo auguravo, perché io quando le cose diventano troppo reali mi spavento. Finché erano messaggini ok, ci stava, non era nulla di troppo impegnativo, ma vedersi…AIUTO. Invece non solo non ho sbagliato pullman, ma è andato tutto alla perfezione. Non mi ero fatta nessuna aspettativa, ma anche se me ne fossi fatte…quelle tre ore le avrebbero di gran lunga superate. Anche lui continuava a ripetermi che era contentissimo, che nemmeno lui ci credeva che una ragazza bella, intelligente, brava, simpatica come me fosse uscita con un locco come lui, mi ha promesso che le altre volte sarebbe venuto lui da me invece che il contrario. Credeva di essere più preso di me. In effetti all’inizio era così, ma poi la situazione si è ribaltata. Chi ama di più è il sottomesso, e deve soffrire, lo diceva anche il buon vecchio Thomas Mann in Tonio Kröger, ed è vero. Da quando mi sono resa conto che ero io la più interessata tra i due – e questo non significa che lui fosse poco interessato, semplicemente io avevo cominciato a sentirmi davvero coinvolta -, le cose sono peggiorate.
Pochi giorni dopo si sposava sua sorella, e quindi io l’ho lasciato stare, sapevo che era occupato. Ma anche dopo il matrimonio si è fatto sentire sempre meno. Io ero ossessivamente in ansia, coerentemente con il mio carattere, ma non gli scrivevo, non volevo rischiare di stargli addosso o cose del genere. Però ero inquieta, mi pareva quantomeno strano che, se prima mi mandava anche una decina di messaggi ogni giorno, adesso me ne mandava uno molto anonimo, o neanche. E così ho aspettato fino al mercoledì dopo e gli ho chiesto solo se era ancora dell’idea di uscire con me. E lui: «Rilassati mi piaci ancora»; a quanto pare gli era andato a puttane il cellulare. Ah ok. Be, deboluccia come giustificazione. Ma per quella sera mi è bastata, ho fatto un bel sorriso, mi sono divertita – ero alla pizzata di classe – e non mi sono più fatta domande.
Ma dopo ho dovuto ricominciare a farmele. Altri tre giorni non si è fatto vivo, sabato sera l’ho chiamato ma lui aveva il cellulare spento, e domenica…domenica 19, era…mi ha scritto un messaggio su Facebook, dicendo che tra noi per ora non può ancora funzionare, perché lui non ha ancora messo la testa a posta, ha detto che gli dispiace, che me l’ha detto appena l’ha capito (DIECI GIORNI DOPO CHE CI SIAMO VISTI?!) perché non mi meritavo una bastardata.
E così, tutto finito. Ci ho pianto tutta la sera, poi mi sono fatta coraggio e tre giorni dopo sono andata a testa alta a fare la prima prova della maturità, e poi la seconda, la terza, la quarta, l’orale. E ho preso CENTO E LODE, in barba a quello stronzetto.
No, be, a parte questo. Lui mi piace ancora, è una cazzata, lo so. In questi giorni continuo a sognarlo. E fra poco tempo è il suo compleanno. Mi manca un sacco. Anche se l’ho visto due volte in vita mia. Sono stata talmente bene quel pomeriggio che…non lo so, continuo a ripassare tutto, ad analizzare ogni dettaglio per capire se ho fatto qualcosa di sbagliato, o se un qualche gesto o parola lasci presupporre che potrebbe nascere qualcosa lo stesso. Direi qualcosa tipo “IO NON MOLLO.”, ma il problema è che abitiamo a mezz’ora di pullman di distanza e io non posso fare un giro a vuoto fino a là, non so nemmeno dove abita, non ci rivedremo probabilmente mai, no, be, non è detto, però non sarà facile rivederci, non è la classica persona che potrei incontrare per caso perché gira dalle mie parti. Per cui immagino che prima o poi dovrò mollare.
Ma ci vorrebbe un chiodo. Un altro chiodo che scacci questo chiodo. Sono fatta così, io.
(Ok, non sono stata sintetica proprio per niente, ma calcolate che potevo fare di peggio, non so cosa farci se i miei post sono dei pacchi, tanto non li legge nessuno comunque.)